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La povertà non si combatte per categorie

L’introduzione di un reddito minimo per gli ultra-cinquantacinquenni in condizioni di povertà, suggerita dal presidente dell’Inps, rischia di frammentare ulteriormente il welfare italiano. Servirebbe esattamente il contrario: una misura universalistica di sostegno al reddito dei poveri assoluti.

Una nuova categoria di poveri meritevoli?
Nell’intervista rilasciata a La Repubblica il 14 aprile, il presidente dell’Inps torna su una proposta che aveva già avanzato prima del suo nuovo incarico: l’introduzione di un reddito minimo per gli over cinquantacinquenni che si trovano in povertà.
Mentre altre idee avanzate da Tito Boeri, quali la reintroduzione di una flessibilità nell’età al pensionamento e il possibile ricalcolo con il metodo contributivo delle pensioni molto alte, mi trovano pienamente d’accordo, questa mi lascia francamente sconcertata. Condivido il giudizio di Boeri che molti ultra-cinquantenni che hanno perso il lavoro si trovano oggi privi sia di reddito sia della possibilità realistica di trovare una nuova occupazione, e tuttavia devono aspettare diversi anni prima di ottenere la pensione che hanno eventualmente maturata, senza poter fruire di quella sociale destinata agli anziani poveri ultra-sessantacinquenni. Ma perché creare una ennesima categoria di “poveri meritevoli”, che si aggiunge a quella, appunto, degli ultra-sessantacinquenni e degli invalidi civili totali e, in base al decreto di riforma degli ammortizzatori sociali, dei disoccupati poveri che hanno perso il diritto alla Naspi, ovvero all’indennità di disoccupazione? Perché entrare nella competizione su chi sono i poveri “più meritevoli” che sembra essersi scatenata all’annuncio del cosiddetto tesoretto (posto che non sia un miraggio)? Sarebbe piuttosto ora di provvedere a introdurre finalmente nel nostro paese una misura per tutti i soggetti che si trovano in povertà, a prescindere dalla categoria più o meno fittizia cui appartengono, un obiettivo che in passato sembrava stare a cuore anche a Boeri.
Il categorialismo spinto del sistema di welfare italiano ha finora prodotto solo frammenti più o meno idiosincrasici di misure contro la povertà, frammenti che lasciano prive di protezione moltissime famiglie e persone, a cominciare dai minori (oltre un milione e mezzo in condizione di povertà assoluta). Perché gli ultra-cinquantenni sono più meritevoli dei minorenni, o dei genitori privi di mezzi che si arrabattano a tirar su i figli, o dei giovani e adulti soli che non riescono a trovare un lavoro?
Le differenze tra poveri si possono fare sul piano delle misure di accompagnamento e delle condizionalità imposte per ricevere sostegno economico, non su quello dell’accesso al sostegno stesso. Così, a un ultra-cinquantacinquenne a bassa qualifica forse sarà inutile imporre di tornare in formazione e invece gli si potrà chiedere di utilizzare in altro modo, a favore della sua comunità, il suo tempo e le sue competenze; mentre a una persona più giovane sarà chiesto di impegnarsi nel trovare un lavoro, eventualmente, se necessario, anche migliorando le proprie competenze. A un genitore si potrà chiedere non solo di impegnarsi a trovare un lavoro e a migliorare le proprie competenze, ma anche a fare in modo che i figli vadano a scuola e studino regolarmente. E così via.
Serve una misura universalistica
Invece di produrre un ennesimo frammento di politica categoriale sarebbe opportuno raccogliere tutti i provvedimenti di questo tipo, e i fondi – nazionali e europei – a essi dedicati, per mettere a regime una misura non categoriale, ma universalistica di sostegno al reddito dei poveri assoluti, ovvero di coloro che non riescono a consumare un paniere di beni essenziali: sono circa sei milioni di persone, pari a circa due milioni di famiglie.
Una misura del genere sarebbe più equa e con effetti benefici sia sulle persone coinvolte sia sui consumi, anche se le risorse i fondi non fossero sufficienti a colmare tutta la distanza tra il reddito delle famiglie in povertà assoluta e la soglia, ma solo una parte sostanziosa. A suo tempo, la commissione Guerra aveva stimato che per mettere a regime il Sia – il sostegno all’inclusione attiva – con importi significativi, anche se ridotti rispetto alla soglia della povertà assoluta (variabile a seconda della composizione delle famiglie), si poteva iniziare con circa un miliardo e mezzo. Una cifra non dissimile da quella stimata dalla Alleanza contro la povertà per introdurre una versione ridotta del Reis, reddito di inclusione sociale (misura analoga al Sia), come segnalato proprio su questo sito da Massimo Baldini e Ugo Trivellato.
Certo, si darebbe molto meno di quanto ipotizzato in alcune proposte di legge, ma non di quanto viene dato, ad esempio, in Germania o in Inghilterra (300-400 euro mensili massimi per una persona sola, più eventuali integrazioni per i costi abitativi). Allo stesso tempo, si romperebbe la visione categoriale che nel nostro paese, non solo frammenta i poveri, ma crea diritti acquisiti che a loro volta rendono difficili le riforme che sarebbero necessarie dal punto di vista dell’universalismo e dell’equità. Un punto di vista che mi sembrava condiviso anche dal Prof. Boeri Boeri.

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19 commenti

  1. Giovanni Teofilatto

    La diffusione di merci conto perdita è miglioramento del potere di acquisto della domanda. Quindi un sostegno all’industria privata è condizione necessaria e sufficiente contro la povertà.

  2. Il reddito di cittadinanza dovrà essere attuato e diventare un diritto universale dal momento che le tecnologie e l’informatica hanno sostituito e sempre più rimpiazzeranno il lavoro svolto da operai e impiegati. Chi non comprende l’urgenza di introdurre il RDC sarà condannato dalla storia e dai propri figli.

    • Sertin

      Ma perchè insistere su un redditto scollegato dal lavoro? la soluzione è solo nel lavoro minimo garantitio, perfettamente costituzionale e sulla scia dei lavori socilamenti utili migliorati ovviamente per quanto riguarda la loro effettiva utilità, possibilmente per i più giovani e/o volenterosi
      abbinarci corsi validi di riqaulificazione professionale (in tal caso sì, pagarli solo per studiare senza quasi dare nulla in cambio di lavoro socialmente utile).
      Bisogna essere realistici.

      • Per essere realisti bisogna prima dover ammettere che le tecnologie e l’informatica hanno rimpiazzato il lavoro che occupavano operai e impiegati, oggi milioni di persone si trovano senza reddito. A causa della mancata lungimiranza della classe dirigente, che per la verità è ancora legata al dogma del lavoro, si è perso tempo nel cercare illusorie soluzioni riparatorie in qualcosa che non può tornare a essere come prima. Il lavoro così come è stato fino agli anni ’90 è superato e prima ce ne renderemo conto prima eviteremo disordini sociali. Dobbiamo istituire (progressivamente) il reddito di cittadinanza come diritto universale e ritenerci eredi dell’ingegno per aver immaginato, cercato e poi trovato soluzioni contro la fatica fisica, invenzioni cui parteciparono uomini geniali trapassati da qualche tempo.

  3. Concordo con Giusi Romano, tenendo presente che RDC non è la proposta dei 5 stelle.
    La proposta di Boeri ha un senso e non è cosi disprezzabile anche se va contro l’art. 3 cost.
    Ma anche i bonus, fiscali, 80 euro e compagnia sono incostituzionali. Quando se ne accorgerà la Consulta!
    Il Reis è a mio avviso la proposta più truffaldina…

    • Claudio

      Secondo lei sono costituzionali i sussidi al settore volo che pongono a carico della collettività l’elargizione di sussidi abnormi ad un unica categoria di lavoratori?

      • Non sono costituzionali, mi sembra ovvio, ma il sistema vive di clientele. Occorre cominciare a chiedersi cosa fare prima che il sistema vada in pezzi.

  4. L’articolo mi sembra molto carente sul calcolo dei costi e il reperimento delle risorse. Un miliardo e mezzo per sei milioni di persone siignifica 250 euro a testa, molto meno che in Germania e Inghilterra. Inoltre deve essere calcolato che se una famiglia di 4-5 persone potrebbe faticare, e molto, con 1500 euro, un single con meno di mille resterebbe povero assoluto. Rifarei i conti, poi parlerei di come trovare le risorse, e infine potremmo ridiscuterne.

    • damarc

      I conti sono da rifare di sicuro anche perché con 1,5 miliardi si danno sì 250 Euro a persona, ma all’ANNO non al mese. Ho l’impressione che si faccia solo del populismo inutile.

      • In effetti ho considerato quelle cifre come “mensili”; avrei fatto meglio a calcolare i costi annuali, più rilevanti: 18 miliardi (con la tredicesima 19,5) per dare 250 euro al mese a testa a 6 milioni di persone. E con quella cifra non uscirebbero certo dalla povertà assoluta. Di assoluto vedo anche l’irresponsabilità di dare un sussidio ai giovani invece di avviarli al lavoro o allo studio.

  5. Claudio

    LEI risponde alle parole sensate e giuste del presidente INPS scrivendo che la povertà non si combatte per CATEGORIE e la proposta la lascia SCONCERTATA!
    Mi creda sono sconcertato io a leggerla! Le chiedo ha mai provato a campare con NULLA facendo fondo ai pochi euro messi da parte durante 30 anni di lavoro? Ho una casa, un’auto e qualche euro da parte, ma sono senza e ho 58 anni con 30 anni di contributi, non trovo lavoro! SONO RICCO? Devo suicidarmi dalla felicità? Cosa intende per povertà assoluta? Quella a cui non devono incorrere i piloti Alitalia con 20.000 euro al mese di cassa integrazione?
    Ho 58 anni, non mi hanno rinnovato il contratto da COCOPRO a fine 2012 e pur avendo pagato contributi per 5 anni non ho avuto la possibilità di accedere a nessun sussidio ZERO, da allora CAMPO con quel poco che ho messo da parte e l’aiuto della mia compagna. Eppure non sono POVERO, non voglio essere chiamato povero e non andrei mai a chiedere alcunchè a nessuno, non vado alla caritas e non dormo per strada. Smettetela di chiamarci poveri, siamo persone con la nostra dignità, desideriamo solo quello che ci spetta con i nostri contributi versati fossero anche 100 euro al mese! Io ne ho almeno trenta di tre divesi tipi, nella mia situazione ci sono tante persone che hanno tonnellate di dignità e soffrono in silenzio! Questo paese è iniquo, ingiusto! Sento parlare di “poveri” da gente che non ne è degna! Spero infine che Il Sig. BOERI vada avanti nel suo progetto di grande civiltà!

  6. Claudio

    PS: non sono contro un intervento universale, incominciamo a trovare i soldi dalle pensioni oltre un certo limite, dai costi delle politica, e dai dirigenti statali che a mio avviso hanno stipendi abnormi.

  7. TOMMASO ATTINA'

    Condivido in toto l’articolo. stabilito un importo compatibile con le codizioni del paese tutti hanno diritto ad averlo ultacinquantenni o diciotteni che hanno finito la scuola piu’ si divide piu’ si alimentano storture, clientelismi ed inefficienze

    • Claudio

      Concordo con lei sull’universalitá. Sugli importi, comunque, farei riferimento ai contributi versati e carichi di famiglia.

  8. giuseppe

    Con la legge Fornero e le recenti riforme del mercato del lavoro, un lavoratore con più di 50 anni può trovarsi disoccupato senza la possibilità concreta di trovare un’occupazione. A mio avviso, questo problema può essere risolto con strumenti di questo tipo: (i) riservare i posti di lavoro poco faticosi (ad esempio, bidelli, portieri, uscieri, …) ai lavoratori con più di 55 anni, (ii) consentire dopo i 60 anni pensioni di anzianità calcolate con il contributivo maturato fino a quel momento, tenuto conto dell’aspettative di vita, e (ii) potenziare i servizi per l’impiego.

  9. Bruno Jimenez

    Non sono d’accordo con la logica dell’articolo. Il sussidio universale per i poveri sa molto di ideologico e buonista.
    Ma in una pese fondamentalmente marcio come l’Italia, e’ garantito che fatta la legge ci ritroveremmo entro pochi mesi con milioni di finti poveri certificati. E con 1,5 miliardi non si andrebbe da nessuna parte. Ma una volta che questi diritti saranno “acquisiti”, e con milioni pronti a scendere in piazza e destbilizzare governi a chi osasse toccare queste pensioni, quale governo sarebbe mai in grado di eliminare il sussidio? Sarebbe un vaso di Pandora che l’italia non puo permettersi di aprire.
    Oltretutto, e’ la logica dell’articolo che fa acqua: se e’ sbagliato assaltare la diligenza per accaparrarsi il tesoretto per l’ennesima legge assitenzialista… invece… si propone una legge assitenzialista (universale) che costi tre volte di piu?

    • Jack

      Allora tutta l’Europa è assistenzialista universale, tranne l’Italia.

      • Bruno Jimenez

        Non ho detto che la misura sia sbagliata di per se.
        Probabilmente, entro 10 o 20 anni tutti i paesi avanzati avranno qualche forma di assistenza universale in funziona enti-poverta.
        Il problema e’, da una parte, che l’Italia semplicemente non ha i soldi per questo sussidio: da una parte ha priorita ben piu urgenti (scuole che crollano, produzione industriale a picco, bassa competitivita, collasso idrogeologico, etc…), dall’altra tutti sanno che la platea degli aventi diritto si moltiplicherebbe in maniera esponenziale. Siamo sempre in Italia…
        Un bel sogno nel cassetto… ma meglio riparlarne fra 10 anni…

  10. Jack

    Concordo, anzi concorderei con questo articolo. Però mi sembra di “subodorare” qualcosa che non mi piace, e chissà se avrò il piacere di leggere un chiarimento direttamente dall’autrice dell’articolo. . Io per esempio sono disoccupato e sono costretto a stare con i genitori, ancora, a 31 anni, se voglio avere un letto dove dormire. Non posso diventare single , perché come qualcuno saprà per cambiare residenza si deve avere un’altra casa dove andare, cosa che non ho, così come non ho i soldi per l’affitto di un’ eventuale singola stanza , che comunque non mi affitterebbero in quanto disoccupato. Mio padre , dopo 36 anni di lavoro prende una buona pensione sui 1500. Ma ha fatto debiti, cosa di cui è responsabile lui , non certo io ( non c’era bisogno di dirlo, ma lo chiarisco questo così dopo si capisce meglio il mio discorso, e aggiungo, per chiarezza, che nel nucleo familiare c’è anche mia madre ) e quei soldi adesso , tra banche e finanziarie si riducono a meno di 900. Ergo, io personalmente sono bloccato, al momento, e comunque , visto che manca un sussidio di disoccupazione universale o reddito minimo garantito , legato all’accettazione di posti di lavoro e alla frequenza di corsi di riqualificazione veri come in Europa ( in Italia sono fatti solo per arricchire chi li organizza, non si impara niente e non sono propedeutici a vere proposte di lavoro ) , se voglio affrancarmi e essere indipendente o cercare di farlo, devo chiedere soldi ai genitori .Cosa che , come già detto prima, non hanno, in ogni caso. Io non posso chiederglieli, ma non mi piace nemmeno il fatto che , magari nella stessa situazione mia ( ma con il padre che prende una pensione netta reale di 1500 + o – ) , un’altra persona debba chiederli e subire la volontà dei genitori se vogliono essere indipendenti. E se i genitori non vogliono darglieli , anche se ce l’hanno ? E se glieli danno , bisogna sempre chiedere “grazie” e sottostare in qualche modo , perché si è in debito, se non finanziario visto che sono i genitori, quantomeno morale.
    Non mi posso mantenere niente come potete ben capire , e certamente non vivo nel lusso e sono in una situazione frustrante sotto tutti i punti di vista. Tutto questo l’ho scritto perché vorrei chiedere : io e quelli in una situazione simile alla mia risulteremmo ricchi per la signora Saraceno ? Per lo Stato italiano sì, visto che , da ovvia tradizione paternalistica , conta per prima cosa il nucleo familiare, anzi , forse risulto ricco e “bamboccione”. Perché si deve combattere la povertà e l’esclusione sociale e partendo dai più indigenti degli indigenti, ovviamente, ma la povertà e l’esclusione di tutti quelli veramente che lo sono . In Germania a uno nella mia situazione intanto gli danno il sussidio e lo formano, e se vuole essere indipendente , al disoccupato pagano l’affitto e parte delle bollette.

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