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  1. Jack Rispondi
    Rispondendo a Michela ( che ha ragione al 100%) : Non sbagli affatto. Ma basti vedere che tra i promotori di questo REIS c'è l'ACLI. Non gliene frega niente dell'universalità e della giustizia sociale , conta " la famiglia" cristiana... poi se effettivamente i genitori prendono la pensione e il figlio/a è disoccupato ed è costretto a stare a casa , non gliene frega niente. Magari i genitori prendono la pensione ma sono troppo ricchi per ricevere sussidi ma troppo poveri ( o hanno fatto debiti di cui i figli non sono responsabili ) affinché diano soldi al figlio/a per pagarsi un monolocale per diventare "single". E non solo : anche se ce l'hanno i soldi i genitori, glieli si deve sempre chiedere e quindi essere sempre in una condizione da "sottoposti". E certamente Acli e compagnia bella non vuole che questo finisca, non vuole che i figli , anche 30-40enni costretti a casa, si affranchino, assolutamente no. Per non parlare della differenza single/sposati : il single ha forse meno diritto di avere un reddito ? Evidentemente si , per Acli e simili. E come hai detto, se sei disoccupato e hai figli, allora ti darebbero il reis, se sei disoccupato e sei costretto dai genitori, non ti darebbero niente. Poi ovvio, anche io sono in questa situazione da "limbo", ma riconosco che se si devono fare passi graduali bisogna partire da quelli che proprio fanno la fame ( ma veramente , no che magari risultano disoccupati con figli e poi lavorano in nero e prendono 2000€) .... , ma con l'obiettivo di arrivare all'universalità. E certamente l'universalità e la giustizia sociale non possono venire dalla parte politica cattolica, che non vogliono assolutamente tutto questo.
    • Massimo Baldini Rispondi
      Cerco di rispondere a Jack e Michela: non so se ho capito bene il dubbio, comunque nel testo diciamo che tutti i componenti adulti in grado di lavorare devono attivarsi, sempre ovviamente se i posti di lavoro ci sono. Se il figlio disoccupato va a vivere da solo, forma un nucleo a se' e puo' chiedere il Reis, sottoscrivendo anche lui un patto di attivazione con l'ente erogatore. Anche negli altri paesi europei il reddito minimo viene definito sulla base del reddito del nucleo familiare. Grazie per l'attenzione.
      • Jack Rispondi
        Signor Baldini, grazie intanto per la risposta.. Il ragazzo/a costretto dai genitori NON PUO' , da un giorno all'altro, andarsene e mettere, volendo "residenza stazione centrale". Affinché un tizio in questa situazione possa formare un nucleo a sé, deve avere un'altra parte dove andare, non può semplicemente farsi togliere dallo stato di famiglia e diventare single E non mi dica cose odiose del tipo " eh, ma volendo un parente può ospitare per qualche tempo " e cose simili. Si deve avere un'altro posto "fisico" dove andare, e se non si hanno i soldi, certamente non ci si può affittare neanche un monolocale , e quindi non si può diventare single. Il paragone con i paesi europei non calza, perché per es. in Germania al disoccupato pagano l'affitto, e chi è disoccupato e sta con i genitori è praticamente incentivato ad andarsene di casa (e lo può fare). Oltre che , in ogni caso, non è che si fanno distinzioni nell'offerta di lavoro tra disoccupato con figli e quello che sta con i genitori. Quindi mi faccia capire, chi è nel "limbo" e non trova lavoro (e non avrebbe diritto a questo REIS) deve rassegnarsi visto che comunque, un letto e un piatto di pasta lo trova? Non ci siamo, non ci siamo proprio. Faccio ancora i complimenti a Michela perché ha descritto benissimo, con le sue parole, la situazione.
  2. fabbry Rispondi
    Credo che il reddito di Cittadinanza dovrebbe rivolgersi preferibilmente verso gli over 50, essendo coloro che si trovano maggiormente in difficoltà a ricollocarsi in questa crisi economica e sociale.
  3. fabbry Rispondi
    Penso che un reddito di cittadinanza non dovrebbe essere inferiore alla meta' di un stipendio medio (1000/1100 Euro al mese) per essere dignitoso.
  4. pier luigi tossani Rispondi
    assistenzialismo statalizzante, pagato dai soliti contribuenti, mentre il debito pubblico sfonda tutti i record, per cui il presunto "tesoretto" di pochi spiccioli, rispetto ai 2.200 miliardi del debito, è comunque una bufala. Giochi di prestigio di bassa lega, anziché puntare su sussidiarietà e "società partecipativa". Andremo a picco.
    • Paolo Rispondi
      Rispetto alla proposta credo sia importante aggiungere un condizione che riguarda il patrimonio, oltre al reddito. Per esempio, in Svezia, non possedere ricchezza è una condizione necessaria per l'accesso ad un programma con caratteristiche simili a quello proposto.
  5. Paolo Rispondi
    Questo tipo di proposte si può accettare solo se non si trasforma nella scusa per rifiutare lavori "scomodi" e se non diventa un meccanismo per cui chi paga le tasse finanzia il reddito degli evasori totali. E' indispensabile che: 1- il bonus non sia erogato in denaro reale, ma sul modello della social card, spendibile solamente per pagare prodotti e servizi essenziali (alimentari, bollette di luce\acqua\gas, tasse o affitti da versare al proprietario per il tramite dei comuni) 2- che un numero percentualmente importante di percettori del bonus sia sottoposto a sorveglianza per accertare eventuali attività sommerse 3- che siano esclusi a priori coloro che dispongono di patrimoni mobili e\o immobili 4- che il bonus venga perso in caso di rifiuto di una proposta di impiego e non sia riottenibile per un anno almeno dopo un periodo di lavoro inferiore all'anno (per evitare impieghi "di comodo") 5- che contestualmente si metta fine allo scandalo dei lavoratori stagionali che per metà anno vivono a spese del contribuente con l'assegno di disoccupazione e per l'altra metà a spese dell'erario incassando gran parte dello stipendio in nero
  6. Antonio Rispondi
    La regione Basilicata si appresta a varare una misura simile anche grazie alla ridestinazione delle risorse petrolio: http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/politica/734902/Reddito-minimo--via-libera-in.html
  7. Michela Rispondi
    Può essere che io sbagli, ma basare un reddito minimo sul fattore "famiglia" induce a tenere i figli disoccupati a casa coi genitori qualora questi ultimi abbiano reddito da lavoro o di pensione, ritenuto sufficientemente idoneo al mantenimento del nucleo, non preoccupandosi quindi di farsi carico nel provvedere al reinserimento il disoccupato seppur in ricerca attiva e disponibile al lavoro. Non occorre sottolineare che non dovrebbe esserci distinzione tra disoccupato single e disoccupato convivente con la famiglia di origine o coniugato. La piaga è comune per cui anche le soluzioni non dovrebbero essere frammentate o forse è il caso di dire addio all'equità sociale per carenza di risorse?
  8. Giuliano Canavese Rispondi
    Mi domando perché invece di puntare su provvedimenti che, da un lato, incrementano il potere di controllo burocratico dell'Amministrazione ( ed il suo gravame economico ) e, dall'altro incentivano comportamenti scorretti da parte di cittadini 'furbi' e di funzionari 'compiacenti', non si possa puntare almeno una volta sull'imprenditorialità e la capacità d'iniziativa delle persone, favorendo fiscalmente la loro produzione di ricchezza. In sostanza, invece di pensare a suddividere in fette sempre più piccole la torta della ricchezza ricchezza del paese, perché non puntare alla crescita della torta ?
  9. Marco Rispondi
    Le due proposte sono varianti di una stessa formula di imposta negativa: kM - bY dove: M è la soglia di intervento per le famiglie di una sola persona (400 euro il REIS e 780 euro i 5 stelle) k è la scala di equivalenza (OECD modificata per i 5 stelle e ISEE nuova versione per il REIS) b è il tasso di riduzione marginale del beneficio (100% per il REIS e 90% per i 5 stelle) Per attenuare i possibili effetti sull'offerta di lavoro, è opportuno fissare il parametro b ad un livello inferiore a uno, come nella proposta 5 stelle. Per quanto riguarda l'importo, i 400 euro del REIS costituiscono per così dire un limite inferiore di decenza per una politica di contrasto alla povertà degna di questo nome. Al di sotto della linea di povertà assoluta le famiglie non possono permettersi un tenore di vita dignitoso. Per questa ragione il REIS è il meno costoso dei due progetti. Ma proprio per questo, non configura una politica di prevenzione della povertà più grave: si viene aiutati quando si è già in condizioni di estrema indigenza. Per evitare il cronicizzarsi del fenomeno, sarebbe meglio intervenire prima che una famiglia sia diventata gravemente povera, cioè stabilire una soglia di intervento (e un sussidio corrispondente) più alta, anche se non di molto, della linea di povertà assoluta, come propongono i 5 stelle. Come ricordano gli autori, il numero dei poveri assoluti è più che raddoppiato dal 2007 al 2013. Il costo totale è verosimilmente molto inferiore in tempi normali.