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  1. Paolo Beria Rispondi
    @ClaudioBrenna Buongiorno e grazie per il commento. Sebbene non ne parliamo in dettaglio, effettivamente nulla osta a privatizzare l'incumbent su sottomercati in perdita. Io sono convinto del fatto che almeno parte dei treni del servizio universale di LP, se prodotti ad un costo anche marginalmente inferiore, potrebbero non essere in perdita. E, in ogni caso, rimane sempre l'opzione del contratto di servizio in gara. @Sergio Naturalmente il "come" è fondamentale in un processo di privatizzazione, anche più del "cosa". Mantenere pubblica la rete non significa x forza mantenere pubblica la parte inefficiente, ma quella meno contendibile. @Guido Il sistema inglese è appunto in corso di revisione rispetto all'assetto attuale. L'ipotesi è di riportare la manutenzione delle linee ai soggetti concessionari che effettuano il servizio regionale (non la proprietà). Le tariffe, invece, in buona parte dipendono dalle politiche definite dai concedenti e non direttamente dal livello di efficienza del produttore. Credo che in Italia non si sceglierebbe comunque di liberalizzare i livelli tariffari regionali nè di eliminare i sussidi.
  2. Claudio Brenna Rispondi
    Concordo con la tesi degli autori ma pongo un'ulteriore questione. Noto che in tutti gli articoli sul tema si tende ad escludere o a non trattare l'opzione di privatizzare anche la parte di società che svolge servizi non a mercato. Pare che nulla osti - da un punto di dell'ottimo regolatorio e di struttura del mercato, oltre che di fattibilità finanziaria e rapidità delle procedure - alla privatizzazione (anche totale) dell'intera Trenitalia SpA. Essa, infatti, è una società come tante altre che traggono parte dei ricavi da attività esercite in regime di libero mercato, e parte dei ricavi da attività regolate e sottoposte a OSP attraverso un normale Contratto di Servizio. Che differenza c'è fra Trenitalia e un'impresa automobilistica privata che esercisce TPL per conto di una provincia o di un comune e, in più, effettua noleggi di bus? Ma se anche le divisioni Trenitalia dovessero essere societarizzate e vendute separatamente, cosa osterebbe alla privatizzazione della Regionale + DPNI che effettua IC non a mercato? Se il quadro regolatorio prevede Contratti di Servizio affidabili (con o senza gara) a diverse imprese - siano esse pubbliche o private -, è ancora necessario che l'impresa esercente rimanga pubblica? Esiste qualche pregiudizio di natura economia o solo "politica"?
  3. Claudio Brenna Rispondi
    Concordo con la tesi degli autori ma pongo un'ulteriore questione. Noto che in tutti gli articoli sul tema si tende ad escludere o a non trattare l'opzione di privatizzare anche la parte di società che svolge servizi non a mercato. Pare che nulla osti - da un punto di dell'ottimo regolatorio e di struttura del mercato, oltre che di fattibilità finanziaria e rapidità delle procedure - alla privatizzazione (anche totale) dell'intera Trenitalia SpA. Essa, infatti, è una società come tante altre che traggono parte dei ricavi da attività esercite in regime di libero mercato, e parte dei ricavi da attività regolate e sottoposte a OSP attraverso un normale Contratto di Servizio. Che differenza c'è tra Trenitalia e un'impresa automobilistica privata che esercisce TPL per conto di una provincia o di un comune e, in più, effettua noleggi di bus? Ma se anche le divisioni Trenitalia dovessero essere societarizzate e vendute separatamente, cosa osterebbe alla privatizzazione della Regionale + DPNI che effettua IC non a mercato? Se il quadro regolatorio prevede Contratti di Servizio affidabili (con o senza gara) a diverse imprese - siano esse pubbliche o private -, è ancora necessario che l'impresa esercente rimanga pubblica? Esiste qualche pregiudizio di natura economia o solo "politica"?
  4. Claudio Brenna Rispondi
    Noto che in tutti gli articoli sul tema si tende ad escludere o a non trattare l'opzione di privatizzare anche la parte di società che svolge servizi non a mercato. Pare che nulla osti - da un punto di dell'ottimo regolatorio e di struttura del mercato, oltre che di fattibilità finanziaria e rapidità delle procedure - alla privatizzazione (anche totale) dell'intera Trenitalia SpA. Essa, infatti, è una società come tante altre che traggono parte dei ricavi da attività esercite in regime di libero mercato, e parte dei ricavi da attività regolate e sottoposte a OSP attraverso un normale Contratto di Servizio. Che differenza c'è tra Trenitalia e un'impresa automobilistica privata che esercisce TPL per conto di una provincia o di un comune e, in più, effettua noleggi di bus? Ma se anche le divisioni Trenitalia dovessero essere societarizzate e vendute separatamente, cosa osterebbe alla privatizzazione della Regionale + DPNI che effettua IC non a mercato? Se il quadro regolatorio prevede Contratti di Servizio affidabili (con o senza gara) a diverse imprese - siano esse pubbliche o private -, è ancora necessario che l'impresa esercente rimanga pubblica? Esiste qualche pregiudizio di natura economia o solo "politica"?
  5. Francesca Rispondi
    Andrebbe privatizzata Trenitalia in tempi brevi, non fra 20 anni, perché non lo fanno?
  6. Sergio Rispondi
    A me sembra che si "suoni sempre lo stesso violino scordato". Quando parlano di privatizzare finisce sempre che il "pacchetto buono" viene venduto ai privati i quali possono lucrare ampiamente mentre la "pattumiera" rimane pubblica con costi e incombeze varie. Ad oggi non mi sembra che le privatizzazioni già fatte abbiano migliorato proprio nulla sia nei servizi che nei costi, anzi, sono peggiorati.
  7. Guido Rispondi
    Grazie per l'interessante articolo! Vorrei fare un solo appunto: il sistema "regionale" inglese non può essere preso ad esempio come un sistema snello ed efficiente. Là i treni costano il doppio che da noi, sono fatiscenti e lenti e si rompono spesso. Anche gli inglesi, che sono meno frignoni di noi italiani, non fanno che lamentarsi della privatizzazione della Tatcher. La mia esperienza viene dall'aver vissuto 6 anni nel sud-est dell'Inghilterra. Credetemi, ora che sono tornato in Italia mi lamento molto meno di Trenitalia!
    • Andy Mc Tredo Rispondi
      Confermo la situazione appena descritta, Per non parlare degli incidenti, molto più frequenti - soprattutto nei primi tempi della privatizzazione-.
  8. Gianni Rispondi
    Niente di nuovo sotto il cielo: privatizzare i profitti con i servizi e socializzare le perdite con la gestione della sola rete, che richiede investimenti e manutenzioni...Liberismo spurio venduto come il whiskey scadente agli indiani. Spiegatemi la ratio economica del perché dovremmo pagare di tasca nostra decine di miliardi di euro per costruire la nuova linea TAV da Torino a Lione e per i 54 Km di TAV Terzo Valico dei Giovi...
    • Angelo Rispondi
      Perfettamente d'accordo con Gianni. il Contratto di Programma (Parte Investimenti) ha finanziato progetti per circa 94 miliardi di euro nel periodo 2007-2011; per il periodo 2012-2016 sono stanziati circa 99 miliardi. Questo senza contare le spese per manutenzioni. In tutto questo, FSI ha un EBITDA margin intorno al 25% (le ferrovie tedesche hanno intorno al 15, quelle francesi anche meno). Ma così è facile: le spese le paga il contribuente, gli introiti se li intasca l'azienda. Che bravi... e che bravi anche questi Professori...