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  1. Michele Rispondi
    Non credo che nella maggioranza dei casi la non crescita sia una scelta esplicita. Pesano molto di più, a mio giudizio, la scarsa capacità organizzativa, il rifiuto della delega, la ricerca di benefici a breve, l’avversione al rischio e la chiusura all’ambito familiare di molti imprenditori italiani. Certamente poi l’evasione fiscale crea una concorrenza sleale e consente di sopravvivere anche a imprese inefficienti riducendo la spinta che deriva dai meccanismi di selezione
  2. Aldo Rispondi
    Le ditte dalla nascita 1 su 2 chiude entro 5 anni e questa percentuale è in crescendo nonostante l'aumento dei recuperi evasivi ma il pesce puzza sempre prima dalla testa. Un neoimprenditore nel 1°anno è tutto rose e fiori,dal 2°anno piovono le tasse del 1°già del 2°e3°,il 3°si chiede se insistere il 4°si rende conto ma è tardi il 5°comincia a chiedere soldi per chiudere. Se su 10 di utile devi allo Stato 6-7,anticipo 2 di iva inoltre 1 non è pagato ma resta 10 anni con il carico fiscale per la tardiva giustizia non resta ne da vivere ne da investire,10 di utile può essere anche 100 o 1000 ma resta sempre un problema esponenziale quindi conviene rimanere piccoli, per non rimanere nulla si minimizzano ulteriormente i rischi, meglio chiudere col dover avere 1 anzichè 100 che non arriveranno mai(esempio di Bramini) L'altra truffa è legata all'incertezza fiscale che per anni non ha aiutato a crescere le piccole imprese anzi occorreva liberarsi dei macchinari e trovare scappatoie varie per non incappare nella burocrazia fiscale Uno degli esempi sono stati gli studi di settore(Trilussa insegna)ovvero se ci sono 2 polli e li mangi tutti e due tu, la media è che ne abbiamo mangiati uno a testa ma lo Stato ha incassato le tasse per 3 polli: 1 per un pollo inesistente di un imprenditore illuso e 2 polli che in realtà l'altro imprenditore manco ha fatto in tempo a vederli perchè lo Stato in virtù del quarto paragrafo se li è tutti pappati.Cosa resta da fare? espatriare
  3. Henri Schmit Rispondi
    È giusto e interessante riflettere sul divario della crescita e della produttività fra Italia e alte paesi. Distinguerei fra fattori (criteri ben definiti e la correlazione fra di loro) e cause (se cambio A - per es. una nuova legge - elimino o riduco il divario). Temo che la frammentazione e l'evasione siano più effetti che cause. Cercherei le cause nella cultura giuridica e nei modelli comportamentali che questa cultura produce. Quali principi giuridici in apparenza molto nobili perché ampiamente condivisi possono o devono essere cambiati per lottare contro il divario economico così svantaggioso?
  4. Paolo Cii Rispondi
    A completamento dell'analisi sarebbe interessante vedere la dinamica della produttività dei vari paesi negli anni precedenti a quelli analizzati nonché l'andamento nel tempo di qualche indicatore della frammentazione del sistema produttivo, per verificare se effettivamente causa ed effetto si muovono in sincrono.
  5. serlio Rispondi
    Quanto ci è costato in termini di mancata crescita delle imprese lo statuto dei lavoratori probabilmente non lo sapremo mai, ma quello che sappiamo per certo è che la mancata crescita delle imprese è almeno in parte attribuibile agli oneri eccessivi che questo pone in capo alle imprese oltre i 15-16 dipendenti (non ricordo il valore preciso), come se fossero delle multinazionali con migliaia di addetti. La solita demagogia populista della sinistra... che induce anche i ricercatori a sottovalutare le reali cause di una situazione, imputandole ideologicamente alla maggiore possibilità di evasione fiscale, che come sanno è molto maggiore nelle grandi imprese che possono dotarsi di strutture all'estero, diversamente da quanto da questi sostenuto.
    • Henri Schmit Rispondi
      A prescindere dalle classificazioni politiche gratuite, riduttive, condivido appieno.