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  1. Corrado Rispondi
    Io sono all'altezza di tanti "Fenomeni", ma perchè invece di rivolgersi sempre ai genitori, non di agevolano posti di lavoro, non certamente con la decontribuzione, ma con un idea di sviluppo, magari pagando congruamente e versando i contributi ciao
  2. Antonio Carbone Rispondi
    Ma il problema non sono le carriere discontinue! Tutti parlano della modernità  come di un mondo in cui nessuno farà lo stesso lavoro tutta la vita. Bene..... Le norme previdenziali sono, invece, ancora concepite avendo in mente il modello del "posto fisso". Il fatto è che quasi a ogni cambio di lavoro si è costretti a cambiare cassa previdenziale! Se non esiste la possibilità di ricongiungimento dei contributi versati a diverse casse e il riconoscimento di tutti gli anni lavorati, il risultato sarà una pensione bassa anche a fronte di versamenti  contributivi elevati. Semplicemente molti contributi andranno persi (sarei tentato di dire rubati). Al contrario paghiamo e pagheremo ancora per molto tempo pensioni a tanti che hanno fatto un solo lavoro in vita loro e che grazie alle "belle" norme del passato potevano andare in pensione anche dopo soli 15 anni di lavoro (nel settore pubblico). E nessuno può azzardarsi a chiedere loro e a tanti altri pensionati con il sistema retributivo, un contributo di solidarietà, perché verrebbe accusato di ledere "diritti acquisiti"! In un paese anagraficamente vecchio è una battaglia persa in partenza.
  3. Carlo Rispondi
    In UK genitori e nonni possono investire nella previdenza complementare dei minori, fino a £ 3600 l'anno (loro ci mettono £ 2,880 e £720 li rimborsa il fisco). Stessa soglia e vantaggio fiscale per gli adulti senza reddito. La regressività di questo vantaggio fiscale è però ogegtto di dibattito, almeno per quanto riguarda i contributi ai minori (solo le famiglie più benestanti se lo possono permettere).
  4. Giacomo Rispondi
    Mi sembra un'idea molto sensata. Darebbe luogo a più equità inter-generazionale in modo volontario e non coercitivo.
  5. giuli 44 Rispondi
    Finalmente una iniziativa concreta e di buon senso. Molti genitori già ora si rivolgono a forme assicurative a contenuto pensionistico per i propri figli, quindi la fiscalità generale è intaccata dallo sgravio fiscale. Manca pertanto il beneficio alla parafiscalità INPS e, soprattutto, la garanzia, che solo INPS può dare, del buon fine dei versamenti.
  6. stefano Rispondi
    Sgravi per fondi pensione privati con regole certe può anche avere senso, ma dare i soldi all'INPS senza sapere se, quanto e quando tornano indietro ai tuoi figli non ha veramente senso. Ad ogni governo segue una riforma del ministro di turno, la situazione futura è completamente aleatoria, io non gli darei un euro
  7. Savino Rispondi
    La tanto bistrattata Prof.ssa Fornero, autrice dell'unica azione riformista negli ultimi 40 anni e dell'unica legge che, per il bene comune, fa risparmiare soldi allo Stato, ha parlato espressamente di soluzioni per la pacificazione nazionale e intergenerazionale, con un contributo di solidarietà da parte delle generazioni privilegiate in favore di quelle sfortunate. Ma, pensate che l'egoismo degli italiani e di quelli di una certa generazione consentirà tutto ciò? C'è solo da sperare che certi soldi tornino allo Stato da prelievi su conti dormienti visto il tesoreggiamento continuo degli italiani di una certa età, piuttosto che aiutare i giovani padri di famiglia che ne hanno bisogno.
  8. Nicolò boggian Rispondi
    Sarei d'accordo se fosse un fondo con un rendimento che trasferisca ricchezza dai genitori di famiglie ad alto reddito ai figli di famiglie a basso reddito. Altrimenti non vedo perché debba esserci intermediazione da parte dello stato
  9. Renato Fioretti Rispondi
    L' idea è veramente brillante! Direi che si tratta della geniale versione del famoso "uovo di Colombo". Considerato abbastanza credibile che di questo passo, in costanza di applicazione del criterio della c.d. "aspettativa di vita", i lavoratori italiani andranno in pensione tra i 75 e gli 80 anni e i disoccupati, di conseguenza, gli potranno subentrare non prima dei 50, si potrebbe cominciare ad applicare questo criterio chiedendo ai padri - ancora in attesa di un posto di lavoro (se, come previsto, non ancora 50 enni) - o, meglio, ai nonni - ancora al lavoro (perché, come previsto) non ancora prossimi agli 80 - di cominciare a versare i contributi a favore dei figli o nipoti. Naturalmente, per poter essere sicuri di effettuare versamenti sufficienti a far percepire una pensione dignitosa ai disoccupati (cinquantenni che sostituiranno i quasi ottantenni finalmente in pensione) si potrebbe pensare di cominciare con il riscattare già i 5 anni delle scuole elementari! Cordialità
  10. Marcello Romagnoli Rispondi
    Perchè le dovrebbero pagare i genitori ai figli quando sarebbe molto più giusto farle pagare a chi evade le tasse o a chi le elude grazie a scappatoie legali fatte ad arte? Perchè non farlo pagare alzando le tasse sulle transazioni finanziarie che avvengono in borsa con fini speculativi? Perchè non farle pagare alle multinazionali che pagano tasse esigue approfittando della concorrenza fiscale tra i paesi e a regole fiscali a loro favore?...e potremmo fare mille altri esempi di reperimento fondi molto migliori della idea di fare pagare ai genitori le pensioni dei giovani. Ma come, oggi i figli vengono messi vergognosamente contro i genitori per quanto riguarda il lavoro e le pensioni. Una idea che sa di Robin Hood al contrario: tagliamo i contributi fiscali per le aziende e tassiamo i percettori di redditi da lavoro.
  11. Isabella Pinucci Rispondi
    La soluzione è interessante, e probabilmente molti genitori aderirebbero volentieri. Un'ulteriore possibilità potrebbe essere offrire ai giovani anche programmi pensionistici alternativi costruiti su misura per loro, flessibili e adeguati a carriere fluttuanti e internazionali. Questo servirebbe anche ad incoraggiare la loro sensibilizzazione al tema risparmio/previdenza e a ridurre un po' la preoccupante tendenza a dipendere dalla famiglia fino a tarda età.
    • Lorenzo Rispondi
      Si in effetti è interessante. L'età media della donna al primo figlio è 31 anni e l'età media per conseguire la laurea è 27 anni. La donna (i genitori?) avrà 58 anni e l'idea di spendere 4-4500 euro annui (8-9 anni per conseguire la laurea) per i successivi 10 anni? O non ho capito niente io o forse famiglie, Stato e Inps avrebbero da guadagnare a impegare gli inoccupati a scavare e riempire fosse [cit. Keynes]