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  1. Plinio Rispondi
    Un' abolizione totale sarebbe molto più efficace. In una prima fase, tutte le attività svolte potrebbero passare all'INPS. Dopodichè, con un servizio nuovo svolto sempre dall'INPS, con nuovo personale preparato e incentivato, libero di operare come meglio crede per raggiungere i risultati, si potrà pensare di far partire un servizio di sostegno per la ricerca di un lavoro. Meglio puntare sulla libera iniziativa che porre vincoli, come quello di far passare obbligatoriamente gli incentivi attraverso questi uffici, che servono solo ad alimentare burocrazia inutile.
  2. Salvatore Rispondi
    Se non sono stati capaci di fare quello che a Barcellona si faceva 10 (DIECI) anni fa come possiamo pensare che lo facciano in futuro? Ma poi, è proprio un argomento interessante per chi ha potere? O è meglio (per loro) tenere i cittadini costantemente con l'acqua alla gola? Ancora aspettiamo l'anagrafe dei cittadini italiani...
  3. Christian Biagini Rispondi
    L'articolo è in parte condivisibile, ma tiene conto solo dei dipendenti a tempo indeterminato, che altro non sono in larghissima parte che gli ex dipendenti dei vecchi uffici di collocamento. Non si tiene in considerazione che in questo decennio sono state sperimentate attività specialistiche che hanno visto l'impiego continuativo di personale laureato e specializzato (basti guardare l'indagine condotta dall'ex Isfol 2015 http://sbnlo2.cilea.it/bw5ne2/opac.aspx?WEB=INAP&IDS=20724 ) tutti con contratti precari poichè pagati con fondi FSE. Se i CPI funzionano male è principalmente perchè non sono messi nelle condizioni di funzionare. Il sistema degli incentivi all'assunzione dovrebbe tutto transitare per i CPI dove l'utente dovrebbe essere profilato ed incentivato in relazione alla partecipazione alle politiche attive, sostenuto mediante interviste e colloqui di orientamento/ricerca attiva del lavoro periodici ai quali collegare obbligatoriamente le politiche passive. Oggi in Italia gli incentivi per l'assunzione così come gli ammortizzatori sociali vengono dati a pioggia senza alcun collegamento con le politiche attive, le aziende non comunicano le proprie vacancies, l'80% delle assunzioni viene volutamente tenuto nell'alveo dei contatti informali, il personale specializzato dei CPI è costantemente a rischio disoccupazione. In questo, oltre a ciò che è scritto nell'articolo, vedo le priorità. Christian Biagini - Orientatore Professionale CPI Umbria - Coordinamento Precari CPI