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  1. Antonella Crichigno Rispondi
    inizio col dire che i dati citati nell'articolo sono assolutamente veritieri e sono gli stessi che sto utilizzando anche io per la ia ricerca tesi relativa al fenomeno del femicidio. Da studentessa in Studi di genere e sulle donne posso dire che un articolo del genere alimenta la cultura degli stereotipi e delle discriminazioni di genere (come è possibile vedere dai commenti che sono stati lasciati in precedenza). Il fatto che l'Italia non sia il paese con il più alto numero di femicidi non significa che il fenomeno non costituisca un problema reale. Una media di circa 107 donne viene uccisa ogni anno, probabilmente sono molti di più i casi di femicidio di cui non si ha notizia e il problema fondamentale sta nel fatto che il Ministero non ha fornito una definizione precisa nè fatto studi sistematici sul fenomeno per cui i dati a cui si attinge sono a parer mio e delle associazioni che si occupano della ricerca femicidio assai sottostimati. Come detto nell'articolo il tasso di diminuzione di questo crimine tende a scendere assai a rilento nel nostro paese e questo è per me un grande campanello d'allarme: la costanza con la quale il crimine viene perpetrato mostra come la cultura del patriarcato e del controllo sulla donna siano ancora ben saldi nell'immaginario comune e sociale del nostro paese. Credo che l'articolo lanci il messaggio sbagliato. Attenzione !
    • Henri Schmit Rispondi
      Commento utile, in particolare l'avvertimento finale. Penso tuttavia che gli altri commentatori avessero già capito correttamente. Il discorso è sempre lo stesso: i dati sono una cosa (la parte facile), la loro interpretazione e il giudizio finale ne è un'altra (la parte più difficile); il fatto di parlare dei dati è già un passo in avanti.
    • Silvio Rispondi
      Antonella, ti suggerisco di leggere il libro di Christina Hoff Sommers "who stole feminism" che mostra come il femminismo è degenerato in fanatiche odiatrici di uomini che falsificano statistiche per apparire come vittime, e che gli "studi di genere" plagiano studentesse a questa ideologia dell'odio di genere.
  2. Luca Ba Rispondi
    Ottimo articolo che smonta questa costruzione giornalistica sempre presente nelle prime pagine ed utilizzata per distogliere l'attenzione da problemi più urgenti (in primis l'incapacità italiana di gestire con serietà i problemi nazionali come giustizia e pianificazione economica). Questo ovviamente non vuol dire che dobbiamo abbassare la guardia ma neppure esagerare con gli allarmismi. Una precisazione, negli Usa esiste una differenza sostanziale nel tasso di omicidi in base al gruppo etnico con le donne afroamericane quattro volte più a rischio rispetto alle donne euroamericane. Metto un link per chi volesse approfondire. https://www.bjs.gov/content/pub/pdf/fvv.pdf
  3. Rosa Rispondi
    Ma non esiste un solo genere (singhiozzi di commozione, suggeriti dall'ufficio stampa),. Quindi ritengo altamente incivile parlare di assassini di genere. Molto meglio parlare di assassine di genere.
  4. CARLO FUSARO Rispondi
    Grazie, grazie, grazie per darci i fatti. La conferma una volta di più delle incredibili distorsioni prodotte dal sistema mass-media/politicanti. Mia partner, non italiana, che vive però in Italia almeno metà anno, sulla base di ciò che sente e legge, si è arciconvinta (e dice in giro) che siamo il paese dei femminicidi! Ora la sorprenderò con questo articolo.
    • Henri Schmit Rispondi
      Stesso commento. Un amico greco che legge regolarmente un quotidiano italiano recentemente mi ha chiesto "ma che cosa sta succedendo in Italia, quanti assassini, quante donne ammazzate!" Ho risposto infastidito e poco sicuro di quello che dicevo che era una montatura giornalistica costruita su dei problemi veri. Con i numeri forniti dagli autori mi sento un po' sollevato. Bisogna lo stesso intervenire per rinforzare la protezione delle donne e di tutti quelli che sono per qualche ragione più deboli, più esposti.