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  1. Luca Bianchi Rispondi
    La libertà dei capitalisti non necessariamente corrisponde alla libertà tout court. Anzi, sotto sotto si vorrebbe un bel regime autoritario che imponesse la stessa cultura sia in economia che dal punto di vista dell'egemonia culturale, magari imposta proprio dai padroni del capitale. Questo perché è certo meno costoso produrre per masse uniformi. E' invece la diversità culturale, il potere condiviso e suddiviso, l'equa redistribuzione delle risorse a dare la vera libertà...un concetto forse da affrontare alla luce dei nuovi paradigmi economici finanziari anche dalla parte dei più deboli che non vogliono elemosine. Indigeribile.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Gli Americani hanno messo una ventina di anni per rendere i debiti degli stati in qualche modo solidali e altri sessanta più una sanguinosa guerra civile per sciogliere l'equivoco iniziale su dove stava la sovranità.
  3. P.PIERANGELINI Rispondi
    Prima di tutto nel campo dell'economia e della politica pensare che esistano leggi universalmente valide è abbastanza inutile se non stupido, delle 6 premesse di Hayek la prima è palesemente falsa e non credo che ci sia da dimostrarlo, la 2 ,3,4 e 6 possono aver un valore di massima ( tendenziale) ma ci sono parecchie eccezioni, la 5 mi sembra quella che abbia maggiore rilevanza se riferita alla moneta, attesa la quasi validità delle altre come si poteva pensare di fare una moneta unica senza aver costrutio un insieme di norme istituzionali atte a farla funzionare? Gli stessiStati Uniti hanno impiegato 160 anni per costruire una unione con moltissimi cambiamenti anche in tempi recenti,e comunque sono partiti da una unione politica.
  4. Marcomassimo Rispondi
    Innanzitutto che l'intervento dello Stato in politica sia sempre dannoso è un falso storico e scientifico; basti ricordare Roosevelt e financo Hitler che non capiva nulla di economia ma che nel giro di poco raddrizzò la crisi tedesca degli anni 30 con le commesse dello Stato; la verità è che il libero mercato di Hajek ha la comprovata tendenza ad auto-piantarsi in determinati momenti storici tra cui casualmente il presente; secondariamente un mercato libero con moneta unica tra stati disomogenei ma senza i ritrasferimenti equilibratori dello Stato come il presente europeo, non può reggersi alla lunga perchè i territori forti diventano sempre più forti ed i deboli sempre più deboli; ne consegue una de-convergenza progressiva che alla fine disintegra il sistema; morale della favola: qualcuno dica ad Hajek, eventualmente tramite comunicazione medianica, di ridarci lo Stato
  5. Henri Schmit Rispondi
    Tentativo stimolante di elevare il dibattito a un livello superiore. Ma non convince la dimostrazione di Van Parijs contro Hayek. La tattica è quella solita: prima si costruisce il bersaglio poi lo si abbatte. Il problema è che si abbatte solo un fantasma. Hayek è un utile moralista ("Non intervenire troppo perché crea più danni che benefici" = precetto prudenziale) e il suo modello per lo sviluppo dell’Europa rimane interessante. Ma Hayek è anche un mediocre filosofo; non risponde in modo soddisfacente alla questione del rapporto fra mercato (contratti, interessi, forze) e potere pubblico (“intervenire”), o della natura stessa di quest'ultimo. E se il mercato e il contratto supponessero già un potere comune? Già oggi il problema è proprio il potere coercitivo dell’UE. C’è poi un equivoco sul significato delle proposizioni: sono descrizioni fattuali della realtà, leggi economiche, o assiomi ideologici, precetti prudenziali? Alla fine la conclusione di Van Parijs è banale, non è una dimostrazione, ma una petizione di principio. Che cosa vuol dire omogeneizzare l’opinione pubblica e le procedure deliberative legittimanti? Replicare il modello constituzionale democratico nazionale a livello UE? Se tanti stati nazionali non sono in grado di farlo in modo soddisfacente a casa loro? Il paese di Van Parijs (NON omogeneo, dopo 187 anni) è un pessimo esempio. Anche l’Italia pretende dall’UE quello che non è capace di realizzare nel contesto nazionale. Dov’è il modello?
  6. Virginio Zaffaroni Rispondi
    La dinamica profonda del progetto europeo ricorda il modo di dire del "bastone e la carota". Il bastone che spinge alle spalle è un passato di "guerre civili europee" di cui non si vuole il ritorno, la carota è una saggezza (convenzionale, ma a mio parere anche vera) che afferma la convenienza socio-eco-politica di di un'Europa coesa in un mondo di giganti.Stiamo lungo un filo teso tra un passato di orrori e un futuro conveniente. Se questa è la verità, superare la "premessa 6" è la vera via d'uscita. Essa forse andrebbe rivista laddove parla di storie, lingue e tradizioni diverse. In Europa questi tre aspetti sono diversi, ma non grandemente diversi. Esiste un fondo comune di cultura, pensiero, valori e costumi valido per tutta Europa che Storia, Sociologia e Politica continuano a trascurare e quindi manca una sua "restituzione" unitaria al cittadino europeo. A 15 chilometri da dove abito inizia un paese, la Svizzera, diverso per lingua, religione e costumi, la cui storia dovremmo approfondire e da cui qualcosa dovremmo imparare.
    • Virginio Zaffaroni Rispondi
      errata corrige: "..la Svizzera, diverso al proprio interno per lingua, religione e costumi..."