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  1. Alessio Rispondi
    L'articolo punta al cuore della questione: questa Europa non può sopravvivere, ma deve rilanciarsi con un progetto DEMOCRATICO che sposti gradualmente ed in modo chirurgico la sovranità dagli stati ad un parlamento ed un governo europei. Esempio applicabile da domani è la politica estera e di difesa: non esiste Europa senza una politica estera unitaria. Un passo alla volta e coinvolgendo i cittadini, cosi si può ritentare - e stavolta forse fare - l'Europa. Chi, come me, ha meno di 40 anni ha l'obbligo di crederci e di farsi portatore di idee. Nemmeno la Germania, nel giro di 20-30 anni, potrà competere con le maxi potenze emergenti che inevitabilmente marginalizzeranno sempre più il vecchio continente, già oggi pressoché irrilevante nelle grandi questioni internazionali (vedi i conflitti mediorientali).
  2. Massimo Bassetti Rispondi
    Quello desiderato da Hayek è un mondo ideale. Se l'Europa non si è fatta la guerra fino ad oggi è perché dove prima passavano gli eserciti ora passano le merci, le persone e i capitali. Come ogni previsione, quella di Hayek non poteva tener conto di tutti i fattori che avrebbero influenzato l'effettivo dipanarsi degli avvenimenti. Probabilmente una maggiore integrazione politica porterebbe semplicemente a un acuirsi dei conflitti tra stati e tra i cittadini di quegli stessi stati. L'integrazione politica è una camicia di forza che finora ha stimolato vittimismi revanchisti. Sarebbe bello neutralizzare l'interventismo politico "annacquando" il "corpo politico" in mille identità e interessi divergenti. Purtroppo, però, credo che sarebbe la via più rapida alla distruzione anche di ciò che di buono l'UE ha portato - assenza di dazi, liberi movimenti vari.
    • francesco daveri Rispondi
      Risposta a Massimo Bassetti. Il rischio che con l'unione politica peggiorino i conflitti esiste. Il rischio è peggiore se l'integrazione politica rimane a una sola velocità (cioè con tutti e 27). Ma se si riduce l'unione al sottoinsieme di chi ci sta, l'eterogeneità sarebbe più gestibile. Ad esempio si potrebbe partire dai 6 fondatori + Portogallo, Spagna e Austria, il che tra l'altro darebbe luogo a una unione geograficamente contigua. All'interno di questo gruppo di paesi non mi sembra impossibile pensare a politiche fiscali e del lavoro comuni.
  3. enzo Rispondi
    Sono stati commessi errori notevoli.l'allargamento ad est e la maggiore integrazione andavano in direzioni opposte. L'euro e'stato imposto dai francesi ai tedeschi per motivazioni tutte politiche dopo l'unificazione. (Anche se col serpente e lo sme non erano tutte rose e fiori).oramai l'unica spinta per una maggiore integrazione viene solo dagli attacchi di Putin e trump. Se la strana coppia e'accomunata da un'insofferenza verso l'istituzione europea non e' certo perché hanno a cuore i destini degli europei
    • Henri Schmit Rispondi
      Che l'allargamento prima della maggiore integrazione sia stato un errore, un eccesso di fretta, è condiviso da tutti, addirittura dall'artefice dell'allargamento, R. Prodi. L'altro errore tuttavia non è stato che la F abbia imposto l'euro alla D, ma che l'abbia convinta che l'Italia doveva partecipare da subito, o, ciò che è la stessa cosa, che non abbiano definito regole cogenti per costringere l'Italia a una politica fiscale convergente.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Bellissimo articolo. Fa seguito a quello di D. Rodrik. Quello di Hayek può essere il modello a condizione di usarlo con il pragmatismo di Monnet. Le proposte molto alla moda di un'Europa sociale, di un reddito europeo minimo di disoccupazione vanno purtroppo in tutt'altra direzione. Quello che dobbiamo capire è che è illusorio e poco onesto girare all'UE la soluzione di tutti problemi che non siamo in grado di gestire a livello nazionale.
  5. Libertario Rispondi
    Hayek si metterebbe le mani tra i capelli a vedere l'Europa degli oligopoli delle multinazionali e delle banche, dei bail in e bail out e dell'Euro. Non facciamolo rivoltare nella tomba invocando iò libero mercato solo quando ci fa comodo.
  6. Sandro Faleschini Rispondi
    Nella seconda metà degli anni '50 un gruppo di pazzi, aderenti al movimento Federalista Europeo (MFE), al seguito di Altiero Spinelli e dei sognatori del Manifesto di Ventotene, organizzarono nei principali stati europei, un referendum a favore della creazione degli Stati Uniti d'Europa. Non si discuteva di economia, di liberismo, socialismo, di moneta unica o altro, ma della necessità di una Federazione (uno Stato) che consentisse ai popoli europei, meglio al popolo europeo, di sperare in un mondo migliore di quello in cui erano fino ad allora vissuti. Un mondo senza guerre, un mondo senza esclusi, un mondo senza diversi. Sì un sogno, ed il successo fu incredibile se si pensa che milioni di europei andarono a votare per l'Europa, ancorché i governanti ufficiali ignorassero, quando non boicottarono il voto. E poi fecero finta di non capire per puntare ai pasticci che hanno portato alla situazione attuale. D'altronde lo stesso J. Monet pensava all'Europa, come ad una unità economica di stati nazionali. Sono passati tanti anni ma ancora oggi l'unica strada per evitare che l'Europa diventi nient'altro che un'espressione geografica è l'unità politica, con chi ci sta, gli altri seguire. A decidere poi sull'economia, il welfare, la difesa, ecc. saranno i cittadini europei, e loro soltanto.
  7. Marcomassimo Rispondi
    Si,Hajek ci ha azzeccato in pieno; il mercato unico si è realizzato; si è affermata una ortodossia ideologica clericale trentennale di stampo monetarista liberista e proprio per quersto l'Europa è destinata a sfasciarsi; e si sarebbe sfasciata ancor di più una federazione; come è vero che la Scozia si separerà dal UK; sai le secessioni che ci sarebbero state, altro che guerra civile americana; la realtà storica insegna che il monetarismo-liberismo crea nazioni che si guardano in cagnesco, altro che popoli uniti; e l'europa ne è ulteriore riprova.
    • Marcomassimo Rispondi
      certi liberisti vivono perennemente in un mondo di puro mercato ideale, un mondo fatato, immaginario e noumenico che semplicemente non esiste e non può esistere nella realtà fenomenica; quando la storia finisce poi per presentare il conto dei fatti concreti e magari brutali, le catastrofi sono inevitabili in quanto preparate magari con cura da decenni di sogno ed anestesia.
    • francesco daveri Rispondi
      Senza tirare fuori paroloni e latinorum (o grecorum), Hayek parla di democrazia come condizione per l'attuazione di una federazione che porti allo sviluppo economico basato sul mercato concorrenziale. Un esempio storico di ciò che dice è il caso degli Stati Uniti. E forse anche la Svizzera.
      • Marcomassimo Rispondi
        Purtroppo si evince la solita generalizzazione perniciosa ha portato alla crisi attuale; la ignoranza storica mischiata alla confusione delle mele con le pere; gli Stati Uniti non hanno una storia millenaria, hanno una antropologia fusionale derivata dalla colonizzazione di terre sconfinate da parte di una radice culturale anglosassone; e non sono un superstato? ma andiamo, hanno un apparato militare spaventoso che condivide il potere sostanziale con una elite familiare e finanziaria ristretta; la svizzera ha una storia tutta speciale per la posizione e orografica geografica circondata da grandi potenze; e poi ha un sistema sociale molto sviluppato che Hajek definirebbe dirigista; il vero errore di quelli come hajek è pensare che il mercatro debba plasmare la politica; invece è la politica che determina, regola e plasma il mercato; e la politica deve essere forte per farlo realmente; e la politica è forte se ha l'appogggio di tutte le classi sociali, dei più deboli come dei più forti; e per fare questo la politrica deve regolare il mercato in modo che non si creino squilibri sociali lancinanti e che i suoi benefici si distribuiscano proporzionalmente a tutti i cittadini; sennò alla fine si rompe la politica e si sfascia pure il mercato
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Se vi sono critiche alla UE e tra cittadini di nazioni diverse, la maggior parte derivano da luoghi comuni ed in particolare da disinformazione. Ad esempio cittadini tedeschi che pensano di aver dovuto sborsare euro per l'Italia come anche per altre nazioni del Sud Europa, che non è vero, mentre invece sono stati costretti come in altri Paesi a ripianare situazioni pesanti dei loro istituti di credito. Ma anche gli italiani che spesso hanno affermato che abbiamo salvato le banche tedesche che avevano investito in Grecia dicono una enorme fesseria. Intanto perché solo una piccola parte dei prestiti è stata stipulata bilateralmente e dove noi abbiamo raccolto del denaro a prestito sui mercati e girato alla Grecia dietro interesse, il grosso è stato raccolto dai fondi salvastati emettendo obbligazioni. Poi in ogni caso questi soldi sono andati a favore del debitore, non del creditore a prescindere dalla sua nazionalità e per finire di certo il governo tedesco dopo aver dovuto mettere in gioco tra una modalità e l'altra oltre 240 mld di euro per evitare tracolli delle sue banche di certo non sarebbe saltato tutto per qualche decina in più. Il caso della Scozia che cita è in contraddizione con la sua tesi perché la maggior parte dei cittadini scozzesi vuole rimanere dentro al UE. Ma anche sulla tesi stessa avrei da obiettare dato che proprio nei Paesi UE in maggiore affanno vedo poco liberismo, molta influenza pubblica e molta poca concorrenza.