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  1. Roberta Fornari Rispondi
    Questi dati sono molto interessanti soprattutto se confrontati con l'immagine fuoriviante della percezione collettiva e individuale della violenza. Un elemento significativo mi sembra anche l'aumento delle rappresentazioni (fiction e serie tv) della violenza con grande enfasi su malvagità ed efferatezza, ovviamente a scopi "estetici" o di appeal narrativo. Tutto questo mi farebbe pensare che la percezione della violenza e in particolare dell'omicidio sia un elemento molto pericoloso e fuorviante della realtà sociale di un paese, che i media non dovrebbero alimentare, ma anzi mitigare usando lo strumento scientifico e attendibile delle statistiche. Personalmente, invece, penso che la diminuzione del tasso di omicidi nella criminalità organizzata sia banalmente attribuibile al fatto che oggi stiamo assistendo a un'evoluzione di questo spaccato sociologico: "il crimine non paga" e un omicidio è un costo a perdere, quasi medievale nei suoi metodi di vendetta, perché con la finanza si possono fare più soldi, annientando la concorrenza con metodi "legali" ed entrando nel circuito legittimo dell'economia. Lo Stato ha vinto certamente nel monopolio della violenza legale, ma ancora di più ha vinto il libero mercato quando, citando Adorno&Horkheimer "i confini tra racket rispettabili e illegali sono oggettivamente incerti, anche psicologicamente i tipi trapassano l'uno nell'altro", p. 245.
  2. Edison Rispondi
    Analisi sconcertante per la sua focalizzazione e dunque del tutto fuorviante: la rilevanza sociale di una tipologia di reato non può essere certo ridotta alla sola manifestazione omicidaria. Seguendo il criterio di valutazione degli autori l’attuale impatto sociale delle attività legate alla prostituzione dovrebbe risultare praticamente inavvertito, rispetto al “terribile” quinquennio 1995/99, deduzione questa palesemente risibile. E così per molti altri dati comparati. In realtà la tematica della sicurezza pubblica andrebbe trattata sulla base di ben altre discriminanti dei tipi di reato: lo “spazio” di esecuzione (pubblico è ben diverso da familiare), il rischio sanzionatorio corso dall’autore (quasi nullo per molti reati predatori), la costrizione alla difesa da parte della popolazione (tassi stellari di crescita dei sistemi di sorveglianza pubblica e privata, nonché mutamento degli stili di vita). Le conclusioni sarebbero ben diverse, con un “reale” anche troppo coerente con il “percepito”
  3. C. Martin Rispondi
    Particolarmente interessante riguardando le diverse categorie di criminalità et la possibilità o meno di un livello minimo imprescindibile viene discusso in questo articolo piu recente. http://www.motherjones.com/kevin-drum/2017/05/unleaded-gasoline-reduces-violent-crime-sweden-too
  4. C. Martin Rispondi
    Sono curioso se siete a conscenza delle statistiche su le cause neurochimiche ambientali della criminalità e le correllazioni temporali. nel caso positivo, sarei interessato a saprer xché raramente chi scrive di criminalità le menzione. A me la solidità delle correlazioni sembrano migliore di 95% dei resultati in macroeconomia et 99% di quelle in scienze umane. Un buon riassunto Short form: http://www.motherjones.com/kevin-drum/2013/01/lead-crime-connection Long form: http://www.motherjones.com/environment/2012/11/criminal-element Aggiornamenti: http://www.motherjones.com/topics/lead-and-crime?page=1
  5. Michele Rispondi
    La stragrande riduzione è dovuta al crollo degli omicidi dovuti a furti e rapine e alla criminalità comune,i cui reati invece sono aumentati (come scrivete). Ma sono diminuiti quegli omicidi perché in italia in quei casi la vittima viene valutata carnefice. A quel punto non è fiducia nello stato ma anzi rassegnazione dell'inefficacia dello stesso. L'altro valore crollato sono gli omicidi della criminalità organizzata, e dal momento che il loro business non è diminuito, è noto che hanno 'semplicemente' cambiato strategia. Dalla strage di capaci. E in effetti voi prendete i dati dal 1992. I dati son dati. Ma i commenti son sempre interpretazioni
    • sottoscritto Rispondi
      Quindi anche il suo commento è solo un'interpretazione. Corretto?
  6. Alessio Maurizi Rispondi
    Si può sapere il perché della seconda conclusione ("non si può immaginare che gli omicidi scendano ancora")?
  7. EF Rispondi
    Quindi, utilizzando le stesse tecniche argomentative dei blogger "antisistema", si può affermare che da quando l'Italia è entrata nell'Euro gli omicidi sono dimezzati. E da quando è stato firmato il trattato di Maastricht si sono ridotti ad un terzo!
    • GE Rispondi
      Quindi la bilancia commerciale non c'entra una mazza con l'Euro. Evviva la disonestà intellettuale delle Marie Antoniette pro-sistema.
    • sottoscritto Rispondi
      Caro EF, non serve nessuna tecnica, basta confrontare i dati.
  8. Vittorio Rispondi
    Rimane una notizia molto positiva, soprattutto se confrontata con un diffuso pessimismo.
  9. Luca Morandini Rispondi
    Va considerato anche l'aspetto demografico, in quanto i vecchi sono meno violenti dei giovani... e gli italiani sono un popolo di mezza età. Sarebbe interessante applicare i tassi di omicidio per età dell'omicida del 1991 alla composizione demografica del 2016.
    • Giulio Mozzi Rispondi
      Quanti tra gli omicidi conteggiati sono omicidi per legittima difesa? E' possibile saperlo?