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  1. Niccoló Rispondi
    Secondo il mio parere, il rischio principale delle politiche di Macron sono legate ai destinatari delle stesse. Sappiamo giá - dalle esperienze precedenti – che una maggiore flessibilitá nei contratti lavorativi ha delle esternalitá negative sulle fasce piú deboli del mercato (lavorativamente parlando) come giovani e disoccupati. Allo stesso momento, come delineato dall’articolo, alcune misure nel programma sono abbastanza opache. Cosa taglieranno i 25 miliardi di risparmi nelle politiche sociali? E gli altri 10 agli enti locali? Il rischio é che politiche di questo tipo aumentino il bacino degli scontenti, dei poveri, dei deboli. Lo scenario peggiore é che queste persone ingrossino le fila del partito della Le Pen che magari da qui a 5 anni non sará piú la vittima sacrificale del ballottaggio. Soluzioni? Politiche piú radicali, che mirino alla diminuzione del grado di diseguaglianza nelle nostre societá. La Francia, per dirla alla Macron, non ha bisogno di piú miliardari, bensí di una distribuzione della ricchezza piú egualitaria. Solo cosí ci metteremo al riparo da derive estremiste e xenofobe.
  2. Antonio Rispondi
    Macron banchiere di Rothschild che ha sfottuto ripetutamente gli operai come candidato delle classi medie e popolari??
  3. Giovane Arrabbiato Rispondi
    Beh pasta vedere il lavoro svolto da ministro dell'economia sotto Hollande.... Se il buongiorno si vede dal mattino, tra attentati terroristici, crescita zero e favori ai soliti noti investitori internazionali, con Macron la Francia è ben avviata verso l'autodistruzione.
  4. Filippo Crescentini Rispondi
    Credo anch'io che Macron sia la riedizione di Valéry Giscard d'Estaing. Bisogna sperare che coloro che hanno finora dichiarato di sostenere Hamon, si decidano a prendere atto che quest'ultimo non ha alcuna chance di arrivare al ballottaggio e ad appoggiare Melenchon. Il quale, invece, con il riporto dei voti degli elettori potenziali di Hamon, al ballottaggio ci andrebbe sicuramente, magari anche con più voti del suo contendente, di trattasse di Macron o della Le Pen. E potrebbe anche vincere le Presidenziali. Poi, alle Legislative, il maggiore insediamento territorale del PS potrebbe portare all'Assemblea nazionale molti deputati socialisti, a temperare l'ispirazione programmatica di Melenchon, soprattutto sul versante delle politiche verso l'Europa.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Il programma di Emmanuel Macron è ovviamente solo il menu elettorale di un candidato-presidente senza partito. En Marche! è un movimento finora senza organizzazione centrale e territoriale, ma EM, énarque, ha amici! La politica fiscale dipenderà da chi formerà e sosterrà il governo. Numerose misure del programma sono convincenti e potrebbero ispirare il MEF italiano. L’ISF solo immobiliare, la riduzione dell’IS dal 33,3 al 25%, un sussidio di disoccupazione uniforme abbinato ad una politica della formazione (anche adulta) e del ricollocamento; non si capisce dove saranno tolti i 25 miliardi di spese sociali. Lodevole la difesa della riforma della legge El Khomri. Non si dice nulla della riforma del sistema pensionistico, gravemente squilibrato, né della tassazione dei redditi più alti. L’articolo diviene più misterioso quando parla di politica UE; certo, la F deve mirare a recuperare la fiducia della D; ma qual è la finalità di “un vero budget” e di “un ministro delle finanze dell’eurozona”? Oggi paesi come l’Italia si lamentano delle costrizioni del fiscal compact e della modifica dell’articolo 81 della costituzione. Un euro-ministro delle finanze (presupposto da un “vero euro-budget” cioè da un aumento delle tasse!) implicherebbe un’ulteriore perdita di sovranità (la libertà di decidere spese e tasse nazionali). Un effetto salutare della BREXIT potrebbe essere che tutti capiranno che “an ever closer union” non può significare sempre più tasse (magari pagate dagli altri!)