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  1. Roberto De Vincenzi Rispondi
    La valutazione delle politiche pubbliche è la stima degli effetti prodotti dall'attuazione delle stesse sui soggetti coinvolti (individui e non). Il "render conto" (il monitoraggio) della spesa o l'analisi d'impatto delle norme oppure ancora le ricadute sui sistemi sono importanti, ma, a mio parere, non alternativi alla stima degli effetti. Il monitoraggio, può rappresentare una precondizione della stima degli effetti (verifica l'esistenza di informazioni - microdati - coerenti e attendibili). Le analisi qualitative sull'impatto delle norme o sulle ricadute dell'attuazione sui sistemi di erogazione delle politiche pubbliche di certo arricchiscono la stima degli effetti dell'attuazione sui soggetti coinvolti, la quale, in ogni caso, utilizza metodi e tecniche non in possesso alla pubblica amministrazione. Infine, circa la terzietà, credo che l'aspetto dirimente (e poco trattato) sia quello della committenza (ha senso valutare l'attuazione del programma che nel contempo finanzia la valutazione?)
  2. Marco Spampinato Rispondi
    Manca l'indipendenza, costruita attraverso un disegno istituzionale efficace. Condivido lo spirito del suo articolo, ma non che ci siano stati miglioramenti. Le unità di valutazione centrali restano (a) meri uffici di staff ministeriali, ora vicini alla PdC; (b) non rispondono direttamente e autonomamente al Parlamento (quesiti posti da parlamentari e commissioni) e (c) non hanno alcuna forma di tutela dell'indipendenza della loro agenda da contingenze della politica di governo. Il passaggio della piccola unità di valutazione dal Ministero dell'Economia alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con intermezzo al Ministero dello Sviluppo, mi sembra per queste e altre ragioni un passo indietro, non un miglioramento. Quanto alla valutazione al Senato, condivido che fosse un segnale di attenzione al problema, più che una soluzione. Manca un chiarimento complessivo. Il GAO, ad esempio, è struttura indipendente, e risponde a domande dei Parlamentari (Camera e Senato sono entrambi elettivi), per indagini conoscitive. In Italia c'è la Corte dei Conti, ci sono Commissioni Parlamentari d'Inchiesta, c'erano organismi come l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (ex L."Merloni" 1994), ora assorbita dall'ANAC (e i dati sugli appalti sono spariti). Si rifiuta mi sembra l'idea che l'efficacia di una norma e/o di un programma di spesa sia valutata da soggetti indipendenti, e che Parlamento e Consigli siano luoghi per discutere periodicamente risultati oltre che premesse.
  3. raffaele Rispondi
    L'attuazione e' un fatto di volonta'. Dopo anni di lavoro mi sento di affermare che la volonta' in Italia e' quella "di non fare". G. Tomasi di Lampedusa : fare vuol dire cambiare. G. Andreotti diceva che cambiare non vuol dire migliorare. Siamo levantini, forse il sole , il cibo, il clima, non e' mai il momento giusto. Meglio aspettare.