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  1. Marco Spampinato Rispondi
    La connessione università-mondo del lavoro può penalizzare l'Università. Al Sud, la scelta di proseguire gli studi è tradizionalmente meno basata sul calcolo "razionale" tra prospettive attuali e future: il passaggio scuola-università è quindi meno sensibile al contesto economico. D’altronde, se si riforma continuamente l'Università per problemi che originano nel sistema economico, si può peggiorarla invece di migliorarla. Il Rapporto RES offre elementi interessanti sulla disomogeneità interna nelle/tra Università, ma per spiegare la riduzione degli immatricolati penso sia centrale la motivazione dei laureati nel mondo del lavoro. Il rapporto ISFOL sulla qualità del lavoro (2013) supporta una impressione soggettiva: in Italia c'è più demotivazione tra i laureati che tra chi possiede titoli di studio inferiori. E’ una indicazione opposta a quanto atteso dalla teoria e rilevato da alcune indagini di livello europeo. Con un ’“eccesso di istruzione”/“eccesso di competenze”, il mercato domanda meno laureati competenti (così per master e dottorati). Senza una politica favorevole, si ha quindi emigrazione di intellettuali e lavoratori demotivati. Che fare? L'inverso dell'adeguare l'Università al mondo del lavoro (ciò che dequalifica i laureati italiani): l'Università deve essere misurata su obiettivi intrinsecamente validi ¬ la conoscenza per la conoscenza prima di tutto. Solo così può offrirsi come punto di riferimento utile per lo sviluppo umano.
  2. renata targetti lenti Rispondi
    Sono pienamente d'accordo con sergio e matteo. L'esperienza dei giovani laureati in Italia è sconfortante. All'estero sono tra i migliori, in Italia restano per molto tempo disoccupati. Non solo perchè hanno seguito il percorso sbagliato (lettere, scienze politiche, giurisprudenza, sociologia e così via), ma perchè manca la domanda delle loro competenze. Basta seguire le richieste di siti tipo “tutto lavoro”. Si domandano fresatori, addetti commerciali, rappresentanti...Molto raramente si richiedono professionisti. Con quale motivazione, un giovane che voglia lavorare in Italia, dovrebbe sostenere un percorso che richiede elevati costi umani con scarse possibilità di vedere poi riconosciutea la propria professionalità? Credo che la soluzione vada ricercata in uno sforzo, anche istituzionale, per facilitare il passaggio scuola-lavoro, anche nel caso delle professioni liberali al di fuori dei tradizionali canali come insegnamento, magistratura, notariato e così via
  3. Laura Rispondi
    Nessuno spiega mai perché ci lamentiamo del basso numero di laureati e poi mettiamo il numero chiuso anche a facoltà scientifiche. Se è vero che il numero chiuso è dovuto alla ridotta capienza degli atenei ma anche alla previsione di futuro imppiego di certe figure professionali, evidentemente non c'è poi tutta questa necessità di laureati in un paese che pensa solo a cibo/ristoranti/food e che scambia per "innovatori" e "cervelli in fuga" quelli che aprono pizzerie all'estero.
  4. Marco Rispondi
    Non puó essere che queste tendenze siano anche influenzate dal fatto che una percentuale sempre piú grande di giovani italiani va a studiare all'estero?
  5. Sergio Rispondi
    E di che cosa vi stupite? ma le avete sentite le dichiarazioni di Poletti sul valore della laurea?
  6. davide445 Rispondi
    Senza ripetere il mantra dell'inutilità della laurea in un paese come l'Italia posso portare la mia esperienza: laurea in scienze massimo dei voti in un istituto tra i primi 3 in italia, MBA massimo dei voti con lode nella seconda business school in Italia, specializzazione in risk management all'estero tra le prime 5 in Europa. Sono disoccupato (nel senso non pagato per le molte iniziative che comunque porto avanti) da quasi 2 anni, sto ovviamente guardando come trasferirmi all'estero.
    • davide445 Rispondi
      A proposito di formazione volevo condividere un'altra esperienza: vivendo in una ricca provincia autonoma ho fatto richiesta per il finanziamento di un corso di riqualificazione professionale presso una scuola del nord Europa tra le migliori al mondo sui temi di interactive media, interessata a profili come il mio. La proposta è stata bocciata con la motivazione che si preferisce investire nella riqualificazione di figure che NON hanno una formazione universitaria, offrendogli una nuova qualifica PROFESSIONALE. Chi ha una formazione universitaria e vuole rimanere nel mercato locale si deve arrangiare. Il concetto di formazione permanente non è evidentemente contemplato (tralasciando altri motivi locali che possono orientare la scelta su diversi candidati).