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  1. jorge Rispondi
    Il trasferimento di risorse da Nord a Sud Italia non ha paragoni, per dimensioni e durata, a livello mondiale. I risultati sono stati pessimi: nessuna convergenza su produttività e sviluppo, focus delle migliori risorse del Sud verso la appropriazione di risorse pubbliche invece che verso iniziative imprenditoriali, soffocamento delle stesse potenzialità produttive del Nord a causa di oneri insostenibili. Con un terzo del paese che consuma ma praticamente non produce la conseguenza è il declino graduale dell'intero paese: i paesi nostri concorrenti sono ben contenti della palla al piede che si ritrovano le nostre risorse produttive del Nord.
    • marco Rispondi
      Bravo ti quoto in toto.
    • ciro Rispondi
      eccone un altro convinto di mantenere tutto il Sud col suo lavoro e le sue risorse produttive! Sai che al sud paghiamo più tasse di quanti servizi riceviamo in cambio?
  2. Marco Rispondi
    Le vostre conclusioni non sono quelle del prof. Ricolfi nell'immenso sacco del nord. Ovviamente non mi convincete (sono sulla stessa lunghezza d'onda di Andrea e Forin) ma mi piacerebbe vedere una discussione approfondita sul tema.
    • bob Rispondi
      ...Ricolfi? Il Piemonte come territorio è stato il maggiore usufruitore della Cassa del Mezzogiorno (leggesi FIAT) il 60% del sistema produttivo del territorio girava intorno alla FIAT (sub-fornitori- servizi- logistica etc) . La politica è il dibattito dovrebbe analizzare dati e progetti all'intermo di un sistema - Paese ( come fanno i Paesi seri), invece si preferisce trovarsi un "alibi" o un " nemico" e lavarsi la coscienza ma perdendo di vista la realtà che inesarabilmente non fa sconti a nessuno
      • marco Rispondi
        Bob e quindi? Era un sistema artificiale che e' scomparso (ormai Fiat finalmente compete Nell agone internazionale) ma tutto il parassitismo e clientelismo generato dalla politica al sud con la colpevole connivenza del popolo del sud stesso rimane tutto! Se non si correggono queste distorsioni (il parassitismo che distrugge ogni possibile buona allocazione delle risorse al mezzogiorno) non si va da nessuna parte. Ricolfi lo ha magistralmente dimostrato nel suo libro.
  3. ANDREA Rispondi
    Il sud lo ha rovinato l'assistenzialismo politico a danno del nord..quindi due piccioni nella pentola..nord e sud....è la politica e la burocrazia la rovina dell'Italia..il sud avrebbe mille potenzialità inespresse, lì in mezzo al mediterraneo...il federalismo è necessario perché sinonimo di responsabilità degli eletti di fronte ai propri elettori e maggior controllo!!!
    • bob Rispondi
      "Il sud lo ha rovinato l'assistenzialismo politico a danno del nord". Vai a vederti i dati di chi ha utilizzato la Cassa per il Mezzogiorno e con quali modalità. Il Federalismo si fa dove le dimensioni lo consentono non in territori con gli stessi abitanti di 2 condomini di Roma...altrimenti è creazione e spartizione di poltrone inutili oltre che di localismi e clan familiari.
  4. paolo forin Rispondi
    Concordo con il commento precedente ed osservo che ipotizzare un qualsivoglia criterio di redistribuzione per dimostrare che il Sud riceve meno di quanto ne risulta è un puro esercizio accademico. Inventiamone uno che dimostri che Il Veneto riceve meno, ha lo stesso valore (cioè nullo), e la conclusione è opposta
  5. Alessandro Garilli Rispondi
    Probabilmente l'autore manca di obiettività sulla destinazione della spesa pubblica: sprechi, assunzioni, organici sovradimensionati devono essere foraggiati da chi invece cerca di mantener maggior rigore?
    • Giuseppe Rallo Rispondi
      Devo dire che rimango sempre stupito della considerazione che danno i media alla "CGIA di Mestre" come se fosse un centro studi di livello internazionale, è semplicemente la lobby degli artigiani del nordest, tutto ciò che pubblica non deve far altro che seguire una tesi: "al Nord ( in particolare nel Nord Est paghiamo troppe tasse", provate ad andare nel loro sito, esistono ricercatori, economisti, o studiosi "certificati" ? Non se ne parla. Quest'ultima ricerca è l'ennesima riprova della assoluta sufficienza con cui elaborano le loro tesi. Aggiungo alcune cose a quanto scritto dagli autori: 1) La sede legale e la residenza degli industriali e della maggior parte dei lavoratori è al nord ( ma i fatturati li fanno anche con le vendite al sud) è assolutamente logico che le imposte vadano alle regioni del nord; 2) La spesa in conto capitale del bilancio dello Stato italiano negli ultimi dieci anni è stata all'incirca del 75% al nord e del 35% al sud; 3) I trasferimenti alle imprese, stiamo parlando di 10 miliardi l'anno vanno quasi tutti alle imprese di Stato, ad esempio le Ferrovie che investono esclusivamente nel nord Italia. P.S. per Alessandro Garilli quando parla di maggior rigore si riferisce ai 30 miliardi del Mose di Venezia, oppure agli appalti dell'Expo di Milano, per non parlare della TAV....ma per favore!
      • bob Rispondi
        ....nella bolgia della mediocrità in cui da 30 anni a questa parte è caduto il Paese cosa si aspettava? Essendo un piccolo imprenditore sono allergico per esperienza alle " questioni" sia Sud che Nord, non sono altro pane ricco per il "politicchiucchi" e " biada grassa per il popolino" . Solo un dato è Incontrovertibile, anche considerando il periodo storico, questo Paese è cresciuto dal dopoguerra agli inizi degli anni '70 con il concetto di sistema-Paese. Dopo il disastro! Iniziato con il '68: distruzione della cultura e della scuola. Anni '70: le Regioni e fine del sistema-Paese. Gli anni '92 colpo finale: la distruzione di una intera classe politica per far e posto a miseri masanielli. Un Paese che non ha capacità critica e memoria storica è un Paese destinato a fallire. Come chi fa impresa che tralascia i dati storici per valutare le strategie future. Pensare soltanto che da Malagodi a La Malfa - padre siamo passati al "falegname" Bortolussi spiega la tragedia molto più di analisi e concetti di parte