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  1. luigi Rispondi
    Il problema è che da anni abbiamo una bilancia commerciale con la Germania in passivo e il differenziale di produttività è ascrivibile al peso fiscale su lavoro e imprese. Portare la bilancia in pareggio è essenziale per la permanenza dell'Italia nell'Euro, quindi essendo la tassazione già a livello da esproprio, pensare di spostare il carico fiscale dal lavoro ad altro è pura retorica. L'unico modo è tagliare la spesa pubblica. Il taglio va fatto direttamente sul numero dei dipendenti pubblici per circa 1,1 milioni di persone che comportano un costo tra salari, immobili, energia, arredi e macchinari di circa 80-90 miliardi di spreco all'anno. Come emerge dal paper del MEF la Germania ha il nostro stesso numero di dipendenti pubblici, ha una popolazione più elevata ed un PIL 1,63 volte più grande ed una qualità e quantità di servizi pubblici che noi ci sogniamo. Forzare lo Stato e gli Enti Locali a eliminare 1,1 milioni di posti di finto lavoro è l'obiettivo, se questo deve accadere con la proposta della Lega che sia, se qualcuno ha un modo migliore per eliminarli ben venga. L'alternativa è il fallimento dello Stato e il rischio di guerra civile.
  2. Maurizio Rispondi
    I legaioli la fanno semplice a me il 75% delle tasse. Faccio l'esempio della Sicilia che ovviamente continua a fare coriandoli dei soldi pubblici in maniera immorale ma che risentirebbe mlto di questi tagli e presumibilmente reagirebbe di conseguenza. Di certo non si consentirebbe più il pagamento di imposte in Lombardia ad imprese che le generano in Sicilia. Il solo spostamento della sede dell'ex Banco di SIcilia genera 250ml di imposte sui conti correnti a Milano sede Unicredit. Di certo poi le imposte sulla raffinazione non potrebbero andare al livello nazionale ma dovrebbero rimanere a livello regionale con la pox di metterne altre cosi per l'energia egli attuali e futuri gasdotti/rigassificatori. Penso che lo stesso accadrebbe con le grandi imprese di costruzione (molte del nord) e cosi via.. Ed infine non mi sembra che le regioni spendano meglio anzi forse rubano di più, una maggiore autonomia senza controlli con più fondi è una miscela esplosiva di cui l'Italia non ha bisogno
  3. antonio Rispondi
    L'articolo parla di una "secessione nei fatti" nel caso fosse attuata la proposta della Lega Nord: certo, mantenendo invariata l'organizzazione degli apparati pubblici sicuramente sarebbe come dividere l'Italia, tuttavia qualcuno mi potrebbe spiegare come mai praticamente tutte le Regioni del Sud (escludendo quelle a statuto speciale) hanno un rapporto tra spesa pubblica ed entrate superiore al 100%? Nei fatti, vivono al di sopra delle loro possibilità. Ora, premesso che non sono un leghista e che penso che l'unità nazionale vada in ogni caso garantita, questa situazione vi pare giusta? Per molti anni si sono fatti discorsi bellissimi ma alla fine è rimasto tutto invariato, la proposta della Lega non fa altro che rendere il rapporto spesa/entrate uguale per tutte le regioni, quindi non vi sarebbero discriminazioni per nessuno. Spiegatemi anche come mai al Sud si spende di più ma il servizio è in molti casi peggiore rispetto a quello erogato in molte località del Nord: quindi tutti questi soldi è probabile che non vadano a vantaggio dei cittadini meridionali, ma servano più che altro a mantenere intatta la fitta rete clientelare fatta di pochi a scapito di molti.
  4. andrea codognotto Rispondi
    e' pure vero quello che scrivono gli autori, ma bisogna rendersi conto che lasciare la situazione come e' oggi significa accettare implicitamente proprio la secessione di fatto... solamente spostata di qualche anno... il modello di sviluppo (o sociale o economico o che dir si voglia) che abbiamo avuto in questo paese dal 45 ad oggi e' semplicemente finito... la forza centripeta della Germania e dell'Europa da un lato e le rivoluzioni del Nordafrica dall'altro rendono insostenibile una situazione in cui una parte del Paese e' sovvenzionata dall'altra (o meglio ... in cui la "classe dirigente" romana e meridionale impone trasferimenti al Nord per compensare la popolazione del Sud - con l'assistenzialismo - e tenere quest'ultima in condizioni di dipendenza). Non cambiare oggi, significa accettare lo sfascio domani. Smontare questo sistema e' l'unico modo per liberare le energie positive del Sud e apprezzare il contributo che il Sud da' al resto del Paese (che altrimenti resta invisibile). Ma c'e' qualcuno che realmente crede di combattere i mulini a vento, affrontando le centinaia di milioni di persone che reclamano lavoro, anche a basso prezzo, in Egitto con gli organici pubblici monstre della Sicilia? Il non riconoscere la necessita' di riforme radicali e' il limite di persone anche oneste come Giarda e Barca.
  5. Antonio Aquino Rispondi
    I trasferimenti dal Nord potranno diminuire se aumenterà l'occupazione nel Mezzogiorno. La proposta della Lega di lasciare nelle regioni del Nord il 75% delle imposte in esse pagate pone in modo provocatorio un problema reale, a cui potrebbe essere data una risposta positiva affrontando seriamente e senza tabù il problema dell'occupazione nel Mezzogiorno. La causa fondamentale degli elevatissimi trasferimenti dal Nord al Sud dell'Italia é la fortissima differenza nel livello d'impiego del lavoro: circa il 65% delle persone in età da lavoro al Nord, circa il 45% al Sud; la differenza é ancora maggiore se si esclude l'occupazione non regolare, molto più elevata al Sud che al Nord. La causa fondamentale del bassissimo tasso di occupazione regolare al Sud (circa il 40%) é una carenza di competitività, determinata da differenze di produttività nelle produzioni a mercato internazionale (principalmente industria manifatturiera) non sufficientemente compensate da differenze nel prezzo del lavoro per le imprese. Un forte aumento dell'occupazione regolare potrebbe essere stimolato nel Mezzogiorno da differenze nel prezzo del lavoro per le imprese operanti in settori a mercato internazionale sufficienti a compensare le differenze di produttività, senza però che ciò comporti differenze di retribuzioni fra occupati nei settori a mercato locale (in primo luogo pubblica amministrazione) e occupati in settori a mercato internazionale. Ciò potrebbe essere realizzato mediante...