logo


  1. Marco Ferrari Rispondi
    L'articolo non considera altri costi dovuti all'uso dell'auto privata. I costi sanitari: il CO2 non è dannoso nel breve termine per la salute umana, invece le polveri sottili, gli ossidi di azoto, il benzene, ecc. risultato della combustione di gasolio e benzina, accorciano la vita media delle persone nelle aree inquinate della Pianura Padana. L'articolo non considera inoltre che il traffico e la congestione causata dall'uso dell'auto comporta perdite di ore, efficienza, produttività. Secondo me è semplicistico ridurre le esternalità negative dei mezzi di trasporto privati al solo costo del CO2. Per non parlare dei costi ambientali, di paesaggio, sociali di opere come la BreBeMi, la TEM ecc.
  2. chiara Rispondi
    Per fortuna c'è chi la pensa diversamente...ma all'estero,purtroppo (http://www.citylab.com/commute/2013/03/economic-case-rail-subsidies/5007/)
  3. Riccardo Martinelli Rispondi
    Sostenere la tesi che in Italia si dovrebbe investire meno in "treno" è semplicemente ridicolo. Certo, ci sono molti sprechi e l'organizzazione / gestione del trasporto collettivo fa acqua da tutte le parti (come peraltro molti altri servizi pubblici). Ma tutti gli altri paesi europei occidentali - dico tutti - che offrono servizi di gran lunga superiori, per qualità, ma anche per quantità -specie attorno ai grandi agglomerati- sono collettivamente in errore? Ormai in nessun paese sviluppato si perora ancora la causa della mobilità privata (neppure negli USA che l'hanno inventata). Questo articolo è un classico esempio di come un ragionamento puramente economicistico, avulso dalla realtà dell'esperienza quotidiana di chi si sposta tutti i giorni, possa portare a tesi così stridenti con il buon senso da risultare ridicole.
  4. chiara Rispondi
    In tutti i questi paesi il servizio ferroviario nazionale pubblico é fortemente sussidiato e, spesso, intelligentemente associato al trasporto su bici, contribuendo in modo significativo a decongestionamento delle strade, riduzione degli incidenti stradali, dell'inquinamento e, dunque, alla salute e alla qualità della vita della popolazione. Il tutto con ovvi impatti economici, se si considera una visione di lungo periodo, come dovrebbe essere quella di un servizio pubblico essenziale e strategico come quello dei trasporti.
    • Francesco Ramella Rispondi
      Come evidenziato in precedenti articoli (http://www.lavoce.info/archives/3049/riequilibrio-modale-neanche-la-svizzera-e-un-modello/; http://www.lavoce.info/archives/26259/contrordine-meglio-il-tunnel-dei-mezzi-pubblici/) una miglior dotazione di servizi di trasporto collettivo può modificare solo in misura marginale la ripartizione modale tra trasporto individuale e collettivo. I fattori determinanti ai fini dell'evoluzione dell'impatto ambientale della mobilità e della sicurezza sono l'innovazione tecnologica e le politiche di controllo e repressione dei comportamenti "a rischio" dei conducenti di veicoli.
  5. chiara Rispondi
    Da consueta lettrice e estimatrice di questo sito, e da pendolare piemontese rientrata da poco in Italia, e alquanto frustrata dalla qualità del servizio ferroviario, devo ammettere una certa delusione alla lettura di questo articolo,che trovo quantomeno parziale e miope. Concordando con chi ha commentato prima di me, ritengo che il tema della mobilità - e dunque dei benefici sociali che ne derivano - non possa essere trattato in termini puramente economicisti o quantitativi, tanto piu' in un paese geograficamente complesso e variegato come il nostro. La mobilità, e dunque la connettività del territorio, le relazioni centro/periferia, etc. hanno nel lungo periodo ricadute cruciali sulla qualità della vita, del paesaggio (sia urbano che rurale), sull'ambiente, e dunque indirettamente sulla redistribuzione del reddito e del benessere sociale. Negli ultimi anni ho avuto modo di trascorrere lunghi periodi in paesi del nord/centro Europa (Olanda, Lussemburgo, Germania) dove a fronte di tarife appena leggermente piu' alte si gode di un servizio capillare, frequente, e di qualità in termini di confort, pulizia, modernità delle infrastrutture e soprattuto puntualità, tutti aspetti che contribuiscono ad aumentare il numero delle utenze e quindi della sostenibilià economica del servizio, oltre a garantire un servizio decoroso ed efficiente anche a coloro i quali per vari motivi non possono/vogliono sosteneri i costi e lo stress del trasporto su gomma.
  6. bob Rispondi
    Vorrei dire ai Prof che il problema del pendolarismo non può risolversi solo con statistiche , numeri e percentuali e prendendo solo in esame i mezzi di trasporto da utilizzare. Il pendolarismo è strettamente collegato in un Paese alla politica demografica che il Paese imposta con politiche lungimiranti. In Italia ci sono aree intasate e aree completamente deserte. Quindi uno squilibrio nella collocazione e movimentazione delle persone enorme. Tale squilibrio è maggioremente aggravato dalla conformazione geografica del Paese Italia. Una politica accorta e lungimirante, tanto per portare un esempio, avrebbe applicato la politica impostata in Alto Adige anche a tutta la fascia Appenninica, in maniera da stimolare le persone a rimanere ( come in Alto Adige) e non rendere "deserto" intere zone e costrigendo le persone a vivere in alveari come le periferie di Roma o Milano. Certo una politica del genere comporta progetti, risorse e soprattutto idee ma soprattutto non paga ( il politico) nell'immediato. Paga molto più un enorme opificio alla periferia con tanti posti immediati ( quindi tanti voti) ma tanti problemi e scarsa qualità della vita scaricati sulle spalle del popolino
  7. Amegighi Rispondi
    Karl Popper diceva che i dati (sperimentali) vanno discussi e non "giustificati". Chiaro l'errore in cui cade Legambiente, partendo ovviamente, da un punto che deve dimostrare vero. Fosse stata un'ipotesi, avrebbe dovuto analizzarla criticamente. Ma, mi permetto, anche il vostro articolo, parte da un punto e non da un'ipotesi, a meno che non mi concediate che il titolo e sottotitolo, sono sbagliati e fuorvianti per il lettore. Voi confutate, con dati e analisi, il fatto che per effetti ambientali e per economicità, il trasporto su treno possa essere una scelta corretta. Convengo con le vostre analisi, ma rimane aperto il punto: se invece di andare in treno, quei pendolari andassero in macchina, cosa succederebbe ? Ma, soprattutto, cosa succederebbe all'intero sistema, se tutti andassimo solo in macchina, di qui a 10-20 anni ? A me pare che qualunque discussione di affronti, essa debba essere una discussione di "sistema". Così come non si può pretendere di capire e curare le malattie nervose, conoscendo solo la cellula nervosa, e non come funziona l'organo cervello in cui le cellule interagiscono tra in modo specifico, così la discussione non può prescindere dall'analizzare lo scenario in modo totale, dapprima, ed eventuale particolare, poi, una volta delineati gli aspetti particolari critici e possibilmente modificabili. L'interazione sociale NON è semplicemente un'insieme di mattoni lego messi assieme, e il comportamento derivante è complesso.
  8. stefano delbene Rispondi
    Non so se i Professori Ponti e Ramella siano utilizzatori dei servizi di trasporto pubblici. Pur non essendo un vero pendolare, faccio comunque uso frequente dei mezzi di trasporto pubblici, autobus e treno (non la metropolitana perchè nella mia città è poco più che simbolica), e noto che i principali utilizzatori sono lavoratori e lavoratrici immigrati, studenti, donne, anziani. Gruppi sociali che quindi ricevono indirettamente un trasferimento di reddito dalle basse (!?) tariffe, generando quindi un indubbio effetto redistributivo. Il fatto che molte persone appartenenti alle classi medie o medio-basse usino preferibilmente il mezzo privato è dovuto probabilmente, oltre all'indubbia maggiore flessibilità di utilizzo, a ragioni che più che alla razionalità economica trovino spiegazione nelle teorie di Veblen. Per quanto riguarda poi i calcoli dei costi/opportunità legati all'uso dei vari sistemi di trasporto, è evidente che per iol trasporto pubblico essi non possono che diminuire all'aumentare degli utilizzatori, contrariamente da quanto succede per il trasporto privato, dove le esternalità aumentano, assieme alla congestione. A questo proposito vorrei aggiungere che a mio parere bisogna smettere di considerare solo le emissioni delle macchine: c'è anche lo smaltimento dei prodotti consumabili (oli, gomme), delle carcasse di auto, delle lavorazioni ed infine le strade stesse. Consideriamo tutte le conseguenze del trasporto su gomma!