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  1. Antonio Agostini Rispondi
    Siamo sicuri che il calo delle nascite sia sempre e comunque un male? Non siamo forse un paese con una densita' abitativa molto piu' alta della media europea? Ho paura che molte delle argomentazioni a favore di una ulteriore crescita della popolazione dipendano soprattutto da due timori: il futuro pensionistico e l'abbassamento della percentuale di italiani doc rispetto agli immigrati. Mi sembrano due motivazioni molto risibili e anche facilmente risolvibili: sistema contributivo per il primo; maggior controllo sull'immigrazione nel secondo. Ma continuare ad alimentare la bomba demografica (a livello mondiale) mi sembra assurdo. Sono contento, invece, se l'Italia aiuta nel suo piccolo a contenerla. L'economia dei prossimi decenni non sara' piu' in grado di assicurare un lavoro a numeri cosi' alti di popolazione: la manifattura si spostera' sempre piu' fuori Europa; molte attivita' verranno automatizzate e lavori anche qualificati tenderanno a scomparire sempre piu'. Il futuro e' di quelle professioni non predittive e percio' non automatizzabili. Avete presente il servizio di consulenza legale via web? Quanto pensate che passera' prima che venga del tutto automatizzato, tramite contratti standard e profilatura dei clienti? Persino le cassiere nei supermercati cominciano a sparire, sostituite da sistemi automatici di pagamento. Ho paura che, riguardo al problema demografico, si continui a ragionare sulla base di concetti vecchi e superati.
  2. stefano delbene Rispondi
    Io temo che, invece, come avviene in Francia, porti persone in difficoltà economica ad avere un altro figlio, pensando così di poter contare su di un reddito aggiuntivo. Potrei immaginare, invece, l'istitutuzione di un salario di cittadinanza, rivolto indistintamente a tutta la popolazione, che porterebbe una minori incertezza esistenziale nelle persone, spingendo, ma in questo caso solo chi la scelta di avre un bambino/a la ha già maturata, ad avere meno remore verso la sua realizzazione.
  3. Diamante Rispondi
    Meglio un bonus che niente? Già partiamo male. In una situazione di ristrettezza, si dovrebbe agire su priorità, proprio perché non è possibile far tutto. Poi qual è il reale scopo di questa misura? E' evidente: alimentare i consumi, ossia come gli altri 80 euro, cercare di abbellire in ogni modo i numeri senza interventi strutturali e duraturi (sempre al breve periodo si pensa). Non serve invece a nulla per lo scopo presunto in questo articolo. O l'autore vorrebbe farci credere che grazie agli 80 euro le giovani coppie si decideranno a fare figli? Quello che serve è una politica che faciliti la vita a chi ha figli e deve conciliarli con la vita lavorativa. Come primo intervento quindi serviva semmai un incentivo sugli asili nidi, certo non sufficiente ma che appunto delineava la giusta strada. Qui invece siamo sempre alla politica della spesa di democristiana memoria. Diamo 80 euro sperando che oggi consumino di più (non certo facciano figli), magari tagliando alla previdenza di domani. Il peggio del peggio. E mi preoccupa che un professore sia tanto superficiale da dire "meglio di niente". Bella forza!
  4. Patrizio Di Nicola Rispondi
    Non entro in merito alla misura degli 80 euro, ma non pensa che una delle cause della riduzione di natalità sia anche il boom durante la crisi del lavoro precario, che oltre a tenere bassissimi i redditi rende l'esistenza delle persone molto incerta. Nel mio recente libro "Storie Precarie" la maggior parte delle intervistate ha espresso il massimo disappunto proprio per questo aspetto del lavoro flessibile.
  5. Fabio Rispondi
    La misura degli 80 euro prevista dal governo la considero una mancanza di rispetto nei confronti degli italiani, una presa in giro colossale. Perché? Perché è una misura alla "tieni i soldi e arrangiati. Poi non dire che il governo non ha fatto nulla". Il vero nodo, a mio avviso, è il potenziamento dei servizi di supporto soprattutto per le madri lavoratrici, ad esempio una maggiore accessibilità ai servizi di nido/scuole materne. Invece niente. Nemmeno una settimana fa la FISM del Veneto ha inoltrato comunicazione che avrebbero scioperato due giorni non solo per il brusco taglio delle erogazioni per il 2015, ma anche del mancato completo pagamento dei contributi già deliberati per il 2014. Quella degli 80 euro è la solita pagliacciata.
  6. stefano monni Rispondi
    L'iniziativa del governo risponde alla solita logica del "contentino", come amo definirlo io. Prima di tutto, come spiegato nell'articolo, stiamo attraversando un periodo di crisi che impatta sulla propensione, per usare un termine economico, alla maternità, a generare figli. Certo è che la stessa crisi avrebbe impatti altrettanto costosi, sulle famiglie, qualora incentivassimo le nascite, senza aver prima risolto i problemi economici. Classico problema dell'analisi costi/benefici tra diverse alternative. Inoltre, mi domando come ci si possa nascondere dietro un dito, senza ammettere la solita "partita di giro", operata dal governo. Da una parte, tagliamo le risorse agli enti locali, magari tagliando anche alcuni di questi che erogano servizi. Facciamo in modo che vengano eliminati i servizi pubblici, come asili nido ed altri che sono diretti proprio ai futuri neonati e alle loro famiglie, secondo la logica della spending review e del pareggio di bilancio, ma dall'altra diamo alle famiglie il "contentino" in denaro. Quindi diamo soldi alle famiglie per fare figli ma poi le stesse famiglie devono pagare tutti quei servizi necessari per il figlio che intanto gli abbiamo tolto. Ricordo infine l'economista Ernesto Rossi che evidenziava le differenze tra i vantaggi dei servizi pubblici in natura e gli svantaggi nel fornire invece denaro alle famiglie . Non c'è certezza, in questo ultimo caso, che il denaro offerto venga utilizzato per le finalità per cui è stato assicurato.
  7. M.S. Rispondi
    Non credo di essere d'accordo sugli 80 euro, ma poco importa in un certo senso, poiché condivido che si debba capire, non solo lanciarsi lancia in resta pro o contro. Il grafico che lei presenta (figura 1) dice tutto quello che, invece, senza fare calcoli. si avverte (anche da conversazioni informali, etc.). Ovviamente lei ha preso solo due regioni, non le 4/5 del sud, confrontate con il centro-nord, come si poteva anche fare (nello lo stesso arco temporale che include tutti gli anni duemila). Per me il punto centrale è che tutto il Mezzogiorno sta subendo una drammatica politica economica, totalmente a suo danno, o a danno delle generazioni più giovani, e l'andamento della fecondità sembra parlare sin troppo chiaramente in questo senso. C'è molto da capire, e molto che non va. In primo luogo c'è da discutere se la gente che si occupa oggi di Mezzogiorno è adeguata al ruolo che ha assunto, o se non vada aperto un vero processo civile, democratico, per capire che cosa stiano facendo. Dall'assurdo "Piano per il Sud", un testo - o molti testi - pieni di imprecisioni, di errori madornali, di sostanziali prese in giro, fatti solo per compiacere il potere, che cosa è cambiato? E anche su periodi precedenti c'è da capire. Non si può contrastare corruzione e criminalità in un clima di insopportabile pregiudizio, o di vero e proprio razzismo contro i meridionali, alimentato inizialmente da partiti che avrebbero potuto essere messi fuori legge in altri paesi, ma poi anche da altri.