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  1. Sandro Rispondi
    Sono totalmente d'accordo. La maternità non va indennizzata ma va favorita e promossa con i servizi. Esiste un fondo in favore dei datori di lavoro che creano asili nido. sarebbe stato più giusto finanziare questo fondo. Magari favorendo l'accesso a tale fondo da parte delle piccole imprese nelle aree artigianali mediante consorzi o altre forme associative.
  2. riccardo Rispondi
    Umilmente mi permetto di far notare che non solo mancano gli asili nido, ma molti comuni non hanno nemmeno le scuole dell'infanzia (o materne o asili) pubbliche. Nella provincia di Como sono in maggioranza i comuni che hanno un asilo privato (generalmente gestito da istituzioni religiose o derivati) con rette mensili molto più alte di 80 euro. Forse questo meriterebbe un ulteriore dossier.
  3. Federico Rispondi
    Si potrebbe copiare l'äitiyspakkaus finlandese, che ha ridotto la mortalità infantile a bassi costi. Se servono provvedimenti di costo limitato ma che abbiano un immediato effetto sulla spesa delle famiglie (e sulla popolarità del governo), posso capire che i nidi siano troppo complicati. Però il "pacco maternità" finlandese potrebbe essere un modello facile da imitare, o addirittura potenziare. Sarebbe facile individuare beni per un valore di qualche centinaia di euro e poi centralizzarne l'acquisto (o persino la distribuzione) in CONSIP.
  4. Massimo Amodio Rispondi
    Abbattiamo il costo del lavoro. Ma non per i McDonald's di Italia. Abbattiamo il costo del lavoro per i servizi municipali e le onlus, che reggono il welfare. Io sono disposto a lavorare anche gratis nei miei periodi di inoccupazione, a soli rimborso spese e assicurazione infortuni, ma non per arricchire l'Oscar Farinetti di turno ricavandone personalmente un salario ridicolo, ma per garantire i servizi comunali e il welfare della mia città facendone crollare i costi, in tasse e tariffe, e per ricevere di converso a casa ogni mese un reddito minimo universale semplicemente perché cittadino maggiorenne di uno stato avanzato che non lascia indietro nessuno. Altro che gli 80 euro a questa o quella categoria, per poi avallare politiche del lavoro che si orientano ripetutamente in antitesi al progetto di un'economia fondata sulla conoscenza e sulla tecnologia, che inseguono la Cina e producono effetti sperequativi sulla distribuzione dei redditi d'una nazione dal divario sociale già fin troppo accentuato e fin troppo perturbante la sua organizzazione democratica.
  5. Chiara Fabbri Rispondi
    Dovrebbero ormai essere disponibili studi sull'effetto (nullo) del bonus bebè del governo Berlusconi che dimostrano con ogni evidenza come il ritorno di questo tipo di iniziative rispetto al costo per le finanze pubbliche è assolutamente negativo. Come l'articolo chiarisce in modo eccellente, sarebbe necessario seguire l'esempio di paesi con politiche di provato successo, invece di ripetere sempre gli errori nostrani.