Il decreto salva-Roma doveva essere condizionato alla liquidazione di partecipazioni in società non direttamente collegate a finalità sociali. Perché gli intrecci azionari di Roma Capitale e della regione Lazio sono impressionanti. Una nuova puntata della nostra inchiesta “Spendere meno si può”.
Dalle indagini giudiziarie di Milano emerge la contiguità tra gli uomini del crimine organizzato e molti imprenditori che si mettono in affari con i mafiosi per recuperare crediti o ottenere finanziamenti. Con rassegnata naturalezza. Salvo accorgersi, troppo tardi, di esserne diventati ostaggi.
Mentre studi dell’Istat (e dell’Ocse) stimano con metodi molto discutibili i differenziali di capitale umano tra uomini e donne, un Dossier con i nostri interventi sulla questione femminile.
Se la Tobin tax in salsa italiana si è rivelata un fallimento, una piccola tassa a livello europeo su ogni transazione finanziaria potrebbe invece ottenere un gettito di 10 miliardi di euro da destinare al sostegno delle riforme strutturali. La Banca centrale europea lascia invariata la politica monetaria nonostante i tentennamenti nella ripresa. Gli euroscettici rischiano di diventare facili profeti di sventure.
Nel piano quadriennale delle Ferrovie dello Stato, investimenti per 6 miliardi all’anno, circa due terzi a carico dei contribuenti. Su come vengono spesi questi soldi mancano verifiche preventive e successive. E c’è opacità sui sussidi pubblici all’esercizio del trasporto. Sarebbe ora di dare trasparenza ai treni.
Una replica di Borri, Nisticò, Ragusa e Reichlin a “Come uscire dal pantano delle detrazioni fiscali“.
La replica a Paladini e Visco
Di Nicola Borri, Salvatore Nisticò, Giuseppe Ragusa e Pietro Reichlin
il 07/03/2014
in Commenti e repliche
Ruggero Paladini e Vincenzo Visco su lavoce.info propongono una riforma ambiziosa della tassazione sui redditi volta a eliminare le distorsioni prodotte dalle detrazioni di imposta decrescenti, in parte criticando il nostro precedente articolo pubblicato, sempre su lavoce.info, l’11 febbraio in cui proponevamo una diversa riforma che cercava di limitare le medesime distorsioni adottando una detrazione fissa per redditi tra gli 8 e i 15 mila euro, e decrescente poi in maniera lineare fino a 55 mila euro.
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