MERCOLEDì 11 MARZO 2026

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Il Punto

Con la crisi economica e gli interventi del governo Renzi in materia istituzionale e tributaria, il modello di federalismo fiscale disegnato dalla riforma del Titolo V della Costituzione ha perso pezzi e coerenza. Ma non ce n’è ancora uno alternativo. È urgente metterci mano.
La Bce ha deciso che le banche greche non potranno più chiederle fondi dando in garanzia titoli del debito pubblico del loro paese. Un provvedimento tecnico ma anche un segnale politico: se Atene e Bruxelles non arrivano a un accordo, non sarà Draghi a togliere le castagne dal fuoco all’area euro. Il ministro delle finanze ellenico Varoufakis propone all’Europa di convertire il debito verso i creditori sovrani in derivati indicizzati alla crescita del Pil greco. La proposta presenta pochi vantaggi e molte difficoltà di attuazione. A cominciare dal fatto che manca di un piano credibile per la crescita.
Siamo (quasi) in deflazione, come mostra il grafico. Un buon affare per chi ha un lavoro, perché il potere d’acquisto del suo salario è aumentato. Per gli altri (e forse per l’Italia), un rischio da brivido.
L’intenzione del governo di privatizzare (parzialmente) Ferrovie dello stato mettendo sul mercato il 40 per cento della holding si scontra con la logica del mercato. La società infatti è proprietaria della rete dei binari, asset costosissimo e poco redditizio per gli investitori. Che è bene rimanga pubblico. Ecco perché e come.
Sotto la pressione degli investitori internazionali, il governo fa una parziale marcia indietro sul voto maggiorato o plurimo. Rimane che un troppo elevato premio di fedeltà agli azionisti di lungo corso per dare stabilità all’impresa rende inamovibili i soci di maggioranza (a partire dalle fondazioni bancarie). Un meccanismo controverso da ripensare.
La giunta per le immunità ha “assolto” il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli per gli insulti razzisti rivolti all’ex-ministra Cécile Kyenge. Crediamo che la giunta abbia commesso un grave errore, interpretando in maniera del tutto impropria il principio della libertà di espressione. Riteniamo che la battaglia politica ancor prima dei rapporti quotidiani tra persone debba mantenersi all’interno di regole civili. La redazione de lavoce.info esprime solidarietà all’on. Kyenge. 
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Anche il “whatever it takes” di Draghi ha un limite

Draghi ha lanciato un monito alla Grecia e ai partner europei: devono trovare un accordo su debito e programma economico. Non possono pensare che la rete di salvataggio della Bce risolva tutti i problemi. Una mossa coraggiosa ma con qualche rischio.

Se la Grecia riparte dai derivati

Il piano che il ministro delle Finanze greco illustra ai leader europei in questi giorni prevede la conversione di parte del debito in titoli indicizzati alla crescita del paese. La proposta avrebbe diversi vantaggi, ma la sua realizzazione è ostacolata da una grave difficoltà tecnica.

Privatizzare le Ferrovie dello stato: quali strade possibili?

Si ritorna a parlare di privatizzazione di Fs. Il governo sembra intenzionato a vendere una quota di minoranza per fare cassa e non cambiare la struttura dell’azienda. Meglio sarebbe privatizzare solo alcuni servizi ad esempio l’alta velocità. Vediamo perché

Luci e ombre sul voto maggiorato

Sul voto maggiorato nelle imprese quotate non è facile trovare un equilibrio tra le contrapposte ragioni di favorevoli e contrari. Meglio un mercato piccolo e bello o uno grande e brutto? Servono norme il più possibile coerenti con le finalità da perseguire. Necessaria la valutazione.

La deflazione che (ancora) non c’è

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L’inflazione di gennaio è scesa a -0,6 per cento su base annua. Si parla dunque di deflazione.
Il dato è determinato dal crollo dei prezzi dei beni energetici (-9,1 per cento) che contano per il 9 per cento del paniere dei prezzi al consumo. I prezzi dei beni non energetici sono invece saliti dello 0,1 per cento, quelli dei servizi dello 0,5 per cento.
Per ora la discesa progressiva dell’inflazione verso (o sotto) lo zero si è tradotta in un aumento del potere d’acquisto dei salari, cresciuti dell’1,1 per cento nel 2014 (il netto tra +1,3 dei salari nominali e del +0,2 per cento dell’inflazione). L’aumento del potere d’acquisto dei salari del 2014 è una novità: il dato era stato di +0,2 nel 2013, -1,5 nel 2012 e -1,1 nel 2011. Per chi ha un lavoro l’inflazione zero non e’ poi tanto male.

Per ridurre la disoccupazione non basta la ripresa

Perché la disoccupazione diminuisca occorre una ripresa dell’economia. Ma l’aumento dei fatturati va accompagnato da misure che rendano più conveniente creare posti di lavoro in Italia, scoraggiando la delocalizzazione. L’analisi dei dati Istat su occupazione e Pil trimestrale.

Il Punto

Sergio Mattarella, appena nominato presidente della Repubblica, ha rivolto il primo pensiero alle difficoltà e alle speranze dei concittadini. Tra queste, ai primi posti c’è sicuramente il lavoro. Conti alla mano, si vede che la ripresa non basterà a ridurre la disoccupazione se non arriveranno anche riforme (del lavoro, del fisco, della pubblica amministrazione, della giustizia civile) che scoraggino le delocalizzazioni. Riforme il cui iter -tra annunci, impegni, scadenze fissate e poi slittate- è difficile da seguire per gli italiani. Per questo proponiamo un Orologio delle riforme che riassume schematicamente il cammino dei provvedimenti.
Parlando di lavoro che non c’è, spieghiamo anche come i dati mensili Istat su occupazione e disoccupazione offrano un quadro solo parziale di ciò che succede sul mercato del lavoro. E che cosa serve per far funzionare i servizi di orientamento, mediazione e formazione professionale. Meglio darli in mano alle regioni o al governo centrale?
Ora che il dado del Quantitative easing è stato tratto (da Draghi) rimane la grande domanda sulla sua efficacia nel rilanciare il credito e l’economia. Contro il pessimismo della Bundesbank, si possono ricordare i possibili benefici di contrasto alla deflazione, di diminuzione del rischio dei debiti sovrani e di risanamento dei bilanci in sofferenza delle banche.
Ribattezzata “legge anti-moschee”, la nuova normativa della regione Lombardia sui luoghi di culto riguarda formalmente tutte le religioni ma nei fatti ostacola quella islamica. Di dubbia costituzionalità, serve a chi privilegia la propaganda alla soluzione ragionevole dei problemi.
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L’orologio delle riforme

Sui siti governativi e sui media abbondano i cronoprogrammi delle riforme del governo. Per i  non addetti ai lavori è però difficile orientarsi sul quando e sul cosa è stato promesso esattamente. E a che punto sono i passaggi legislativi. Proviamo a semplificare l’accesso a una materia tanto importante e tanto ostica con il nostro “orologio delle riforme”. Scaricate il file pdf, cliccate sui link e seguitene gli aggiornamenti sul sito.

Occupazione: i limiti dei dati mese per mese

I dati mensili dell’Istat su occupati e disoccupati si limitano a pochissimi indicatori. Per evitare spiegazioni congiunturali di dubbia tenuta, è opportuno analizzarli in una prospettiva temporale più lunga. Ed è utile metterli a confronto con i numeri sulle unità di lavoro.

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