GIOVEDì 14 MAGGIO 2026

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Sistema delle garanzie: si può fare ancora di più*

Dal pegno non possessorio al patto marciano, le misure adottate nel 2016 hanno contribuito a un sensibile ammodernamento del sistema delle garanzie in Italia. Rendendolo più consono ai mutamenti del processo produttivo. C’è, però, ancora margine per rafforzare gli effetti positivi delle riforme.

Il domani della finanza pubblica è sempre meglio dell’oggi

Nel Documento di bilancio inviato a Bruxelles il governo si impegna a proseguire il lento calo del deficit e a iniziare una riduzione del debito sempre promessa ma finora mai realizzata. I risultati più consistenti sono in arrivo, grazie alle clausole di salvaguardia future, solo nel 2019.

Bilancio dello stato, una riforma in sordina

La disciplina del bilancio dello stato è nella legge costituzionale del 2012 e nelle norme successive. Con l’introduzione del concetto di “equilibrio di bilancio”. Provvedimenti recenti prevedono la fusione tra legge di stabilità e legge di bilancio.

Il Punto

Nel Documento di bilancio provvisorio (Draft budgetary plan) inviato a Bruxelles, il governo mette per iscritto gli obiettivi per il 2017-2019. Ci aspetterebbe un domani di conti pubblici in equilibrio e debito in calo marcato. Oggi però i segni di vero miglioramento dei saldi di finanza pubblica sono stentati. Intanto, tra pochi giorni giunge in Parlamento la legge di bilancio. Che ora accorpa anche la vecchia Finanziaria, unificando in un solo quadro entrate e spese dello stato e gli interventi a correzione dei conti. Sotto l’occhio attento di un organo terzo, l’Ufficio parlamentare di bilancio.
In attesa che si arrivi a una sola emissione di dati da parte delle varie fonti statistiche, l’inps registra le cessazioni dei rapporti di lavoro con il loro perché: dal licenziamento alle dimissioni, dalla fine del contratto a termine al decesso. Dal loro esame, incrociato con i dati regionali, escono conferme e sorprese. Tra queste, l’aumento dei cinesi licenziati.
Di solito si valuta quantità e qualità della ricerca scientifica usando il parere degli esperti. Si tratta di un mezzo complesso, costoso e per giunta poco trasparente. In alternativa, la bibliometria (il conto delle citazioni) è uno strumento imperfetto ma costa di meno e arriva a risultati più che accettabili. Come mostra uno studio.
Bisogna cominciare dalla scuola, inserendo economia e finanza tra le materie curricolari, la battaglia contro l’ignoranza diffusa che regna su questi temi nel nostro paese. Anche tra i giovani. Se ne parla da anni ma c’è solo un disegno di legge che vuole introdurre una sperimentazione. Troppo poco.

Il nostro amico e collega Massimo Bordignon è stato nominato membro dello European fiscal board, l’autorità Ue indipendente sulle materie fiscali. Per la durata dell’incarico non interverrà su lavoce.info sui temi di finanza pubblica italiana ed europea. A Massimo gli auguri di buon lavoro da tutta la redazione.

Per chi aumentano (di poco) i licenziamenti

Sono aumentati i licenziamenti con il Jobs act? C’è un lieve incremento da marzo 2016, benché prevalgano ancora nettamente le dimissioni volontarie per il tempo indeterminato. Il caso del Veneto sembra mostrare che si tratta soprattutto di lavoratori stranieri dipendenti da imprese straniere.

Valutare la ricerca con un indice. Bibliometrico

Esercizi di valutazione della ricerca sono sempre più diffusi in tutto il mondo. Richiedono però un notevole investimento di risorse. Si possono invece costruire semplici e trasparenti indici bibliometrici che riescono a dar conto della qualità dei lavori scientifici, riducendo nettamente i costi.

Ora di finanza obbligatoria

Gli italiani sanno poco di economia e finanza. Lo dimostrano studi e indagini. E se non si organizzano corsi curriculari di educazione finanziaria nelle scuole, l’ignoranza continuerà a regnare, privando i cittadini di conoscenze fondamentali. Perché investire nell’insegnamento della matematica.

Luci e ombre del decreto fiscale

Superamento degli studi di settore, rottamazione dei ruoli, abolizione di Equitalia e nuova imposta sul reddito dell’imprenditore sono le principali novità fiscali della legge di bilancio 2017. Tra interventi condivisibili e altri che porteranno a cadute di gettito, restano questioni aperte.

L’equità che manca alla manovra

La legge di bilancio 2017 stanzia quasi 2 miliardi per le pensioni e solo 600 milioni per il sostegno alle famiglie con figli. Ma le risorse non sono l’unico problema. La frammentazione degli interventi finisce per portare alla riproduzione intergenerazionale e territoriale della disuguaglianza. 

Il Punto

Con la legge di bilancio 2017 si perpetua un sistema assistenziale frammentato, per categorie e squilibrato a favore dei pensionati. Per l’anno che viene ci sono 1,9 miliardi di euro (7 nel triennio) solo per l’intervento assistenziale sulle pensioni. Appena 650 milioni, invece, per le famiglie, sempre a spizzichi e bocconi. Nella parte della manovra relativa al fisco si trovano l’abolizione di Equitalia, il superamento degli studi di settore e la nuova Imposta sul reddito dell’imprenditore (Iri). Con molti dettagli decisivi da precisare. Arriva il disinnesco totale degli aumenti di Iva automatici previsti dalla Finanziaria 2016. Si evita una stangata sui consumi. Ma vengono meno 15 miliardi di entrate nel 2017 e anche un po’ di inflazione che – secondo alcuni – avrebbe fatto comodo.
I tanti elogi per la ratifica dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici devono diventare un piano operativo di decarbonizzazione dell’economia. Che comporta trasformazioni radicali in molti modelli di business e  nuove opportunità. E, dunque, rientra nella promozione dei processi innovativi di Industria 4.0.
Tre su quattro fondi comuni promettono una cedola. Che però, nei casi in cui il rendimento è insufficiente, viene pagata prelevando i soldi dal capitale dell’investitore. Tutto ok sotto l’aspetto formale (e infatti il regolatore tace). In sostanza, un vero trucco ai danni dei risparmiatori.
Con un provvedimento allo studio andrà forse in soffitta la bocciatura nelle scuole elementari e medie. Ripetere l’anno è un guaio e può accrescere gli abbandoni. Ma, al posto dell’abolizione, meglio la personalizzazione dei percorsi di studio. Che però costa e richiede attenzione a evitare gli sprechi.

La nostra amica e collega Silvia Giannini – terminato un periodo di incarichi istituzionali, in aspettativa da lavoce.info – torna a far parte a pieno titolo della Redazione ed entra nel Comitato di redazione accanto ad Angelo Baglioni, Francesco Daveri, Maria De Paola, Fausto Panunzi e Michele Polo. Bentornata, Silvia!

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