Nella legge di bilancio sono previste misure per i pensionati meno abbienti. Obiettivo principale non è il contrasto delle forme più gravi di povertà, ma il sostegno dei redditi bassi. Il problema dei trasferimenti monetari basati sul reddito individuale e non sul complesso delle risorse familiari.
La legge di bilancio per il 2017 prevede alcuni provvedimenti di sostegno per gli studenti universitari che provengono da famiglie con redditi bassi. Basteranno per ridurre la diseguaglianza e aumentare il numero di laureati? Il ruolo delle università per garantire un effettivo diritto allo studio.
Cosa accadrà sui mercati finanziari dopo le presidenziali americane? Una vittoria repubblicana potrebbe comportare una forte caduta delle borse, non solo negli Stati Uniti. L’elezione della candidata democratica potrebbe portare a un aumento dei tassi d’interesse e a una riduzione della volatilità.
Nel Ddl sul bilancio 2017 allargare la “no tax area” e aumentare ed estendere le quattordicesime costa 850 milioni di euro. Servono a dare un poco più di ossigeno ai pensionati più poveri. A beneficiarne sono però anche le famiglie con redditi più alti. Per favorire l’uguaglianza di opportunità ci sono anche 155 milioni (a regime) per borse di studio e l’esenzione dalle tasse agli studenti universitari meno abbienti. Bene. Salvo che questi strumenti sono più efficaci nel far salire le iscrizioni che nella riduzione degli abbandoni – la vera piaga dell’università italiana.
Quali effetti immediati possiamo aspettarci dal risultato della sfida per la Casa bianca? Contrariamente a una centenaria tradizione, borse e mercati valutari brinderanno in caso di vittoria democratica e tremeranno se vincerà Trump, anomalo candidato no-global del partito repubblicano. Sconcertate sarebbero anche le delegazioni riunite in questi giorni a Marrakech per confrontarsi sull’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima (che per Trump è fumo negli occhi). Dopo un anno ci si aspettava dai governi una descrizione precisa degli impegni assunti e dei relativi investimenti. Non tutti lo hanno fatto.
Un esempio di come si può sperperare denaro pubblico viene dalla nuova linea ferroviaria Milano-Genova, detta “terzo valico”. È la solita storia: costi che lievitano, scarsa utilità del progetto, assenza di un’analisi indipendente costi-benefici. Ma, niente paura, le grandi opere tornano in auge.
Oggi come 90 anni fa il Nord-Est è squassato da fallimenti bancari. Stavolta due istituti veneti, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, hanno bilanci in rosso perché gestiti male. Sullo sfondo di un sistema di potere locale pieno di malsane connivenze, si profila una fusione socialmente costosa.
Si è aperta a Marrakech l’annuale Conferenza sui cambiamenti climatici. La consapevolezza internazionale sul tema è molto cresciuta. E oggi in discussione ci sono le modalità di attuazione dell’Accordo di Parigi. Partendo dai tempi di revisione degli impegni finora assunti dai diversi paesi.
Si torna a parlare di grandi opere. A preoccupare non sono solo la corruzione e il lievitare dei costi che spesso accompagnano progetti simili. Molte volte sono anche del tutto inutili. Ripercorrere le vicende del terzo valico ferroviario tra Lombardia e Liguria è particolarmente istruttivo.
Sembra non esserci alternativa alla fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Anche i precedenti storici spingono in quella direzione. A pagare saranno gli impiegati più degli azionisti. Le responsabilità della magistratura, rimasta ferma dopo le segnalazioni della Banca d’Italia.
Il grafico mostra lo spread tra Btp e Bonos, ossia il differenziale tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quello dei titoli spagnoli e rappresenta una misura della fiducia relativa degli investitori internazionali nei due paesi presi in considerazione, spesso accomunati dai mercati per il loro rischio di insolvenza.

Fonte: dati Bloomberg
Il grafico – relativo al 2016 – mostra che i italiani erano percepiti come meno rischiosi rispetto a quelli spagnoli durante il primo semestre 2016. La relazione si è invertita nella seconda metà dell’anno. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bonos ha cominciato ad assottigliarsi dal mese di aprile. Lo spread Btp-Bonos è diventato positivo nei giorni compresi tra il referendum britannico del 23 giugno e le elezioni spagnole del 26 giugno. Sono tante le ragioni che possono spiegare questa inversione di tendenza. Sul lato italiano a pesare su un aumento dello spread c’è l’incertezza politica in vista del referendum, i dubbi sulla credibilità del risanamento dei conti pubblici italiani e la potenziale inefficacia dei piani di ricapitalizzazione proposti per alcune grandi banche italiane. Sul fronte spagnolo c’è il presumibile assestamento della situazione politica con la creazione del nuovo governo Rajoy con l’astensione del partito socialista. Distinguere quali fattori siano più importanti richiederebbe analisi più dettagliate.
(A cura di Matteo Laffi)
Il ritorno dello spread sopra i 150 punti e i dubbi di Bruxelles sulla nostra legge di bilancio ci ricordano che in Europa tra debiti sovrani e bilanci delle banche esiste tuttora un circolo vizioso. Si potrebbe romperlo con un tetto sull’esposizione bancaria non verso i debiti di un solo stato ma su quello dei 19 stati dell’eurozona.
Prodotti da un settore pubblico che non ha i soldi per elaborarli, gli open data possono essere usati dal privato per creare i più vari servizi innovativi a valore aggiunto. A patto che le informazioni siano di buona qualità, cioè corrette e aggiornate. Buon lavoro a Diego Piacentini, nuovo commissario per l’Agenda digitale.
Ora che il Ceta – accordo di libero scambio Ue-Canada – è stato definito, riprende (se non vince Trump) il negoziato con gli Usa per il Ttip, bruscamente interrotto l’estate scorsa. Tanti dettagli tecnici. Un’occasione per far valere il riconoscimento delle denominazioni d’origine dei nostri prodotti tipici, come nel Ceta.
Tra le cause della mancata crescita italiana da 20 anni a questa parte, c’è stata poca attenzione alla gestione del capitale umano da parte delle imprese private. Un fattore che oggi fa molta differenza nella competitività ma che nel nostro sistema basato sulla piccola impresa viene spesso trascurato.
“Il paradosso del ticket nella sanità del Lazio”, lettera di Carlo Saitto, medico.
L’unione bancaria europea può essere completata solo se si riduce la quantità di debito pubblico in mano alle banche. Si potrebbe farlo imponendo un requisito di capitale agli istituti che detengono debito sovrano sopra una determinata soglia. Non sarà una discussione facile, ma è necessaria.