In un mondo in cui gli operatori di servizio utilizzano contemporaneamente molte infrastrutture di rete, si attenuano le ragioni per l’integrazione verticale nelle telecomunicazioni. Su questo scenario del prossimo futuro si innesta la vicenda Telecom.
Per funzionare, il reddito di cittadinanza ha bisogno di centri per l’impiego efficienti, in grado di proporre seri percorsi di inserimento al lavoro. Le risorse necessarie potrebbero essere inferiori al previsto, purché siano costanti nel tempo.
La proprietà e il controllo di Tim sono oggi contesi tra privati come Vivendi di Bolloré e il fondo Elliot e un operatore pubblico come Cassa depositi e prestiti. L’importante per i servizi tlc sarà che si realizzi la rete a banda ultralarga, integrandola con le altre infrastrutture per le telecomunicazioni.
Giorgia Meloni vorrebbe risparmi per 3 miliardi allineando la spesa per gli “immigrati clandestini” a quella per le pensioni sociali. Ma, come risulta dal fact-checking de lavoce.info, la leader di Fratelli d’Italia confonde immigrati in regola e non, pensionati sociali, asili nido e altri conti che non darebbero comunque un risparmio di quell’importo.
Due miliardi di euro è la cifra che il M5s vuole investire per rinnovare i Centri per l’impiego, un complemento del reddito “di cittadinanza” che vogliono introdurre. Facendo un po’ di conti, viene fuori che per migliorarne l’efficienza ogni anno potrebbe bastare meno della metà di tale importo.
L’accordo per l’Alcoa prevede che il 5 per cento della società vada ad un’associazione di lavoratori. Si rilancia così il confronto sulla loro partecipazione alla gestione delle imprese. Un po’ ovunque nella Ue ci sono forme di intervento dei lavoratori nelle aziende ma non esiste un modello unico. Da noi il riferimento è l’articolo 46 della Costituzione. Sempre a proposito di lavoro, la legge di bilancio 2018 prevede nuovi incentivi alle imprese per la formazione. Ma – lo svela uno studio – spesso le aziende preferiscono una forte flessibilità basata su contratti a termine con lavoratori che certo non vengono “formati”.
Sui quasi mille chilometri di ferrovia ad alta velocità nella nostra penisola il business si sviluppa a ritmi maggiori che sugli 8 mila chilometri degli altri grandi paesi europei. Probabilmente perché l’Italia è l’unico che ha aperto questo mercato alla concorrenza. E i consumatori ne apprezzano i frutti.
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Giorgia Meloni su asili nido, immigrazione e pensioni sociali. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.
Forme di partecipazione dei lavoratori nella gestione di società private sono presenti in diversi paesi europei. Anche in Italia potrebbe contribuire a migliorare la cooperazione tra le parti sociali. Ma non esiste un modello unico per realizzarla.
Una maggiore protezione dell’impiego dovrebbe favorire relazioni di lungo periodo e quindi l’investimento in formazione. Ma potrebbe anche indurre le imprese a utilizzare di più i contratti a termine, riducendo l’interesse a formare la forza lavoro.
In Europa ci sono oggi circa 9 mila chilometri di linee ad alta velocità, concentrate per lo più nei quattro stati più grandi. L’Italia è il paese dove il traffico cresce di più. Sarà merito del fatto che solo da noi ci sono due operatori in concorrenza?
C’è molta confusione sulla moneta fiscale. Non è il pasto gratis che molti propagandano. Emettere moneta fiscale per 100 miliardi è esattamente come un taglio alle tasse di 100 miliardi, una cifra pazzesca ed insensata, che genera un aumento equivalente delle passività dello stato.
La regola europea che mette un limite ai premi dei banchieri continua in molti casi a essere aggirata, soprattutto dai gestori del risparmio. Per una volta, però, l’Italia esce relativamente bene dal confronto internazionale.