Manzoni lo ha già descritto per il pane nei Promessi sposi. Oggi accade per mascherine e disinfettanti. C’è un eccesso di domanda e i prezzi salgono. Ma bloccare i prezzi non è una soluzione. Ci aiuta invece la concorrenza ad aumentare la produzione.
L’Italia ha raggiunto il terzo posto sul poco invidiato podio dei paesi al mondo con il maggior numero di contagi da coronavirus. Tra i settori più colpiti quelli della filiera del turismo: viaggi, hotel e ristoranti, moda e abbigliamento. Nella crisi spuntano però anche alcuni vincenti come i produttori di mascherine e disinfettanti, i cui prezzi stanno lievitando rapidamente per il boom di richieste. È sbagliato che beni di prima necessità vadano a chi paga di più. Ma l’alternativa di tenere prezzi bassi non sarebbe priva di costi.
Mentre si è riaperta la partita delle aggregazioni bancarie, gli istituti di credito continuano il processo per modernizzare le tecniche di valutazione degli immobili e dei relativi rischi, di gran peso tra i loro asset. Tecniche che devono anche tener conto dell’impatto ambientale e delle caratteristiche “green” dei fabbricati.
Favorire la mobilità tra atenei entro i confini nazionali con una sorta di Erasmus Nord-Sud è un’idea che – se realizzata bene e con incentivi giusti – potrebbe smuovere il mondo universitario del Mezzogiorno, spesso relegato ai margini. E diventare una delle armi contro le diseguaglianze territoriali. Le differenze immeritate tra università pubbliche italiane rischiano di rimanere anche con il passaggio dai costi storici ai costi standard nel metodo di distribuzione delle risorse attraverso il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo). Meglio sarebbe un sistema che premi gli atenei virtuosi.
La piccola dimensione delle imprese italiane rispetto a quelle del resto della Ue spiega per un quarto la nostra minore produttività. Ci vogliono programmi come Industria 4.0 per farle crescere e recuperare efficienza. Mentre può essere dannosa la continua proroga dei regimi di favore per le micro-imprese.
Nuove direttive dei regolatori e obiettivi di rischio e redditività spingono le banche a migliorare il processo di valutazione degli immobili, grazie anche alla tecnologia. Mentre cresce l’attenzione sugli effetti dei cambiamenti climatici.
È stata bollata come sciocchezza. Invece vale la pena di ragionare sull’idea di favorire la mobilità universitaria interna da Nord verso Sud. Perché la perdita di capitale umano nel Meridione indebolisce le potenzialità di sviluppo di tutto il paese.
In Italia la spesa per l’educazione terziaria è più bassa del 30 per cento rispetto alla media Ocse. In più il criterio dei costi standard per l’assegnazione delle risorse agli atenei rischia di aumentare gli squilibri. Da qui la necessità di correttivi
I dati indicano che il nanismo dimensionale delle imprese italiane è il principale ostacolo a un aumento della produttività. Sarebbe necessario un progetto di sviluppo che spinga le imprese ad aggregarsi e a crescere contando su prospettive meno incerte.
Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di scambio su Ubi banca. Così asseconda la Bce, rafforza il proprio dominio nel mercato domestico ed esce dal gruppo dei possibili acquirenti di Mps. Ubi invece paga il passaggio da popolare a spa.
La percentuale più elevata delle prescrizioni ha luogo nella fase delle indagini preliminari. Ma su questo né la riforma Bonafede né il lodo Conte bis intervengono. Serve una revisione strutturale che punti a ridurre i tempi del processo penale.
Con l’offerta di acquisto di Ubi banca, Intesa Sanpaolo vuole scongiurare che da altre aggregazioni venga fuori un nuovo concorrente, evitare di essere chiamata a mettersi insieme con Mps e, persino, incassare denaro anziché sborsarlo. Ma – come si è già visto – i soci storici di Ubi non lasceranno smontare la loro banca senza colpo ferire.
Di prescrizione non se ne può più. Ma se bloccarla servisse davvero a ridurre i tempi della giustizia, è bene sapere che la riforma Bonafede e il lodo Conte sarebbero poco efficaci. Perché i dati mostrano che oltre la metà delle prescrizioni matura durante le indagini preliminari, cioè prima del processo.
Bisogna voltare pagina rispetto al decreto “sicurezza” voluto un anno fa da Salvini perché ha creato circa 100 mila irregolari in più. In Parlamento c’è una proposta di legge per cambiare le regole dell’immigrazione in Italia e una possibile regolarizzazione per rimettere ordine tra gli stranieri senza permesso di soggiorno. Con vantaggi per “loro” e per “noi”, dal punto di vista sia sociale sia economico.
Per l’acquisto di beni e servizi la pubblica amministrazione spende almeno 150 miliardi all’anno. Una montagna di soldi che, se gestita in modo intelligente e coordinato, può stimolare innovazione e crescita economica. Intanto, a causa della Brexit, la Ue deve rivedere le previsioni di entrate e spese dal 2021 al 2027 tenendo conto dell’uscita di uno dei maggiori stati membri.
Un report di OpenPolis mostra che il sistema di accoglienza italiano tra il 2017 e il 2018 si stava trasformando in un modello diffuso gestito principalmente da centri di accoglienza piccoli e medi. Con il decreto “sicurezza” questa tendenza ha subito una battuta di arresto e oggi si privilegiano i grandi centri gestiti da grandi organizzazioni.