DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

Il Governo delle tariffe

Il Governo non dovrebbe intervenire sui prezzi, affidati al mercato liberalizzato, e sulle tariffe, affidate alle Autorità. Invece, sui prezzi dell’elettricità l’intervento c’è stato. I consumatori se ne sono rallegrati, perché controbilancia l’effetto del caro-petrolio. Ma i benefici sono del tutto momentanei e illusori. Mentre resta la violazione di un principio. Le Autorità non esistono per assecondare le richieste congiunturali dell’esecutivo, ma per dare garanzia di indipendenza, competenza e stabilità ai cittadini e alle imprese. Un commento all’avvenuta nomina dei componenti dell’Autorità per l’energia.

Cosa ha detto la stampa (2004-2005)

Cosa ha detto la stampa

Il barbiere della Sera, 27 Ottobre 2004

Prendete 20 economisti, accademici, collaboratori di importanti giornali e riviste, membri attivi di istituti di ricerca. Pensereste che siano abbastanza impegnati, no? E invece no. Essi, prova provata che il mito dell’accademico esangue è totalmente infondato, con slancio atletico hanno aggiunto un altro impegno alla lista di quelli che già arricchiscono i loro rispettivi curriculum: hanno fondato un sito Internet, www.lavoce.info …
Il sito, nato il 4 luglio 2002 come l’indipendenza americana, raccoglie approfondimenti, commenti, informazioni, su una molteplicità di temi economici, dai più rarefatti ai più terreni ed è diventato sicuramente luogo di transito internettistico di chi, per dovere professionale, è interessato a questi argomenti. Insomma, per dirla in altre parole, è un sito un po’ noioso ma utile per giornalisti in cerca di documentazione.
Perché
gli eroici docenti abbiano deciso di dedicarsi anche alla rete, quali i loro obiettivi, quali le ragioni del nome che si sono dati, tutto questo lo spiegano egregiamente loro stessi (Â…)
Si tratta di una iniziativa promossa da Tito Boeri, definito da Bordignon il “Thomas Jefferson del sito” per la coincidenza del 4 luglio, che si regge sul contributo volontario e non retribuito dei redattori stabili e di un certo numero di occasionali. “Ciascun redattore ha le sue materie di competenza, ogni tanto prepara un numero speciale e in questo caso ne cura lÂ’organizzazione”, afferma Bordignon, e Boeri coordina.
Tutto sommato le critiche a questa Accademia, così organizzata, non sono molte: alcuni dicono che nel complesso il sito sia “di parte”.
Ma, come dice Bordignon “con tutta la buona volontà è difficile non essere critici sulle politiche economiche di questo Governo”. E poi, il punto è: perché chi è di diverso parere non lo esprime? Questo il ragionamento di Bordignon, che cita solo pochi casi, molto pochi, uno o forse due, di risposte “autorevoli” a loro pezzi ritenuti eccessivamente severi con il Governo.
I lettori sono comunque molti: Bordignon afferma che i titoli e i sommari degli articoli sono scorsi da decine di migliaia persone, anche se però poi naturalmente non tutti leggono il pezzo.
Si è parlato vagamente di una possibile evoluzione in un giornale, ma in questo caso più degli ostacoli pratici tipici dei comuni mortali, tipo trovare l’editore, frenano l’iniziativa le remore sui principi, ad esempio che con un editore si perde libertà, caso questo forse già sperimentato dai molti di loro che scrivono sui giornali.
Conclusione: è veramente tutto preciso e puntino come sembra. Non per niente, a scorrere le biografie dei magnifici 20 si scopre subito che chi più chi meno, quasi tutti hanno avuto a che fare con la London Schools of Economics. E’ tutto very, very British.
Antonia Rocco

Il Manifesto, 9 Gennaio 2005

Tutto ciò che è fisicamente stampato ha un peso maggiore di ciò che scorre esclusivamente sul web e viene percepito come fluido ed effimero. Sono davvero pochi i casi di testate solo on line che riscono a pesare nella sfera pubblica anche quando contenuti e idee importanti: forse l’unico in Italia è il sito www.lavoce.info, sito di economisti animato da Tito Boeri e che ormai viene persino citato negli editorialisti del Corriere della Sera.
Franco Carlini

Il Corriere della Sera, 23 Marzo 2005

LÂ’Europa dei governi si allinea. Quella degli economisti invece lancia un appello contro Paul Wolfowitz. Certo è difficile che Davide batta Golia, ed è improbabile che professori come Richard Portes, Charles Wyploz o Francesco Giavazzi fermino il trasloco di Wolfowitz dal Pentagono alla più importante istituzione per lo sviluppo. Ma lÂ’appello per selezionare con più trasparenza le cariche multilaterali non passerà inosservato perché ha un marchio di fabbrica. LÂ’impronta è quella del sito di dibattiti la voce.info: “Un esempio”, rivendica il fondatore Tito Boeri, docente della Bocconi, “che anche in Italia si fa innovazione”. La voce.info in effetti brucia le tappe. Nel Marzo 2002 Tito Boeri ha lÂ’idea di un sito di dibattito per gli economisti. A luglio di quellÂ’anno lavoce è realtà e il febbraio, passa lÂ’asticella delle 50mila pagine scaricate da internet. Un gran numero di cervelli italiani in fuga, banchieri a Londra o burocrati a Bruxelles lo seguono voracemente. I quotidiani in Italia ne ripropongono i commenti e altrove fioccano le imitazioni. Negli Usa il nobel Joseph Stiglitz ha fondato “the economist voice”; il tedesco Daniel Gros pensa a una “vox Frankfurtensis” e Jean Pisany-Ferry in Francia pensa a una edizione, così come Portes a Londra. “Abbiamo colmato un vuoto” dice Tito Boeri, che manda avanti il sito con i contributi dei lettori (mai più di 5mila euro per evitare condizionamenti). Più difficile da capire se questo vuoto riguarda tutti i paesi avanzati o in particolare il dibattito italiano. “Vogliamo essere obiettivi e in Italia è difficile – proclama il manifesto de lavoce.info – si applica la par condicio anche a chi usa le proprie competenze per appurare la verità”. In poche parole, ammette Boeri, c’è forse lÂ’imperialismo degli economisti, che leggono lÂ’intera realtà con i loro modelli. Si sente anche la voglia di tanti tecnici di fare “i cani da guardia”. Dei poteri e dei mezzi di comunicazione tradizionali.
Federico Fubini

Specchio, 23 Aprile 2005

(Â…) EÂ’ in quelle piccole stanze che da un gruppo di colleghi e amici è nato il primo sito d’informazione economica in lingua italiana su Internet. In pochi anni un successo: 3.400 visitatori al giorno, un aggiornamento del sito alla settimana con lettera di avviso distribuita ai 20.300 iscritti per e-mail, due o tre messe a punto parziali infrasettimanali. Dunque per ogni uscita si arriva circa a 24 mila lettori con picchi d’attenzione come per esempio vicino al momento della legge finanziaria o sulle pensioni, cui va il primo posto dell’articolo più letto con 87.279 contatti. E sono 50 mila le pagine scaricate quotidianamente, il che significa che il lettore medio di www.lavoce.info rimane sul sito per ben più di qualche minuto.
“L’idea è nata perché trovavamo che ci fosse un serio problema d’informazione economica nel nostro Paese”, racconta Boeri, uno dei fondatori. “Venivo da una collaborazione con Il Sole 24 Ore e avevo provato come fosse difficile quel mondo. Vedevo persone della mia professione volenterose di esprimersi nel dibattito economico con competenza senza che le tesi sostenute venissero lette con una lente politica di quella o dell’altra parte. Poi in Italia non c’è un vero watch-dog, cioè un cane da guardia che all’inglese vigili su ogni atto del governo. Noi ci siamo ispirati al settimanale liberale The Economist ma costruendo qualcosa senza precedenti”. E in effetti anche a sfogliare le pagine di Internet in lingua inglese ci sono ben pochi esempi simili all’invenzione dei professori italiani. Esiste The Economist Voice diretta dal premio Nobel Joseph Stiglitz della Columbia University di New York, ma ha un taglio differente: lunghi saggi poco utilizzati dalla stampa, dunque chiuso alla schiera degli economisti. “Mentre invece il nostro tentativo è stato quello di non costituire una nicchia isolata: vogliamo essere di supporto al giornalismo economico e allo stesso tempo cercare di incontrare il lettore comune”, puntualizza Boeri.
“I nostri articoli”, rivela Boeri, “sono ripresi continuamente dalla stampa, letti sempre dai giornalisti, anche se spesso non citati nella realizzazione dei servizi”. Tanto che in Germania e in Francia si sta lavorando a iniziative simili e al Cepr (Center for Economic and Political Research) di Londra è venuta da poco un’idea: creare The European Voice, coordinamento di siti nazionali di informazione economica a livello europeo. “I miei amici si connettono tutti a www.lavoce.info e non sono giornalisti”, si diverte Roberto Perotti, alla Bocconi dopo anni negli Stati Uniti. “Vogliamo essere un mezzo tecnico per tutti, che presenti fatti e dati sottostanti a determinati problemi, invece qualche volta ho l’impressione che sia percepita a Roma come una Voce della sinistra. Ma non è corretto. Sicuramente non è l’intento. Penso che lavoce sia naturalmente attenta al governo, perchè controlla le cose che si fanno, dunque non l’opposizione. La cartina di tornasole della nostra imparzialità l’avremo se e quando ci sarà un governo di centrosinistra”. (….)
Francesco Rigatelli

New Politics, numero 2, maggio 2005

… quel controcanto economico ormai affermatosi che risponde al nome de lavoce.info. Quest’ultima è la più riuscita operazione di comunicazione tecnico-scientifica dell’ultimo triennio, ma a dirla tutta i meritati elogi che riscuote fallano solo su un punto: la dichiarata equidistanza dalla politica,visto che basta aprire il sito per trovare messi di scuoiature dei provvedimenti governativi, dal tono e piglio a volte non proprio accademico.
Oscar Giannino

Panorama, 3 Giugno 2005

…la sede del sito la voce.info è in una stanzetta dell’Università Bocconi di Milano, più nota come ufficio del Professor Boeri, docente di economia del lavoro, fondatore del sito e coordinatore a tempo pieno del gruppo di 22 economisti che lo animano con i loro interventi (…) Ai convegni promossi dalla fondazione De Benedetti sui temi economici di attualità partecipano di volta in volta alcuni dei 22 economisti che sul sito hanno tanto di foto e nota biografica accademica. Questo ha indotto alcuni a ipotizzare che sia l’ingegnere De Benedetti a pagare i costi del sito internet o quelli delle analisi economiche che vi compaiono a getto continuo. Ipostesi respinta dai promotori del sito, che si vanta di campare dei contributi economici inviati dai visitatori-sostenitori, elencato con nome e cognome e tanto di contributo versato.
(Â…) gli economisti interpellati da panorama, sia della Bocconi, sia di altre università ne sono convinti. “con la voce.info si è costituita una cordata di potere a tutti i livelli” sostiene un docente che ha seguito dallÂ’inizio la crescita del sito. ” A livello accademico cercano di influenzare lÂ’assegnazione delle cattedre. Sul piano mediatico hanno occupato le tribune più importante, dai maggiori quotidiani alle trasmissioni tv come Ballarò. E sul versante politico sono riusciti a presentarsi come gli economisti preferiti dallÂ’Ulivo: per sapere cosa pensano in economia a sinistra orami è inutile cercare gli editoriali dellÂ’Unità, bisogna cliccare lavoce.info”.

Il velino, 22 giugno 2005

“Una pillola avvelenata”, “un testo comunista”, chi ha avuto l’occasione di vedere “il Dpef secondo Pietro Garibaldi e la compagnia di economisti del sito lavoce.info” definisce il testo con queste parole. Il 23 maggio la redazione della lavoce.info, capitanata da Tito Boeri professore della Bocconi e animata da economisti rigorosamente di simpatie uliviste, aveva firmato un appello rivolto al ministro dell’Economia Domenico Siniscalco a riflettere. (….) Un appello che qualcuno con un eccesso di malizia suggerisce che sia stato concordato con lo stesso inquilino di via XX Settembre, preoccupato dal ritorno sulla scena del vicepremier Giulio Tremonti. Oggi è la volta del Dpef. Il Documento di programmazione economica e finanziaria elaborato dagli economisti de lavoce.info si configura come una manovra-bis con tanto di tasse. Il punto è che il primo ispiratore di questo Dpef virtuale sarebbe quel Pietro Garibaldi che, a quanto si apprende dallo stesso sito, “è in aspettativa dalla redazione de lavoce.info poiché coinvolto in un incarico istituzionale legato all’attività di governo”. (…)

L’Unità, 3 luglio 2005

Il sito internet lavoce.info, osservatorio privilegiato sui temi di politica economica che già nel nome richiama l’esperienza di informazione indipendente che fu di Giuseppe Prezzolini e di Indro Montanelli, domani festeggia il suo terzo anno di attività. Una ricorrenza che merita attenzione perchè lavoce.info è riuscito in questo periodo a rappresentare un importante spazio di dibattito su temi sociali complessi, seguendo un rigoroso metodo di analisi che non ha risparmiato critiche dure quanto puntuali alle scelte di politica economica del governo. (…)

Agevolazioni a futura memoria

La bozza di decreto legislativo di attuazione della delega previdenziale interviene anche sulla disciplina fiscale del risparmio previdenziale. Il regime precedente era già generoso anche rispetto al modello classico e non è stato un ostacolo allo sviluppo della previdenza complementare. Il sistema ora proposto non risponde a un disegno razionale e accentua lÂ’agevolazione, specialmente nei confronti dei soggetti ad alto reddito. L’onere sul bilancio pubblico è spostato nel futuro, a carico dei Governi che verranno. Ciò contribuisce però a renderla più incerta.

L’uovo del Tfr e la gallina dei fondi pensione

Molte variabili influenzano la scelta tra mantenimento del Tfr e trasferimento ai fondi pensione. Il profilo di rischio delle due forme di investimento è molto diverso. Per il Tfr, il rendimento è stabilito per legge e il credito maturato garantito dall’Inps. Per i fondi pensione, il risparmio è soggetto alla volatilità dei mercati finanziari e tutelato dalla normativa generale in materia. Una buona regolamentazione dei mercati finanziari, attenta in particolare ai piccoli risparmiatori, è una condizione necessaria per lo sviluppo della previdenza complementare.

Marcia indietro sulla capitalizzazione

Il modello previdenziale a capitalizzazione virtuale è uno strumento per evitare ritardi e squilibri nell’innalzamento dell’età lavorativa, conseguenza della crescente longevità. Ma l’efficacia del meccanismo è subordinata a un aggiornamento annuale dei coefficienti di trasformazione che deve riguardare solo le coorti di età pensionabile. In Italia la revisione è decennale, vale per tutti ed è in parte negoziale. Invece di risolvere queste difficoltà si preferisce rinunciare alla prima correzione, prevista per il 2006. Snaturando così la riforma del 1995.

Professioni in cerca di un’ancora

La sostenibilità finanziaria è la vera scommessa per le casse professionali privatizzate. Le attuali buone performance di alcune categorie sono legate a un rapporto tra iscritti e pensionati ancora favorevole, ma che non sarà possibile mantenere nel futuro. In alcuni casi, poi, ai buoni andamenti demografici non corrisponde un saldo attivo di gestione. Né la soluzione è in una oculata amministrazione del patrimonio immobiliare e neanche nei fondi immobiliari. Sono palliativi che servono solo a rinviare le scelte verso l’equità attuariale.

Un silenzio carico di implicazioni

L’evidenza empirica dimostra che in fatto di risparmio previdenziale, gli agenti economici non ispirano le proprie scelte a razionalità e ottimizzazione. Tendono a considerare le opzioni in silenzio-assenso come quelle “consigliate”. Soffrono di limitazioni cognitive che li portano a preferire lo status quo. Ignorano gli elementi rilevanti, mentre prendono in considerazione quelli irrilevanti. L’articolazione della gamma di alternative proposte al lavoratore e, soprattutto, la scelta che prevale in caso di silenzio, sono quindi tutt’altro che neutrali.

Un’occasione mancata

I decreti attuativi della legge delega eliminano le barriere alla concorrenza fra diverse forme previdenziali. Ma non assicurano adeguata tutela agli aderenti. Inoltre, introducono una discriminazione a danno della tassazione delle pensioni pubbliche, utilizzano gli incentivi fiscali a favore dei redditi più elevati, moltiplicano le aliquote. In più si indebolisce il legame essenziale fra adesione alla previdenza complementare e rendita in età non lavorativa. Invece di favorirlo, si rischia così di compromettere lo sviluppo della previdenza complementare.

Trasferimenti all’orizzonte

La rapidità del trasferimento da una forma all’altra di previdenza complementare non dovrebbe essere l’unica preoccupazione del legislatore. Altrettanta attenzione si dovrebbe prestare alla trasparenza e alla sicurezza. Perché con il crescere del numero dei trasferimenti, aumenterà anche la possibilità di errori dovuti all’incompletezza del flusso informativo tra forma previdenziale cedente e cessionaria. E il termine massimo di due mesi per completare l’operazione rischia di essere fonte di nuova conflittualità tra fondi e tra fondi e aderenti.

Semplice è meglio

La complessità dei prodotti non solo aggiunge costi non necessari, ma agisce anche come potente disincentivo al risparmio previdenziale. Semplificare il sistema contribuisce a una maggiore trasparenza e aiuta a chiudere un gap pensionistico sempre più preoccupante. Il problema investe paesi che da più tempo di noi hanno dato vita a un sistema di previdenza complementare. Se gli intermediari italiani pensano di poter riproporre le tipologie di prodotto e i livelli di commissioni del passato, il mercato non decollerà e per molti il futuro da pensionato sarà nero.

Pagina 1316 di 1429

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén