GIOVEDì 7 MAGGIO 2026

Lavoce.info

Italia-Germania nella partita della competitività

Dal 2000 a oggi l’Italia ha perso nei confronti della Germania circa il 15 per cento della propria competitività, calcolata come costo del lavoro per unità di prodotto. La spiegazione è solo in parte nella diversa specializzazione dei due paesi. LÂ’incremento della produttività è stato più alto in Germania, mentre i salari nominali tedeschi sono cresciuti meno di quelli italiani. Perché da noi è stata più alta lÂ’inflazione. Eppure, nei prezzi alla produzione la differenza è minima. E dunque il problema è nei margini di profitto della distribuzione e nei prezzi dei servizi.

Una nuova questione salariale

Nonostante la recente accelerazione, il valore della retribuzione contrattuale media del 2004 è ancora inferiore di 2,9 punti percentuali rispetto a quello del 1992. Nel quadro delle regole definite dal Protocollo del 1993, la perdita di ruolo economico della retribuzione di primo livello non sarebbe motivo di preoccupazione. Ma la contrattazione decentrata non è decollata, se non nelle imprese manifatturiere medio-grandi del Centro-Nord. E la dinamica delle retribuzioni di fatto avvalora le diffuse percezioni di impoverimento (relativo) di operai e impiegati.

Salario minimo e decentramento della contrattazione

In Italia sono aumentati negli ultimi anni i working poor, persone che, pur lavorando, hanno redditi al di sotto della linea di povertà. Si tratta di lavoratori che sfuggono alle maglie della contrattazione collettiva, la quale continua a determinare i minimi contrattuali con riferimento alle condizioni del mercato del lavoro e al costo della vita nelle regioni centro-settentrionali. Ci vuole al contempo protezione per questi lavoratori non coperti e più decentramento della contrattazione per impedire che l’occupazione cresca solo nelle regioni più ricche del Paese. Ecco una proposta operativa.

Lo chef consiglia

GRAPPA ALLA VIPERA (SPECIALITA’ DELLA CASA)

Liquore servito tradizionalmente nei siti altoadesini, ma apprezzato anche in estremo oriente (soprattutto in Corea del Nord viene gustato a fine pasto). La preparazione richiede almeno tre componenti: grappa di alta qualità, peperoncino e un esemplare di vipera aspis, altrimenti conosciuta come vipera comune. Miscelare mezzo litro di grappa e 5 grammi di peperonicino e poi disporre la vipera (preferibilmente morta) all’interno della bottiglia con i denti ben in mostra. E’ una ricetta semplice e veloce da preparare; meno semplice è trovare la vipera, animale tranquillo e solitario, ma poco incline a farsi catturare.

 

SALSA PEARA’


– 50 g di burro
– 30 g di midollo di bue
– 100 g di mollica di pane tostata e grattugiata
– 2 cucchiai di parmigiano
– brodo di carne
– pepe

Si narra che questa salsa sia stata inventata nel VI secolo dal cuoco di corte del re longobardo Alboino per indurre la regine Rosmunda a rompere il digiuno cui si era sottoposta per protesta contro il marito. Pe’ar Ã¨ pepe in veneto.
Tritare il midollo di bue e metterlo in una casseruolina con il burro. Far soffriggere a fiamma moderata e quando il midollo si sarà sciolto, aggiungere la mollica di pane. Sempre mescolando, lasciare che il pane assorba tutto il grasso, quindi bagnare con qualche mestolo di brodo in modo da avere una salsa piuttosto fluida. Regolare la fiamma al minimo e proseguire la cottura per almeno un’ora mescolando spesso e aggiungendo altro brodo, se ncecessario. A cottura ultimata, regolare di sale e completare con abbondante pepe macinato e con il parmigiano. Mescolare e servire la salsa bollente. Per bolliti.

(tratto da www.lamariella.it)

 

ZUPPA DI PESCE


– 4 canocchie
– 4 seppie di media grandezza
– 4 calamari
– 4 fette di coda di rospo
– 8 scampi
– 8 gamberoni
– 1 piccola gallinella o un piccolo scorfano
– 500 g vongole
– 700 g cozze
– 3 spicchi d’aglio
– 1 cucchiaio di prezzemolo
– 1 cipolla
– 1 dl di aceto
– 4 cucchiai di olio
– 300 g di passata di pomodoro densa
– fette di pane abbrustolito
– sale, pepe

Nella tradizione le zuppe di pesce sono sempre piatti di pescatori cioè rustiche, adatte ad essere preparate sulla spiaggia d’approdo o addirittura a bordo, con pesci non particolarmente pregiati e non destinati al mercato. Come ricorda anche Massimo Alberini, non si ha traccia di una zuppa di pesce in nessun ricettario italiano fino al XIX secolo ed Ã¨ ancora piu’ significativo che il primo accenno si trovi in un’opera dal titolo “Nuova cucina economica” (di Vincenzo Agnoletti). Una svolta Ã¨ stata data prima dalla tardiva apparizione in cucina del pomodoro che ha dato vivacita’ a molti piatti popolari (a cominciare dai maccheroni) e poi, in tempi a noi vicini, dal recupero dei cibi di tradizione popolare. La versione qui proposta Ã¨ una mediazione fra quelle adriatiche (per la presenza delle canocchie) e quelle liguri.

Lavare e far aprire a fuoco vivo le cozze e le vongole. Filtrare il loro liquido. Preparare un trito sottile con il prezzemolo, l’aglio e la cipolla e farlo dorare nell’olio. Aggiungere l’aceto e il liquido di cottura delle cozze e delle vongole. Dopo 3 minuti unire le canocchie, le seppie e i calamari tagliati a striscioline. Lasciar cuocere per circa 15 minuti. Aggiungere il pomodoro, pepare, quindi unire la coda di rospo e la gallinella tagliata a tronchetti. Cuocere per altri 5 minuti, aggiustare di sale se necessario e unire infine le vongole, le cozze, gli scampi e i gamberi. Cuocere per altri 10 minuti e servire con fette di pane abbrustolito.

(tratto da www.lamariella.it)

 

Un Dpef da depressioneÂ… psicologica

Il documento di programmazione economica e finanziaria rivela una preoccupante mancanza di idee da parte di chi ha guidato il paese negli ultimi cinque anni. E conferma che chi andrà al Governo dopo le prossime elezioni dovrà occuparsi innanzitutto di rimettere in ordine i conti pubblici. Ma governare sotto vincoli di bilancio stringenti può anche offrire la spinta politica per attuare le necessarie riforme strutturali. Si tratta di mettere alle corde chi ha posizioni di rendita, usando proprio quel vincolo. Soprattutto, basta avere le idee chiare e volerlo fare.

Sommario 18 luglio 2005

Un Dpef che traccia un bilancio onesto di ciò che non è stato fatto in questa legislatura e ammette che i conti pubblici sono peggiorati non per colpa dell’economia. Ma reticente su cosa avverrà. Il ciclo politico ci dice che anche le preoccupanti previsioni del Dpef sui disavanzi 2005 e 2006 rischiano di non essere rispettate. Al Governo che verrà dopo le elezioni spetterà un aggiustamento tra i due e i tre punti di Pil. Non potrà usarlo come scusa per evitare le riforme strutturali di cui il paese ha bisogno: come la storia recente ci insegna, le riforme si fanno proprio nei periodi più difficili.

Negli ultimi anni i salari sono aumentati poco se guardiamo all’inflazione e troppo se guardiamo alla competitività. Ciò che ci penalizza sono le mancate liberalizzazioni dei servizi – che fanno aumentare i prezzi al consumo più da noi che in altri paesi della zona euro – e la mancata crescita della produttività. Bene introdurre un salario minimo e permettere deroghe alla contrattazione centralizzata per tutelare i lavoratori più deboli, incentivare incrementi di produttività e legare ad essi (e all’andamento del costo delle vita nelle diverse regioni) la dinamica dei salari. Inauguriamo la sezione “ricette” del sito con due proposte di legge.

La finanza pubblica nel 2005: Cassandra aveva ragione

In attesa del testo finale del DPEF, circola una bozza che propone un quadro di finanza pubblica molto peggiore di quello proposto anche pochi mesi fa. Nell’ultimo anno lavoce.info è intervenuta spesso su questi temi, illustrandoli e denunciando che ci si stava avviando lungo una china pericolosa. Abbiamo assunto il ruolo delle Cassandre, ma era difficile fare altrimenti. Oggi, le cifre del DPEF purtroppo ci danno ragione. Riproponiamo gli articoli sui conti pubblici apparsi sul sito in questi mesi.

Il Governo delle tariffe

Il Governo non dovrebbe intervenire sui prezzi, affidati al mercato liberalizzato, e sulle tariffe, affidate alle Autorità. Invece, sui prezzi dell’elettricità l’intervento c’è stato. I consumatori se ne sono rallegrati, perché controbilancia l’effetto del caro-petrolio. Ma i benefici sono del tutto momentanei e illusori. Mentre resta la violazione di un principio. Le Autorità non esistono per assecondare le richieste congiunturali dell’esecutivo, ma per dare garanzia di indipendenza, competenza e stabilità ai cittadini e alle imprese. Un commento all’avvenuta nomina dei componenti dell’Autorità per l’energia.

Cosa ha detto la stampa (2004-2005)

Cosa ha detto la stampa

Il barbiere della Sera, 27 Ottobre 2004

Prendete 20 economisti, accademici, collaboratori di importanti giornali e riviste, membri attivi di istituti di ricerca. Pensereste che siano abbastanza impegnati, no? E invece no. Essi, prova provata che il mito dell’accademico esangue è totalmente infondato, con slancio atletico hanno aggiunto un altro impegno alla lista di quelli che già arricchiscono i loro rispettivi curriculum: hanno fondato un sito Internet, www.lavoce.info …
Il sito, nato il 4 luglio 2002 come l’indipendenza americana, raccoglie approfondimenti, commenti, informazioni, su una molteplicità di temi economici, dai più rarefatti ai più terreni ed è diventato sicuramente luogo di transito internettistico di chi, per dovere professionale, è interessato a questi argomenti. Insomma, per dirla in altre parole, è un sito un po’ noioso ma utile per giornalisti in cerca di documentazione.
Perché
gli eroici docenti abbiano deciso di dedicarsi anche alla rete, quali i loro obiettivi, quali le ragioni del nome che si sono dati, tutto questo lo spiegano egregiamente loro stessi (Â…)
Si tratta di una iniziativa promossa da Tito Boeri, definito da Bordignon il “Thomas Jefferson del sito” per la coincidenza del 4 luglio, che si regge sul contributo volontario e non retribuito dei redattori stabili e di un certo numero di occasionali. “Ciascun redattore ha le sue materie di competenza, ogni tanto prepara un numero speciale e in questo caso ne cura lÂ’organizzazione”, afferma Bordignon, e Boeri coordina.
Tutto sommato le critiche a questa Accademia, così organizzata, non sono molte: alcuni dicono che nel complesso il sito sia “di parte”.
Ma, come dice Bordignon “con tutta la buona volontà è difficile non essere critici sulle politiche economiche di questo Governo”. E poi, il punto è: perché chi è di diverso parere non lo esprime? Questo il ragionamento di Bordignon, che cita solo pochi casi, molto pochi, uno o forse due, di risposte “autorevoli” a loro pezzi ritenuti eccessivamente severi con il Governo.
I lettori sono comunque molti: Bordignon afferma che i titoli e i sommari degli articoli sono scorsi da decine di migliaia persone, anche se però poi naturalmente non tutti leggono il pezzo.
Si è parlato vagamente di una possibile evoluzione in un giornale, ma in questo caso più degli ostacoli pratici tipici dei comuni mortali, tipo trovare l’editore, frenano l’iniziativa le remore sui principi, ad esempio che con un editore si perde libertà, caso questo forse già sperimentato dai molti di loro che scrivono sui giornali.
Conclusione: è veramente tutto preciso e puntino come sembra. Non per niente, a scorrere le biografie dei magnifici 20 si scopre subito che chi più chi meno, quasi tutti hanno avuto a che fare con la London Schools of Economics. E’ tutto very, very British.
Antonia Rocco

Il Manifesto, 9 Gennaio 2005

Tutto ciò che è fisicamente stampato ha un peso maggiore di ciò che scorre esclusivamente sul web e viene percepito come fluido ed effimero. Sono davvero pochi i casi di testate solo on line che riscono a pesare nella sfera pubblica anche quando contenuti e idee importanti: forse l’unico in Italia è il sito www.lavoce.info, sito di economisti animato da Tito Boeri e che ormai viene persino citato negli editorialisti del Corriere della Sera.
Franco Carlini

Il Corriere della Sera, 23 Marzo 2005

LÂ’Europa dei governi si allinea. Quella degli economisti invece lancia un appello contro Paul Wolfowitz. Certo è difficile che Davide batta Golia, ed è improbabile che professori come Richard Portes, Charles Wyploz o Francesco Giavazzi fermino il trasloco di Wolfowitz dal Pentagono alla più importante istituzione per lo sviluppo. Ma lÂ’appello per selezionare con più trasparenza le cariche multilaterali non passerà inosservato perché ha un marchio di fabbrica. LÂ’impronta è quella del sito di dibattiti la voce.info: “Un esempio”, rivendica il fondatore Tito Boeri, docente della Bocconi, “che anche in Italia si fa innovazione”. La voce.info in effetti brucia le tappe. Nel Marzo 2002 Tito Boeri ha lÂ’idea di un sito di dibattito per gli economisti. A luglio di quellÂ’anno lavoce è realtà e il febbraio, passa lÂ’asticella delle 50mila pagine scaricate da internet. Un gran numero di cervelli italiani in fuga, banchieri a Londra o burocrati a Bruxelles lo seguono voracemente. I quotidiani in Italia ne ripropongono i commenti e altrove fioccano le imitazioni. Negli Usa il nobel Joseph Stiglitz ha fondato “the economist voice”; il tedesco Daniel Gros pensa a una “vox Frankfurtensis” e Jean Pisany-Ferry in Francia pensa a una edizione, così come Portes a Londra. “Abbiamo colmato un vuoto” dice Tito Boeri, che manda avanti il sito con i contributi dei lettori (mai più di 5mila euro per evitare condizionamenti). Più difficile da capire se questo vuoto riguarda tutti i paesi avanzati o in particolare il dibattito italiano. “Vogliamo essere obiettivi e in Italia è difficile – proclama il manifesto de lavoce.info – si applica la par condicio anche a chi usa le proprie competenze per appurare la verità”. In poche parole, ammette Boeri, c’è forse lÂ’imperialismo degli economisti, che leggono lÂ’intera realtà con i loro modelli. Si sente anche la voglia di tanti tecnici di fare “i cani da guardia”. Dei poteri e dei mezzi di comunicazione tradizionali.
Federico Fubini

Specchio, 23 Aprile 2005

(Â…) EÂ’ in quelle piccole stanze che da un gruppo di colleghi e amici è nato il primo sito d’informazione economica in lingua italiana su Internet. In pochi anni un successo: 3.400 visitatori al giorno, un aggiornamento del sito alla settimana con lettera di avviso distribuita ai 20.300 iscritti per e-mail, due o tre messe a punto parziali infrasettimanali. Dunque per ogni uscita si arriva circa a 24 mila lettori con picchi d’attenzione come per esempio vicino al momento della legge finanziaria o sulle pensioni, cui va il primo posto dell’articolo più letto con 87.279 contatti. E sono 50 mila le pagine scaricate quotidianamente, il che significa che il lettore medio di www.lavoce.info rimane sul sito per ben più di qualche minuto.
“L’idea è nata perché trovavamo che ci fosse un serio problema d’informazione economica nel nostro Paese”, racconta Boeri, uno dei fondatori. “Venivo da una collaborazione con Il Sole 24 Ore e avevo provato come fosse difficile quel mondo. Vedevo persone della mia professione volenterose di esprimersi nel dibattito economico con competenza senza che le tesi sostenute venissero lette con una lente politica di quella o dell’altra parte. Poi in Italia non c’è un vero watch-dog, cioè un cane da guardia che all’inglese vigili su ogni atto del governo. Noi ci siamo ispirati al settimanale liberale The Economist ma costruendo qualcosa senza precedenti”. E in effetti anche a sfogliare le pagine di Internet in lingua inglese ci sono ben pochi esempi simili all’invenzione dei professori italiani. Esiste The Economist Voice diretta dal premio Nobel Joseph Stiglitz della Columbia University di New York, ma ha un taglio differente: lunghi saggi poco utilizzati dalla stampa, dunque chiuso alla schiera degli economisti. “Mentre invece il nostro tentativo è stato quello di non costituire una nicchia isolata: vogliamo essere di supporto al giornalismo economico e allo stesso tempo cercare di incontrare il lettore comune”, puntualizza Boeri.
“I nostri articoli”, rivela Boeri, “sono ripresi continuamente dalla stampa, letti sempre dai giornalisti, anche se spesso non citati nella realizzazione dei servizi”. Tanto che in Germania e in Francia si sta lavorando a iniziative simili e al Cepr (Center for Economic and Political Research) di Londra è venuta da poco un’idea: creare The European Voice, coordinamento di siti nazionali di informazione economica a livello europeo. “I miei amici si connettono tutti a www.lavoce.info e non sono giornalisti”, si diverte Roberto Perotti, alla Bocconi dopo anni negli Stati Uniti. “Vogliamo essere un mezzo tecnico per tutti, che presenti fatti e dati sottostanti a determinati problemi, invece qualche volta ho l’impressione che sia percepita a Roma come una Voce della sinistra. Ma non è corretto. Sicuramente non è l’intento. Penso che lavoce sia naturalmente attenta al governo, perchè controlla le cose che si fanno, dunque non l’opposizione. La cartina di tornasole della nostra imparzialità l’avremo se e quando ci sarà un governo di centrosinistra”. (….)
Francesco Rigatelli

New Politics, numero 2, maggio 2005

… quel controcanto economico ormai affermatosi che risponde al nome de lavoce.info. Quest’ultima è la più riuscita operazione di comunicazione tecnico-scientifica dell’ultimo triennio, ma a dirla tutta i meritati elogi che riscuote fallano solo su un punto: la dichiarata equidistanza dalla politica,visto che basta aprire il sito per trovare messi di scuoiature dei provvedimenti governativi, dal tono e piglio a volte non proprio accademico.
Oscar Giannino

Panorama, 3 Giugno 2005

…la sede del sito la voce.info è in una stanzetta dell’Università Bocconi di Milano, più nota come ufficio del Professor Boeri, docente di economia del lavoro, fondatore del sito e coordinatore a tempo pieno del gruppo di 22 economisti che lo animano con i loro interventi (…) Ai convegni promossi dalla fondazione De Benedetti sui temi economici di attualità partecipano di volta in volta alcuni dei 22 economisti che sul sito hanno tanto di foto e nota biografica accademica. Questo ha indotto alcuni a ipotizzare che sia l’ingegnere De Benedetti a pagare i costi del sito internet o quelli delle analisi economiche che vi compaiono a getto continuo. Ipostesi respinta dai promotori del sito, che si vanta di campare dei contributi economici inviati dai visitatori-sostenitori, elencato con nome e cognome e tanto di contributo versato.
(Â…) gli economisti interpellati da panorama, sia della Bocconi, sia di altre università ne sono convinti. “con la voce.info si è costituita una cordata di potere a tutti i livelli” sostiene un docente che ha seguito dallÂ’inizio la crescita del sito. ” A livello accademico cercano di influenzare lÂ’assegnazione delle cattedre. Sul piano mediatico hanno occupato le tribune più importante, dai maggiori quotidiani alle trasmissioni tv come Ballarò. E sul versante politico sono riusciti a presentarsi come gli economisti preferiti dallÂ’Ulivo: per sapere cosa pensano in economia a sinistra orami è inutile cercare gli editoriali dellÂ’Unità, bisogna cliccare lavoce.info”.

Il velino, 22 giugno 2005

“Una pillola avvelenata”, “un testo comunista”, chi ha avuto l’occasione di vedere “il Dpef secondo Pietro Garibaldi e la compagnia di economisti del sito lavoce.info” definisce il testo con queste parole. Il 23 maggio la redazione della lavoce.info, capitanata da Tito Boeri professore della Bocconi e animata da economisti rigorosamente di simpatie uliviste, aveva firmato un appello rivolto al ministro dell’Economia Domenico Siniscalco a riflettere. (….) Un appello che qualcuno con un eccesso di malizia suggerisce che sia stato concordato con lo stesso inquilino di via XX Settembre, preoccupato dal ritorno sulla scena del vicepremier Giulio Tremonti. Oggi è la volta del Dpef. Il Documento di programmazione economica e finanziaria elaborato dagli economisti de lavoce.info si configura come una manovra-bis con tanto di tasse. Il punto è che il primo ispiratore di questo Dpef virtuale sarebbe quel Pietro Garibaldi che, a quanto si apprende dallo stesso sito, “è in aspettativa dalla redazione de lavoce.info poiché coinvolto in un incarico istituzionale legato all’attività di governo”. (…)

L’Unità, 3 luglio 2005

Il sito internet lavoce.info, osservatorio privilegiato sui temi di politica economica che già nel nome richiama l’esperienza di informazione indipendente che fu di Giuseppe Prezzolini e di Indro Montanelli, domani festeggia il suo terzo anno di attività. Una ricorrenza che merita attenzione perchè lavoce.info è riuscito in questo periodo a rappresentare un importante spazio di dibattito su temi sociali complessi, seguendo un rigoroso metodo di analisi che non ha risparmiato critiche dure quanto puntuali alle scelte di politica economica del governo. (…)

Agevolazioni a futura memoria

La bozza di decreto legislativo di attuazione della delega previdenziale interviene anche sulla disciplina fiscale del risparmio previdenziale. Il regime precedente era già generoso anche rispetto al modello classico e non è stato un ostacolo allo sviluppo della previdenza complementare. Il sistema ora proposto non risponde a un disegno razionale e accentua lÂ’agevolazione, specialmente nei confronti dei soggetti ad alto reddito. L’onere sul bilancio pubblico è spostato nel futuro, a carico dei Governi che verranno. Ciò contribuisce però a renderla più incerta.

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