Cambiamento climatico e aumento delle disuguaglianze sono fenomeni complessi e interconnessi. Eventi estremi causeranno una crescita delle disparità di reddito globali e anche tra regioni europee. Servono politiche di adattamento e mitigazione.

Cambiamento climatico e disuguaglianze

Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e ridurre le crescenti disuguaglianze economiche sono sfide estremamente complesse, ma quanto mai attuali. Poiché i due fenomeni sono strettamente interconnessi, è cruciale affrontarli nel loro insieme. Diversi studi hanno già mostrato infatti che il cambiamento climatico aumenterà le disuguaglianze di reddito tra regioni e paesi; il suo impatto sulle diverse classi di reddito è invece meno chiaro.

In un nostro studio, analizziamo gli effetti del cambiamento climatico sulle disuguaglianze di reddito, sia tra paesi che al loro interno. I risultati, sebbene non inaspettati, non sono incoraggianti: le anomalie di precipitazione colpiscono particolarmente i più poveri, specialmente nei paesi che dipendono maggiormente dal settore agricolo. Le nostre proiezioni indicano che l’86 per cento dei paesi analizzati diventerà più povero entro la fine del secolo a causa del cambiamento climatico, e che le disuguaglianze di reddito globali aumenteranno, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Anche l’Italia sarà colpita, poiché le disparità tra regioni europee si amplificheranno.

Il cambiamento climatico ha acuito le disuguaglianze

I danni da cambiamento climatico ed eventi estremi sono in aumento. Ma come influenzano le varie fasce di reddito? Abbiamo provato a rispondere a questa domanda utilizzando dati su un indicatore di disuguaglianza – ovvero la quota di reddito percepita dal 50 per cento più povero della popolazione – mettendoli in relazione ad anomalie sia di precipitazioni che di temperature. Sembra infatti che il mutare delle temperature e quello delle precipitazioni abbiano effetti diversi, benché sovrapponibili, sulle nostre economie. Sono precisamente livelli estremi di precipitazioni (basse o elevate) che aumentano le disparità di reddito, specialmente nei paesi in cui l’occupazione è fortemente concentrata in agricoltura (figura 1). Inoltre, precipitazioni – così come temperature – estreme tendono a ridurre sia la crescita del Pil pro capite, sia quella del Pil agricolo pro capite. In sintesi, le anomalie climatiche diminuiscono la dimensione della “torta”, ma cambiano anche il modo in cui la torta stessa viene spartita tra le varie fasce di reddito.

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Perché le conseguenze di siccità e precipitazioni estreme sono più forti nei paesi ad elevata intensità agricola? Dipende da due fattori. Primo, gli impatti sul reddito aggregato sono minori rispetto a quelli sul reddito agricolo. Secondo, le persone più povere in paesi in via di sviluppo dipendono tipicamente dal reddito generato nel settore primario. Di conseguenza, le anomalie climatiche si traducono in un divario più ampio tra ricchi e poveri.

Figura 1 – Impatti non-lineari di precipitazioni sulla quota di reddito del 50 per cento più povero

Fonte: riadattato da Palagi et al. (2022)

Piove sul bagnato: il cambiamento climatico acuirà le disuguaglianze

Se per adesso l’impatto del cambiamento climatico è stato relativamente contenuto, cosa potrebbe succedere a fine secolo in assenza di azioni correttive? Le nostre proiezioni indicano che in uno scenario privo di azioni di mitigazione (“business-as-usual”), la maggior parte dei paesi sperimenterà aumenti di disuguaglianza a causa delle future variazioni di precipitazioni (figura 2). Ad esempio, nell’Africa sub-sahariana, la quota di reddito del 50 per cento più povero diminuirà di oltre il 10 per cento. In alcune aree del mondo, le disparità regionali aumenteranno: in Europa crescerà il gap tra i paesi del Nord e quelli mediterranei. Infine, se consideriamo anche gli effetti dovuti all’aumento delle temperature, le nostre proiezioni indicano che l’86 per cento dei paesi diverranno più poveri rispetto a un mondo senza cambiamento climatico.

Figura 2 – Effetti medi sulla quota di reddito del 50 per cento più povero dovuti a precipitazioni

Fonte: riadattato da Palagi et al. (2022)

Il cambiamento climatico aumenterà le disparità globali

Quali sono le implicazioni per la disuguaglianza globale? In uno scenario di business-as-usual, l’indice di Gini – un valore più alto implica maggiori disuguaglianze – crescerà del 24 per cento entro fine secolo come conseguenza del cambiamento climatico (figura 3). Se restringiamo il campo ai paesi che dipendono fortemente dall’agricoltura, il valore arriva a un preoccupante 45 per cento se si considerano solo gli impatti delle precipitazioni, e addirittura al 78 per cento se si aggiungono le future anomalie di temperatura.

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Ovviamente, questi numeri cambiano se ipotizziamo scenari socio-economici e climatici alternativi. Il nostro studio mostra infatti come uno sviluppo strutturale dei paesi agricoli diminuirebbe notevolmente la loro vulnerabilità a variazioni future nelle precipitazioni. Tuttavia, se lo sviluppo fosse accompagnato – a livello globale – da un forte uso di combustibili fossili, i guadagni derivanti dai minori impatti delle precipitazioni non sarebbero sufficienti a compensare quelli sempre più alti derivanti dall’aumento delle temperature, sia in termini di crescita che di disuguaglianza. Al contrario, in uno scenario con emissioni contenute, i livelli di disuguaglianza rimarrebbero invece sostanzialmente più bassi, suggerendo come lo sviluppo sostenibile dei paesi più poveri sia un’arma per contrastare le conseguenze degli impatti climatici.

Figura 3 – Evoluzione proiettata delle disuguaglianze di reddito

Fonte: riadattato da Palagi et al. (2022)

Il rischio di un circolo vizioso

Che le emissioni non siano egualmente distribuite tra le varie fasce di reddito è noto da tempo. Il nostro studio mostra che anche gli effetti del cambiamento climatico graveranno in maniera diversa sulle varie parti della popolazione, un pezzo aggiuntivo del complicato puzzle che lega cambiamento climatico e disuguaglianze. Non solamente livelli di precipitazioni estremi hanno danneggiato sproporzionatamente le fasce di reddito più povere, ma hanno rallentato il processo di sviluppo economico complessivo di molti paesi. In mancanza di interventi strutturali, economie povere e fortemente dipendenti dall’agricoltura rischiano di vedere la loro vulnerabilità al cambiamento climatico aumentare in futuro, innescando circoli viziosi.

Questi risultati richiamano la nostra attenzione su un fatto cruciale, ovvero che uno sviluppo sostenibile può limitare fortemente gli effetti diretti del cambiamento climatico e le disuguaglianze che potrebbero generare.

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