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Per chi votano i figli degli immigrati

L’immigrazione può avere un effetto duraturo diretto sul panorama politico dei paesi europei? Alle elezioni politiche del paese di residenza, i figli di immigrati esprimono una preferenza più netta per partiti e politiche di sinistra rispetto ai nativi.

La quota dei nuovi cittadini

I flussi di immigrati e rifugiati in Europa dell’ultimo decennio hanno esacerbato il sentimento anti-immigrazione e nazionalista di molti cittadini. Un aspetto collegato – e molto attuale nel dibattito politico – riguarda il voto dei figli degli immigrati. In Italia, i partiti di centrosinistra hanno aperto alla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati (tramite ius soli o ius culturae), in contrasto con le posizioni del centrodestra. Il tema è stato centrale anche alle elezioni presidenziali francesi del 2022, con posizioni fortemente contrarie espresse da Marine Le Pen ed Eric Zemmour.

Sono posizioni che nascono forse da un certo timore sulle implicazioni del voto dei figli degli immigrati per il panorama politico di lungo termine del paese di residenza. I dati dello European Social survey (Ess) mostrano che nei paesi dell’Europa occidentale tra il 2001 e il 2017 la quota di immigrati di seconda generazione sulla popolazione tra i 18 e i 37 anni è cresciuta dal 3 per cento a quasi il 5 per cento. Appare plausibile che questo gruppo diventi rilevante dal punto di vista elettorale tra una o due generazioni. I paesi con un background coloniale, come Francia, Regno Unito o Belgio, e una più alta immigrazione negli anni Ottanta e Novanta hanno già un gruppo di immigrati di seconda generazione che rappresenta tra il 5 e il 7 per cento della popolazione autoctona.

Ma è vero che esistono differenze sistematiche nel voto di figli degli immigrati e nativi tali da suggerire un effetto duraturo dell’immigrazione sul panorama politico dei paesi europei?

In uno studio recente, utilizziamo i dati Ess tra il 2002 e il 2018 per analizzare il voto dei figli di immigrati alle elezioni politiche nazionali in ventidue paesi europei – che costituiscono sia paesi di origine che paesi di residenza dei figli di immigrati. Nello studio confrontiamo il voto degli immigrati con quello di nativi con caratteristiche equivalenti in termini di età, istruzione, background socioeconomico e familiare.

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La nostra analisi evidenzia differenze sistematiche tra il voto di figli di immigrati e quello dei nativi, che siamo in grado di separare dall’effetto delle istituzioni del paese di residenza (identico per tutti gli elettori in un paese) e da tratti culturali (comuni ai figli degli immigrati e i nativi nel loro paese di origine). Per fare un esempio, possiamo osservare il voto alle elezioni presidenziali francesi di un cittadino francese, figlio di un immigrato, e confrontarlo con il voto alle stesse elezioni di un cittadino francese, nato da genitori francesi, ed equivalente in termini di ogni altra caratteristica individuale, lavorativa, o familiare.

Le preferenze dei figli degli immigrati per partiti e politiche di sinistra

La figura 1 riporta la differenza stimata nel voto tra immigrati di seconda generazione e nativi da sinistra (valori negativi) a destra (valore positivo). La figura evidenzia una maggiore propensione a votare a sinistra dei migranti di seconda generazione rispetto ai nativi, di dimensione confrontabile con l’effetto di altre caratteristiche socio-economiche dell’individuo, come il grado d’istruzione secondaria (rispetto alla primaria), risiedere in un’area urbana piuttosto che rurale o avere una forte identità religiosa. Un esercizio di simulazione mostra che questo effetto, di per sé, potrebbe avere solo un impatto limitato sugli esiti politici di molti paesi dell’Europa occidentale, date le quote attuali e previste di immigrati di seconda generazione nella popolazione totale di ciascun paese.

Nell’analisi combiniamo l’informazione sul partito votato dagli individui intervistati da Ess con il programma politico del partito votato, quest’ultimo disponibile dal Manifesto Project Database. Questo ci consente di risalire alle opinioni dei votanti e di evidenziare come il voto degli immigrati rifletta una specifica domanda per alcune posizioni politiche, più che una visione ideologica della società. Gli immigrati di seconda generazione sono più tolleranti dei nativi verso le diverse preferenze sessuali; credono nel valore della diversità culturale; sono a favore di una più forte integrazione nell’Ue e sostengono l’intervento pubblico per ridurre le disparità di reddito. Allo stesso tempo, non sono più propensi dei nativi a identificarsi con una specifica ideologia politica e sono meno inclini a votare per partiti con un’agenda populista.

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Il posizionamento politico degli immigrati non sembra legato a richieste specifiche di politica migratoria da adottare nel paese di residenza, ad esempio leggi di naturalizzazione più lassiste. Le preferenze politiche non sembrano neanche collegate alla percezione individuale di essere discriminato, per motivi di nazionalità, razza, etnia, ma anche genere. Infine, non sembrano esserci differenze rilevanti nel voto in base al grado di assimilazione dei figli degli immigrati alla cultura del paese di destinazione (rivelato dalla lingua parlata in famiglia).

Un risultato interessante riguarda l’esperienza lavorativa del padre: se ha dovuto accettare un impiego al di sotto delle sue abilità e professionalità (esempi comuni tra immigrati in Europa sono persone con laurea in medicina o legge che si accontentano di fare i camerieri o i tassisti), la preferenza di sinistra espressa dal voto del figlio è più forte.

Nel complesso, i nostri risultati suggeriscono che l’immigrazione nel contesto europeo può avere un effetto di lungo periodo sul panorama politico dei paesi attraverso gli immigrati di seconda generazione. Se nel breve termine l’immigrazione sposta i nativi a votare più a destra (Halla et al., 2017), nel lungo periodo, attraverso il voto della seconda generazione, il panorama politico di paesi a larghi flussi di immigrati potrebbe invece spostarsi a sinistra.

Figura 1 – Stime della relazione tra caratteristiche individuali e preferenze di voto

Nota: il calcolo degli autori sui dati Ess, adattato da Moriconi et al. (2022). La figura riporta i coefficienti stimati sulle diverse caratteristiche individuali stimati sul campione più restrittivo di origini Ue 21, e tenendo conto delle caratteristiche del paese di origine. Sull’asse delle X il “left-to-right index” è un indice che cattura la posizione politica del voto da sinistra (valori negativi) a destra (valore positivo). L’indice è ottenuto combinando le informazioni sul voto individuale (disponibile da Ess), con le informazioni sul manifesto politico del partito (disponibile dal Manifesto Project Database).

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  1. Giacomo

    Molto interessante. Allora quando i partiti della sinistra spingono per facilitare l’ottenimento della cittadinanza fanno il proprio interesse, oltre a quello degli immigrati.

  2. Catullo

    Sostanzialmente conferma di quello che pensano gli italiani. Le politiche pro immigrati fatte dalla sinistra sono funzionali ad averne il voto, chiaro e lampante.

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