Un libro ripercorre il percorso di studio di Fabio Ranchetti. È più che mai attuale, soprattutto di fronte al rischio che la ricerca economica si frammenti in specialismi, perdendo di vista l’unità dei problemi e dimenticando l’importanza delle idee.

Ricordare Fabio

Sono trascorsi poco più di due anni dal 21 ottobre 2020, giorno in cui Fabio Ranchetti è mancato a familiari, amici, colleghi, studenti, stroncato dal Covid. Fabio Ranchetti (1948-2020) è stato economista e storico del pensiero economico; nella sua ricerca ha combinato con competenza e passione la cultura umanistica e lo studio dell’economia politica, la riflessione filosofica orientata alla dimensione etica e lo sguardo critico sui problemi del mondo contemporaneo. Il suo ricordo rimane vivo tra i molti che ne hanno conosciuto e ammirato la calda umanità e la serietà di studioso. Proprio in questi giorni è stato pubblicato il libro dedicato alla sua memoria da un gruppo di colleghi a lui legati da rapporti di amicizia e lavoro lungo l’intera vita.

Il volume Fabio Ranchetti, filosofo ed economista (Nerbini 2022), da noi curato, trae origine dal seminario per ricordarne la figura di studioso, svoltosi, a un anno dalla morte, all’Università Cattolica di Milano (dove Fabio insegnava negli ultimi anni). Il volume raccoglie gli interventi presentati in quella partecipata commemorazione e aggiunge le voci di altri amici, che hanno voluto, anche loro, ricordare Ranchetti per il lavoro scientifico, l’impegno di docente e divulgatore, l’impegno nella vita civile. Come curatrici del volume ci è parso che il ricordo sarebbe stato più ricco aggiungendo la voce di Fabio Ranchetti: alcuni suoi scritti brevi sono intervallati ai saggi di memoria e ricostruzione del suo pensiero; due suoi testi significativi, non facilmente reperibili, chiudono il volume.

Cosa si legge nel libro

Nella sezione iniziale, abbiamo condiviso il compito di presentare al lettore la biografia umana (Anna Florio) e scientifica (Bruna Ingrao) di Fabio Ranchetti. Fabio lasciava un’impronta non solo con la produzione accademica, ma con il dialogo e la narrazione. Chiude la prima parte l’intenso scritto autobiografico, che Fabio aveva dedicato all’incontro con don Lorenzo Milani. Lo scritto evoca la formazione ricevuta nell’ambiente familiare, al cui ricordo Fabio era molto legato. Nei primi anni Sessanta, durante le vacanze pasquali a casa di sua nonna a Firenze, Fabio, ancora ragazzo, aveva occasione d’incontrare don Milani, amico di famiglia, chiamato a dire messa nella cappella e invitato a pranzo con alcuni dei suoi scolari. Annota Fabio: “La cosa che mi stupiva (allora come anche oggi, ripensandoci) era che Lorenzo non mi domandasse nulla […] Che non mi chiedesse come mai non mi fossi comunicato, mi sembrava piuttosto normale: lui sapeva che non avevo fatto la comunione e che mia madre, come la sua, era ebrea… La sua, grande, generosità era rivolta esclusivamente ai non privilegiati. In questo suo classismo, forse aveva ragione: ma io, allora, non potevo capirlo pienamente”.

La seconda sezione, attraverso i ricordi degli amici di una vita, traccia la personalità di Fabio evocando momenti salienti della sua attività. Cristina Marcuzzo racconta l’incontro a Cambridge e la comune passione per la ricerca di archivio nelle gelide stanze del King’s College; Giorgio Barba Navaretti ne ricorda la dedizione e la serietà nella vita universitaria, e i suoi gustosi racconti durante i pranzi natalizi condivisi; Paolo Manasse ci fa conoscere il giovane supplente di filosofia, che riuscì a conquistare l’attenzione di una classe turbolenta e distratta; Tito Boeri ne sottolinea la capacità di divulgazione alta e l’impegno sociale. Chiudono questa sezione due brevi scritti di Fabio: il primo ricorda l’insegnamento di vita ricevuto dalla frequentazione dei tè pomeridiani a casa di Joan Robinson a Cambridge; il secondo è una densa riflessione (del 2010) sull’insegnamento delle discipline economiche, dove leggiamo, tra l’altro, interrogativi ancora oggi imbarazzanti: “Che cosa diremmo di un fisico che insegnasse oggi la fisica come la si insegnava trent’anni fa? … Non potremmo, una volta tanto, cercare anche noi di essere all’altezza del nostro tempo, di non essere sempre in ritardo?”

La terza sezione raccoglie quattro saggi, che approfondiscono i temi della ricerca di Ranchetti e ne prendono spunto per considerazioni critiche di teoria e storia del pensiero economico. Roberto Marchionatti offre una ricostruzione del suo rapporto intellettuale con Claudio Napoleoni e racconta il loro lavoro comune per il libro Il pensiero economico del Novecento; Franco Donzelli analizza le sue originali ricerche di storico su Walras, Edgeworth e Wicksteed; Lilia Costabile discute attentamente le sue ricerche sui rapporti tra Keynes a Sraffa; Andrea Boitani prende spunto dagli interessi filosofici condivisi con Fabio per discutere di etica ed economia. La sezione si chiude con due scritti di Ranchetti, che ci è parso importante pubblicare perché non facilmente reperibili. Il primo sono le sue affascinanti note su “Keynes e Bloomsbury”. Il secondo è la trascrizione della sua lezione al Festival dell’economia del 2011, dedicata all’idea di libertà economica, che Ranchetti esamina partendo dall’esplorazione di quella stessa idea sotto il profilo filosofico. Il libro contiene, infine, la bibliografia degli scritti di Fabio Ranchetti, ancora incompleta, che raccoglie gli articoli scientifici, i saggi in volumi collettanei, i libri alla cui stesura o edizione ha dato il suo contributo. A chiusura del volume, una breve nota biografica ricorda le principali date della sua vita.

Una voce originale e appassionata

Fabio Ranchetti ha sempre difeso la funzione alta dell’economia, in dialogo con la filosofia morale (da cui è nata), come linguaggio indispensabile alla costruzione di una migliore vita collettiva nel mondo contemporaneo. Negli ultimi anni della vita si è espresso con fermezza sull’insegnamento dell’economia, che riteneva dovesse essere praticato non certo per promuovere lo spirito manageriale o peggio competitivo dei giovani, quanto per consolidare la loro formazione e il loro spirito critico. La sua voce di storico del pensiero economico ha voluto fondere l’attaccamento alle radici dell’economia politica con il lavoro di aggiornamento costante, combinazione rara nei percorsi di ricerca degli economisti, che si formano troppo spesso solo sulle tecniche quantitative e sui modelli matematici. Le sue ricerche – che esplorano l’orizzonte culturale dei concetti dell’economia e ne ricordano i nessi inscindibili con la riflessione etica – ci lasciano una ricca eredità di comprensione critica e di valori. Il suo percorso di studio ci sembra più che mai attuale, soprattutto di fronte al rischio che corre oggi la ricerca economica di frammentarsi in specialismi, perdendo di vista l’unità dei problemi, dimenticando l’importanza delle idee e rinunciando alla fatica che richiede la loro costruzione. 

* Questo articolo sintetizza quello pubblicato, con lo stesso titolo, su Menabò di Etica ed Economia.

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