Vorrei formulare alcune osservazioni su alcuni punti toccati nell’articolo “Chi vince al gioco d’azzardo online“, pubblicato da “lavoce.info”.

GIOCO LEGALE VS ILLEGALITÀ
In Italia, come in quasi tutti i paesi del mondo, il gioco legale permette di gestire un fenomeno che altrimenti sarebbe fonte esclusiva di redditi illeciti e criminali. Il modello di gestione italiano, basato sulla concessione temporanea con bandi internazionali e regole chiare, è considerato una best practice internazionale. Per fare due esempi, nel 2002 esistevano circa 800.000 “videopoker” al di fuori di ogni controllo e senza alcun ritorno per l’erario; oggi ci sono circa 400.000 slot machine, collegate in rete e controllate, che generano circa 4 miliardi di entrate per lo Stato. Fino al 2007 tutto il gioco online si svolgeva in modo incontrollato; quell’anno il gioco online è stato regolamentato, con rigorose norme di tutela nei confronti dei minori, e anche in questo caso l’Italia è diventata il riferimento per tutti i paesi europei. Grazie ai controlli delle Autorità e alle segnalazioni degli operatori, fino a oggi sono stati “oscurati” oltre 4.000 siti, evitando così frodi e altre attività illecite.
TASSE
Circa il 50 per cento degli introiti reali (raccolta meno vincite) va allo Stato, come negli altri Paesi. Il gioco, dunque, non ha alcuna tassazione di favore. Diversi regimi di tassazione permettono che il singolo prodotto di gioco sia effettivamente competitivo per i giocatori. In altri termini (come ha fatto giustamente notare alcuni giorni fa il presidente della Corte dei Conti), alzare le tasse oltre il limite attuale per ciascun segmento di gioco non avrebbe benefici sull’erario, ma farebbe spostare i giocatori verso offerte di gioco illegale, maggiormente remunerative e rischiose. È un fenomeno ben noto a chi si occupa di queste problematiche.
CONTRASTO ALL’ILLEGALITÀ
Gli operatori del gioco legale sono impegnati da sempre nel contrasto all’illegalità: lo Stato effettua oltre 10.000 controlli annui e i concessionari sono a loro volta responsabili di ulteriori controlli sulla rete. Esistono fenomeni di infiltrazione malavitosa, come ne esistono in molti altri segmenti produttivi del paese. È giusto mantenere alta la guardia, ma è anche giusto sottolineare che la massima parte degli operatori svolge il proprio lavoro nel rispetto delle regole e della legge.
DIPENDENZA DA GIOCO
Le stime delle dipendenze da gioco riportate nell’articolo de “Lavoce” sono, a mio avviso, poco attendibili. Mi spiego meglio. L’articolo stimava, citando 2 ricerche non comparabili fra loro, 720.000 giocatori patologici e oltre 1 milione e 720 mila giocatori a rischio, ai quali sommare oltre un milione di minorenni potenzialmente a rischio. In totale, fra i due milioni e i due milioni e mezzo di dipendenti o potenziali tali. Il “The Italian Journal on Addiction”, periodico ufficiale d’informazione scientifica del dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel 2011 indicava che le dipendenze da gioco incidevano sullo 0,0076 per cento della popolazione residente. I dati Federserd parlano di meno di 5.000 persone in cura. Sia chiaro che non voglio minimizzare il problema e non mi interessa fare “la guerra dei numeri”: anche se ci fosse un solo “malato di gioco” in tutta Italia, per noi questo rappresenterebbe un problema da affrontare con la massima serietà e tempestività. Desidero semplicemente evidenziare la mancanza di dati scientifici seri e univoci sull’argomento. Proprio per fare chiarezza, il DPA della Presidenza del Consiglio ha avviato un Osservatorio per fotografare il fenomeno nelle sue esatte dimensioni. Il dato riportato nel finale dell’articolo de “Lavoce” sui costi sociali della dipendenza da gioco, alla luce di quanto detto, appare pertanto una stima priva di fondamento scientifico. Da dove nascono 6,6 miliardi (miliardi!) di costi sociali ipotizzati, se non sappiamo neppure quanti sono i malati?
LE PROPOSTE DI SISTEMA GIOCO ITALIA
Gli operatori del gioco rappresentati in Confindustria sono i primi ad aver presenti i problemi del settore. Da tempo proponiamo una rimodulazione della distribuzione e della quantità dell’offerta di gioco in Italia e una chiara destinazione di scopo di parte dei proventi erariali del gioco, magari da destinare agli enti locali per progetti di utilità sociale; da tempo chiediamo un tavolo di lavoro con istituzioni e enti locali per arrivare a soluzioni che salvaguardino le istanze sociali e le entrate erariali insieme al presidio dell’offerta legale. Il gioco è un mondo complesso, che va affrontato conoscendone tutte le diverse sfaccettature, senza approssimazioni o preconcetti. Noi operatori del gioco legale, un settore che dà lavoro a 120.000 persone e che rappresenta un argine all’illegalità e alle infiltrazioni malavitose, siamo convinti che il “muro contro muro” non giovi a nessuno. Siamo disposti da subito al confronto. Con chiunque.
* Massimo Passamonti, Presidente di Confindustria sistema gioco Italia
LA RISPOSTA DI MARGHERITA BILLERI, MARIO CENTORRINO E PIETRO DAVID
L’ultimo punto della cortese nota di risposta giustifica, in pieno, il senso del nostro articolo. Finalizzato non a “criminalizzare” il gioco d’azzardo ma ad indicarne alcune criticità che richiedono una più precisa regolamentazione, come ammette ed invoca il Presidente di Confindustria sistema gioco Italia, fuori da ogni sospetto di lobbismo.
Ci permettiamo solo di ritenere forzata l’applicazione della curva di Laffer al sistema fiscale sul gioco d’azzardo. Se così fosse si arriverebbe al paradosso che per eliminare le forme di illegalità presenti nel settore bisognerebbe trasformarlo in un sistema tax free.
I dati sul costo sociale delle ludopatie sono tratti, come citato, da un dossier (2012) dell’associazione Libera che riprende una ricerca (2012) del CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo). In nota, abbiamo comunque segnalato dubbi esistenti sul calcolo delle patologie compulsive da gioco d’azzardo.

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