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Rischio di povertà ed esclusione sociale stabile nonostante la ripartenza

I nuovi dati Istat sull’indicatore Arope, che misura il rischio di povertà ed esclusione, mostrano una situazione stabile, con lievi variazioni nelle macroregioni. Il livello resta però troppo alto, soprattutto al Sud.

Tre sono le condizioni che definiscono il rischio di povertà o esclusione sociale: il reddito insufficiente, la deprivazione socioeconomica e la bassa intensità del lavoro. La prima identifica un reddito netto al di sotto della soglia del rischio di povertà, convenzionalmente fissata al 60 per cento del reddito mediano. Il secondo, invece, si riferisce alla mancanza di risorse e all’impossibilità di far fronte a diverse voci di spesa, per esempio il riscaldamento, il possesso di un’autovettura, il pagamento dell’affitto o delle bollette. La terza, infine, si manifesta quando una persona impiega meno del 20 per cento del suo potenziale lavorativo.

Attraverso l’indicatore Arope (people at risk of poverty or social inclusion), formulato nel 2010 ed incluso nella strategia Europa 2020, è possibile monitorare statisticamente gli aspetti della povertà e dell’inclusione sociale proprio attraverso queste condizioni. Non si vuole porre come una misura del tasso di povertà, ma come un indicatore di confronto tra il tenore di vita di un individuo rispetto ai connazionali, guardando sia al reddito, sia alle spese non monetarie, sia all’occupazione. La strategia mirava a ridurre di almeno 20 milioni il numero di persone nella Ue a rischio di povertà ed esclusione sociale entro il 2020.

Con 11 milioni e 800 mila individui a rischio povertà e 3 milioni e 300 mila in condizioni di grave deprivazione materiale, la quota di popolazione italiana che è stata identificata a rischio nel 2021 è stabile rispetto al 2020. Come riportato da un recente comunicato dell’Istat sulle condizioni di vita e sul reddito delle famiglie, l’indicatore Arope era pari al 25,4 per cento nel 2021 (25,3 per cento nel 2020). Sembra quindi che il forte rimbalzo dell’economia non abbia inciso molto sull’area del disagio economico.

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Il dato è nazionale, ma queste 15 milioni di persone non sono distribuite omogeneamente sul territorio. L’area del Sud e delle Isole rimane quella in una situazione più critica: nonostante un miglioramento rispetto al 2019 (42,2 per cento), più di due quinti della popolazione si trovano a rischio di povertà ed esclusione sociale (41,2 per cento), con un’intensità lavorativa sempre minore. Anche il Centro registra una diminuzione negli ultimi due anni di rilevazione (21 per cento nel 2021 contro il 21,6 del 2020 e 21,4 del 2019), mentre il Nord è in peggioramento, anche se rimane l’area del paese con la percentuale più bassa di popolazione interessata dal fenomeno. In particolare, il Nord-est passa dal 13,2 per cento del 2020 al 14,2 del 2021, mentre il Nord-Ovest dal 16,9 al 17,1 per cento

Come accade anche per i dati relativi alla povertà assoluta, sono le famiglie numerose e quelle con almeno un componente straniero a essere maggiormente a rischio.

I nuclei famigliari con cinque o più componenti hanno registrato un aumento del rischio di povertà o esclusione sociale di quasi 4 punti percentuali rispetto al 2019 (passando dal 34,3 al 38,1 per cento). In particolare, sono le coppie con tre o più figli a registrare la percentuale più alta (41,1 per cento).

Chi vive con soli italiani presenta un rischio decisamente più basso (quasi la metà) di chi vive con almeno uno straniero all’interno delle mura domestiche, presentando un tasso del 23,4 per cento rispetto al 42,2.

Anche la natura del reddito percepito influenza il rischio di povertà ed esclusione: nelle famiglie con un reddito da lavoro dipendente o autonomo l’indicatore Arope si è ridotto, passando dal 20 per cento del 2019 al 18 del 2021 per le prime, e dal 24 per cento a un 23,4 per le seconde. Al contrario, chi percepisce reddito da pensioni o trasferimenti pubblici è più a rischio e l’indicatore segnala un aumento negli ultimi anni (33,9 per cento nel 2021 contro il 31,8 del 2019). Purtroppo, non sono disponibili dati che scorporino queste due categorie: sarebbe interessante osservare il rischio di povertà ed esclusione tra chi percepisce una pensione non assistenziale, dal momento che, per quanto riguarda l’incidenza della povertà assoluta, gli over-65 presentano i tassi più bassi tra la popolazione. Anche il calo della quota di famiglie a rischio di povertà ed esclusione sociale al crescere del numero di anziani nel nucleo fa pensare che la situazione per chi riceve una pensione “tradizionale” sia migliore rispetto al valore aggregato, mentre quella di chi riceve prestazioni assistenziali sia ben peggiore.

In conclusione, l’indicatore Arope, pur studiando aspetti diversi rispetto alla mera incidenza della povertà, manda segnali simili a quelli dati a giugno dai numeri sulla povertà assoluta: a rischiare di più di vivere in condizioni di ristrettezza economica e di esclusione sociale sono le famiglie numerose, di stranieri, con almeno un minore e in cui solo uno o nessun componente lavora. I dati sulla povertà assoluta mostravano, rispetto al 2020, numeri in calo al Nord e in aumento al Sud, mentre in questo caso avviene l’opposto. Queste differenze non particolarmente rilevanti potrebbero derivare dal fatto che le indagini sono basate su campioni non molto grandi e molto diversi tra loro.

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  1. Giorgio

    Articolo interessante ma quando si presentano dati sulla povertà come in questo articolo c’è poco da commentare, piuttosto ci sarebbe da aprire una discussione su come il reddito di cittadinanza abbia arginato questo fenomeno e come poter migliorare questo strumento per trasformarlo in reddito di dignità universale. La povertà è una condizione e non una colpa.

    • Savino

      Se da un lato bisogna aiutare, dall’altro NON SI PUO CONTINUARE A FARE DEBITO e BISOGNA ELIMINARE LA SPESA IMPRODUTTIVA SOPRATTUTTO STIPENDI IMPRODUTTIVI A LIVELLO MANAGERIALE PUBBLICO.

  2. Savino

    Importante è avere una misura che possa veramente contrastare “la situazione”.
    Il reddito di cittadinanza necessita di correzioni sulla sua applicazione. Non deve andare disperso
    però tutto il bagaglio di informazioni che in questi anni gli enti locali hanno acquisito.

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