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  1. nicolas Rispondi
    ma non solo, si parli anche dell'aumento degli accertamenti a carico di società fallite dotate di patrimonio da liquidare ed i costi che il curatore deve eventualmente sostenere per difendersi. - il che si avvera di rado - Si parli di questi crediti insinuati nel passivo per via degli atti immediatamente esecutivi, si parli del privilegio di questi crediti che sottraggono risorse al creditore commerciale sano.
  2. domenico Rispondi
    non sono del tutto d'accordo: - dall'articolo sembra che ci sia quasi un privilegio assoluto del creditore fisco quando invece, ad esempio, i dipendenti, gli artigiani, i professionisti e molte altre categorie vengono pagate prima; - i chirografari non "pagano le tasse del fallito" (pagano anche le parcelle dei professionisti o gli stipendi, se per questo) visto che, TUIR alla mano, in caso di procedura concorsuale le perdite su crediti sono un costo integralmente deducibile (anche l'IVA può essere recuperata). Parlare di lesione del principio di capacità contributiva mi sembra un tantino esagerato. A mio modo di vedere è tutta la materia dei privilegi che merita di essere rivista, visto che ci sono situazioni anacronistiche (crediti delle imprese funebri...) o comunque molto intricate. Da questo punto di vista, riconosco che si dovrebbe tenere conto del fatto che il fisco ha strumenti per tutelare il proprio credito quando l'impresa è in bonis molto più forti di quelli di qualsiasi altro creditore.
    • Sarastro Rispondi
      Un attimo: un creditore può ridurre la propria esposizione nei confronti dell'impresa, il fisco non può farlo per definizione. Posto che la materia vada rivista e semplificata, la posizione di favore del fisco nei confronti della generalità dei chirografari non mi sembra insensata.