logo


  1. Piero Rispondi
    Oggi leggo la notizia che la Fed acquisterà massicciamente i titoli di stato italiani e spagnoli, al fine di ridurre lo spreed, sicuramente e' un fine nobile, a mio avviso la verità e che tali titoli come investimento finanziario sono i titoli più sicuri e più redditizi, acquistare in modo massiccio i titoli dei paesi Italia e Spagna farà crescere il loro valore con laute plusvalenze per chi procede all'acquisto, anche la Bce nel 2012 ha chiuso il bilancio in utile con le plusvalenze dei titoli spagnoli e italiani acquistati da Trichet con il profana Smp. Gli americani, ancora una volta ci liberano dall'attacco dei tedeschi, oggi fatto con strumenti economici, le guerre oggi si combattono solo con la supremazia economica,il più forte comanda.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Al momento è solo una affermazione fatta tempo fa e qualche volta ribadita da Ben Bernanke, che ha dichiarato che la Fed 'potrebbe' acquistare titoli del debito pubblico dei Paesi europei in difficoltà, in primis appunto quelli di Spagna e Italia. Ma non credo sia per altruismo. Vi sono alcuni ragionevoli motivi che rimanderebbero a precise strategie di interesse per gli USA, tra cui il fatto che a loro serve una Europa in crescita e non in recessione. Poi c'è il fatto che gli USA sono alle prese con una bilancia commerciale costantemente in passivo e acquistare titoli europei significa tenere alto il valore dell'euro e questo è utile per ridurre appunto il disavanzo. Dal punto di vista tecnico loro acquisterebbero sul mercato primario i titoli, pagandoli in euro acquistati dalla BCE (verosimilmente con contratti swap). Loro lo possono fare perchè alla BCE non è concesso dai trattati l'acquisto sul mercato primario dei titoli del debito pubblico degli Stati, però va anche detto che sarebbe comunque una operazione che non causerebbe inflazione in quanto la BCE controllerebbe in ogni caso la base monetaria. Insomma la Fed si comporterebbe come qualsiasi altro investitore istituzionale. Diverso è se lo facesse la BCE, alla quale però va anche dato atto che quando ce n'era bisogno ha provveduto ad acquistare sul mercato secondario titoli di Stato per oltre 200mld di euro, di cui la metà italiani.
      • Piero Rispondi
        Proprio questo e il problema la Bce impedisce ottusamente l'aumento della base monetaria, sterilizza tutti gli interventi espansivi, l'intervento sul secondario dei 200 mld fatti nel 2011 da Trichet sono stati rinnegati da Draghi, l'ultimo al contrario di Trivhet si è appiattiti sulla linea tedesca in modo del tutto sfacciato. Siamo già arrivati alla resa dei conti, l'Itala in difficoltà già ha versato al fondo salva stati circa 40 mld, per fare cosa? Dare i soldi alle banche spagnole, ritengo che lla fine conviene anche a noi chiedere l'intervento, tanto i compitini dobbiamo farli lo stesso, l meno i soldi che versiamo ritornano in Italia, in alternativa c'è l'uscita dall'euro. Chi dice il contrario deve dire cosa fare con i numeri e non con le teorie.
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    Interessante analisi che dimostra come una seria e virtuosa politica di bilancio sia possibile e non una utopia. Occorre tagliare la spesa pubblica e ridurre la pressione fiscale e questo dipende solo dalla volontà politica. Occorre infatti ridurre drasticamente gli sprechi, la corruzione e la collusione politica-affari, oltre che contrastare senza sconti l'evasione fiscale e rivedere il nostro welfare. Anzichè criticare i Paesi che ci suggeriscono (anche se qualcuno preferisce usare il verbo 'impongono') una politica di austerity, che non significa ridurre un livello di spesa ma di compensarlo con un equivalente importo di entrate, potremmo invece 'importare' molte cose. Dalla Germania potremmo ad esempio copiare il loro sistema federale, dai Paesi scandinavi il loro welfare, dalla Francia l'efficienza dell'apparato pubblico (statale e locale), dalla Gran Bretagna la loro alta disciplina morale. E' inutile cercare la scorciatoia di una politica monetaria espansiva che servirebbe solo a foraggiare questo sistema malato che ci costa oltre metà del PIL (intendo il PIL reale, non quello rettificato con la stima dell'evasione fiscale) e in cambio non ci restituisce adeguati servizi.
    • Riccardo Trezzi Rispondi
      Gentile Maurizio, Sottoscrivo a pieno ogni riga del suo commento. Credo sia esattamente come dice lei. Mi auguro che questo possa essere il cammino. A presto, RT
    • Piero Rispondi
      La principale evasione italiana e' relativa al l'imposta sul valore aggiunto, per il resto e' in linea con l'Europa. Per quanto concerne l'iva, l'evasione si riferisce al salto dell'Iva sulle importazioni che principalmente provengono dalla Germania, oggi stiamo,ancora nel regime transitorio, la tassazione avviene nel paese di destinazione, al contrario se si adottasse il regime definitivo, ossia la tassazione nel paese di origine, l'evasione che si crea a causa di tale meccanismo scompare immediatamente, ma non so se la Germania esporta in Italia gli stessi ammontari di beni. In effetti e' la Germania che si oppone al passaggio del regime definitivo della tassazione nel paese di origine, accampa la scusa che con tale regime gli stati si dovrebbero scambiare l'iva riscossa nel loro stato che non è di loro competenza, la Germania afferma che il passaggio e' ancora prematuro ( non si fida degli altri stati).
  3. Piero Rispondi
    Ma se il pil in Italia sta crollando, i conti non tornano. Con un pil in discesa non vi sono politiche di bilancio da fare se non diminuire le spese, diminuzione che a loro volta faranno scendere di più il pil. Si deve agire sulla crescita, occorre la leva monetaria.
    • Riccardo Trezzi Rispondi
      Gentile Piero, Lei ha ragione. Tuttavia, l'analisi e' condotta in termini 'strutturali' quindi e' gia' depurata dall'effetto negativo della discesa del PIL. In ogni caso concordo con lei che il focus dell'azione politica futura deve rimanere la crescita e le riforme strutturali che servono al Paese. A presto, RT
  4. Riccardo Trezzi Rispondi
    Gentile Federico, Grazie per il suo commento. Il mio intervento - volutamente - non esprime ragioni di merito su come agire per rilanciare la competitivita' italiana. Vuole solamente sottolineare che - guardando i numeri - vi e' un margine di manovra fiscale. Pero' credo che lei abbia ragione sul punto che solleva. Bisogna anche mettere in campo riforme strutturali che agiscano a fondo sulla competitivita' del Paese. Mi riservo i dettagli magari in un prossimo intervento. Cordialmente, RT
  5. Libero pensiero Rispondi
    Buongiorno, grazie per l'analisi. Ciò conferma la serietà del (necessario) sacrificio richiesto agli Italiani. Ma venendo al punto cruciale, come si riparte/ quali sono i ritorni sugli investimenti/margini in Italia? competitività, crescita? occorrerebbe liberalizzare progressivamente tutti i comparti che ancora oggi beneficiano di anacronistiche protezioni, introdurre sistemi (KPIs) di misurazione della performance, con una visione a medio lungo periodo. Bisognerebbe puntare sul digitale, anche come driver per la semplificazine amministrativa/burocratica, un serio ripensamento del sistema di incentivi, ed una seria razionalizzazione della spesa pubblica, per evitare il "ciclico" riprodursi dei soliti noti problemi. Meglio sarebbe parlare di IRAP...cordiali saluti