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Quando il Reddito di cittadinanza aiuta la natalità*

Il reddito di cittadinanza non produce effetti solo in ambito lavorativo. Per esempio, aumenta la probabilità di concepire un figlio tra le donne beneficiarie rispetto alle richiedenti che ne sono state escluse. Forse perché cresce la fiducia nel futuro.

Reddito di cittadinanza e natalità

Il dibattito politico e pubblico sul reddito di cittadinanza è centrato quasi esclusivamente sugli effetti che produce sulla partecipazione al mercato del lavoro. Tuttavia, le dimensioni che potrebbero risultarne influenzate sono molteplici e includono aspetti non meno importanti dal punto di vista sia individuale che sociale. Vi sono infatti numerosi studi che mostrano come la garanzia di un reddito minimo alle famiglie economicamente svantaggiate abbia ripercussioni positive sulle condizioni di salute, gli investimenti in istruzione e formazione o le scelte di formazione della famiglia.

Proponiamo qui un’analisi dell’impatto del Rdc sulla natalità. Il supporto economico ottenuto dalle famiglie può generare un effetto reddito che dal punto di vista teorico può sia aumentare che diminuire il numero di figli desiderati. L’evidenza empirica, fino a non molti anni fa abbastanza chiara nel mostrare una relazione negativa tra livelli di reddito e natalità, è divenuta recentemente più ambigua. Infatti, mentre in passato una relazione inversa si riscontrava sia considerando paesi diversi che all’interno dello stesso paese, attualmente la relazione è ancora negativa se si confrontano nazioni ricche e nazioni povere, ma tra quelle sviluppate non è più presente o è diventata positiva: se si considerano i paesi Ocse, si nota che quelli più ricchi hanno anche tassi di natalità maggiori. Inoltre, spesso si osserva che le famiglie con redditi più alti hanno un numero maggiore di figli e alcuni studi mostrano che l’impatto causale di un aumento di reddito sulla propensione ad avere figli è positivo.

Nella nostra analisi, allo scopo di comprendere se il Rdc abbia incoraggiato le donne ad avere più figli, abbiamo incrociato le informazioni sui richiedenti Rdc e sulle nascite dalle banche dati Inps, e abbiamo comparato la probabilità di avere un figlio nel periodo che va dal 2019 al 2021 delle donne che hanno ricevuto il beneficio e delle donne che, pur avendolo richiesto, ne sono state escluse poiché il loro reddito familiare era di poco al di sopra della soglia prevista per l’accesso alla misura.

Lo studio

Per identificare l’effetto della politica sulla variabile di interesse usiamo una tecnica nota come “Regression discontinuity design” che sfrutta il fatto che i nuclei familiari possono accedere al Rdc solo se alcuni indicatori di condizioni socio-economiche sono al di sotto di certe soglie. Infatti, oltre ai requisiti di residenza, il reddito e la ricchezza delle famiglie richiedenti non devono superare alcuni valori massimi. Fatta eccezione per il reddito familiare, che è soggetto a una serie di scorpori e adeguamenti, la verifica ex-ante del soddisfacimento degli altri requisiti è piuttosto facile, tant’è che la gran parte delle domande ricevute li soddisfa. Pertanto, nella nostra analisi abbiamo considerato come fattore discriminante il reddito familiare (il 73 per cento delle domande soddisfa la soglia) e abbiamo operato in base all’ipotesi che gli individui appartenenti a nuclei con reddito familiare pari o di poco inferiore alla soglia (che hanno ottenuto il beneficio) siano molto simili e, quindi comparabili, ai nuclei familiari con reddito di poco superiore alla soglia (che sono stati esclusi dalla misura).

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Per capire se la principale ipotesi alla base dell’approccio Rdd (cioè che gli individui che si collocano appena sopra e appena sotto la soglia siano comparabili), abbiamo confrontato le caratteristiche osservabili dei due gruppi e dalla nostra analisi non risultano esserci differenze statisticamente significative. L’unica caratteristica per la quale beneficiari e non beneficiari sembrano essere distribuiti attorno alla soglia in modo non bilanciato è la residenza, con una frazione maggiore di percettori meridionali rispetto alle altre regioni. Pertanto, nelle nostre stime controlliamo per tutte le caratteristiche osservabili inclusa l’area di residenza. Inoltre, allo scopo di evitare ogni possibile distorsione abbiamo condotto anche stime separate tra Sud e resto delle regioni italiane.

Le domande considerate sono quelle accolte o respinte entro giugno 2019. La focalizzazione su questo gruppo è tesa a includere, tra i percettori, coloro che hanno iniziato a ottenere il beneficio nello stesso periodo e, tra i richiedenti non percettori, i soggetti che hanno ricevuto l’esito di reiezione nel medesimo lasso temporale. Inoltre, selezioniamo soltanto quei nuclei familiari il cui esito di accoglimento o reiezione sia dipeso esclusivamente da motivazioni “economiche” (escludiamo, per esempio, le reiezioni dovute al mancato soddisfacimento dei requisiti di residenza e cittadinanza) e, come già specificato, ci focalizziamo soltanto sulle domande accolte o respinte per il requisito del reddito familiare, tralasciando tutte le domande presentate che non soddisfano gli altri requisiti economico-patrimoniali. Nei dati Inps non abbiamo informazioni sui padri, dunque dal campione escludiamo gli uomini e ci concentriamo esclusivamente sulle donne in età fertile, tra 16 e 45 anni.

Le nostre stime mostrano che le donne beneficiarie di Rdc hanno una maggiore probabilità di concepire un figlio rispetto alle donne che hanno richiesto il beneficio, ma ne sono state escluse. Come si può notare dalla Figura 1, dove sull’asse delle ascisse è indicata la differenza (in euro) rispetto alla soglia di reiezione e sull’asse delle ordinate invece è rappresentata la probabilità di concepire un figlio nel biennio successivo all’esito della domanda di Rdc, considerando una distanza dalla soglia di 200 euro, la probabilità media di concepimento è mediamente più elevata per le donne la cui domanda è stata accolta.

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Figura 1 – Probabilità di concepire un figlio nel biennio successivo all’esito della domanda di Rdc

Fonte: elaborazioni degli autori da dati Inps.

Dalle stime del modello, una volta che controlliamo per una serie di caratteristiche individuali (età, età al quadrato, area di residenza, numero dei componenti del nucleo familiare e numero dei disabili presenti nel nucleo), l’effetto puntuale è di circa 1,1 punti percentuali ed è concentrato soprattutto tra coloro che risiedono in città più grandi. L’effetto è trainato dalle donne residenti al Sud (+2,6 punti percentuali), mentre al Nord non risulta statisticamente significativo. Ciò potrebbe essere dovuto a norme sociali più tradizionali che rendono gli individui più propensi ad avere figli e più reattivi a miglioramenti nella loro condizione economica.

Più fiducia nel futuro

Nell’interpretare questi risultati è importante considerare che ci focalizziamo su percettori la cui domanda è stata accolta con un margine ridotto allo scopo di confrontarli con non-percettori “simili”. Per i percettori, dunque, il beneficio ricevuto sarà altrettanto contenuto, in quanto il calcolo dell’importo è ottenuto come differenza dalla soglia reddituale. Pertanto, l’effetto che individuiamo potrebbe dipendere non tanto dall’integrazione di reddito in sé, quanto dalla riduzione dell’incertezza derivante dalla presenza di un sostegno di ultima istanza da parte dello stato, rivolto a fasce di popolazione plausibilmente a rischio di marginalità ed esclusione sociale, oppure, come evidenziato da una recente indagine dell’Inapp, dal fatto che beneficiare del Rdc accresce il senso di fiducia nel futuro. Si noti, inoltre, che l’impatto non è generalizzabile a tutti i percettori di RdC, ma fa riferimento solo a quelli che non sono troppo lontani dalla soglia di reddito familiare considerata come requisito per l’accesso. Coloro che sono in condizioni di ancora maggiore difficoltà potrebbero reagire sia in maniera più accentuata, poiché ricevono una integrazione di reddito più consistente, sia in modo attenuato, poiché si tratta di soggetti in condizione di forte marginalità.

*Questo articolo è apparso in contemporanea sul Menabò di Etica ed Economia.

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Dieci domande e risposte per conoscere il Reddito di cittadinanza*

  1. Savino

    La pongo in un altro termine: se venisse pagato un mensile alle casalinghe, con relativa dignità, molte donne, soprattutto tra chi svolge ad oggi lavori nelle imprese di pulizie o in fabbrica, oppure tra i part-time involontari, opterebbero per il sussidio, con una differenza minima rispetto alla loro attuale retribuzione (considerando anche le spese di trasporto), con i benefici in termini di fiducia e di ottimismo presenti nell’articolo. E’ ovvio che ciò non troverebbe riscontro tra le donne altamente qualificate e con prospettive di carriera e di stipendio più alto; a quel punto, il benessere si potrebbe quantificare solo con la piena parità in ambito lavorativo.

  2. Francesco Armillei

    Analisi molto interessante. Sul tema del canale “fiducia nel futuro” segnalo questo interessante paper: Vignoli, D., Guetto, R., Bazzani, G. et al. A reflection on economic uncertainty and fertility in Europe: The Narrative Framework. Genus 76, 28 (2020). https://doi.org/10.1186/s41118-020-00094-3

  3. Lucio Sepede

    A me sembra ovvio che il reddito di cittadinanza aiuti dia maggiore tranquillità alle donne che vogliono avere figli. E mi sembra scontato che se il rdc fosse di duemila euro si farebbero molti più figli, e se lo portassimo a cinquemila euro al mese se ne farebbero molti di più. Poi però bisogna prevedere che, oltre a dare il reddito di cittadinanza ai genitori, lo dobbiamo dare necessariamente anche ai figli. Queste cose si capiscono anche senza perdere tanto tempo a fare gli studi. Resterebbe il piccolo problema che se in tanti, troppi, optassero per il reddito di cittadinanza a vita (come sta accadendo nel Sud), bisognerebbe poi capire dove andremmo a prendere le risorse per pagarlo. Cosa diversa sarebbe un sussidio generoso, senza alcun limite, (se vogliamo continuiamo pure a chiamarlo rdc) agli invalidi. E cosa diversa sarebbe un robusto sostegno alle famiglie per ogni figlio a carico. Per quanto riguarda chi è in condizioni di povertà o chi non riesce a trovare lavoro, il rdc non può essere competitivo con gli stipendi di chi lavora. E se questi ultimi sono bassi, e indubbiamente lo sono, prima troviamo il modo di aumentarli, e poi adeguiamo il rdc. E non illudiamoci che risolveremo tutto con il salario minimo. Magari fosse possibile risolvere i problemi economici, industriali e del lavoro con una legge.

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