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Troppi ostacoli alle rinnovabili

Le nuove installazioni di impianti per energia da fonti rinnovabili si scontrano con le lentezze burocratiche. I progetti in attesa di valutazione permetterebbero già ora di raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030. Serve un quadro normativo organico.

Il fabbisogno di energia prodotta da fonti rinnovabili

In Italia le nuove installazioni di energia da fonti rinnovabili si scontrano con blocchi e rallentamenti dovuti a tempi burocratici molto lunghi, stimati da Confindustria mediamente di 9 anni. Tutto ciò è dovuto all’assenza di un quadro normativo organico e spesso comporta blocchi nell’approvazione dei permessi (le valutazioni di impatto ambientale) sia da parte del Ministero della Transizione ecologica che delle regioni.

Secondo il Piano nazionale di ripresa e resilienza, entro il 2030 la produzione da fonti di energie rinnovabili (Fer) dovrebbe soddisfare il 72 per cento della generazione elettrica. Assumendo che la produzione rimanga stabile a 292 mila GWh (media annua nel periodo 2016-2019), per raggiungere l’obiettivo sarà necessario che 211 mila GWh (il 72 per cento di 292 mila) siano prodotti da fonti rinnovabili. Nel periodo 2016-2019, la produzione da Fer è stata pari a 110 mila GWh, ovvero il 38 per cento del totale della generazione elettrica (292 mila). Sarebbe quindi necessario un aumento di 101 mila GWh (211 mila -110 mila) annui per arrivare al target del 2030, con una crescita del 91 per cento rispetto alla produzione attuale da Fer.

Nel 2019 la produzione da fonti rinnovabili, pari a 116 mila GWh, è avvenuta con impianti con una potenza installata complessiva di 58 GW. Per raggiungere l’obiettivo del 2030 si stima sia necessario avviare nuovi impianti per una potenza installata complessiva pari circa a 70-75 GW, che porta a una potenza installata totale compresa tra 128 e 133 GW.  

La crescita media della potenza installata da Fer è stata del 2 per cento annuo nel periodo 2015-2021. Ipotizzando di avere lo stesso tasso di crescita annuo dal 2022 al 2030, stimiamo una potenza installata nel 2030 pari a circa 72 GW, ben lontana dunque dai 128-133 GW indicati (58 GW installati nel 2019 + 70-75 GW da installare entro il 2030). Per raggiungere quel target, il tasso di crescita della potenza installata dovrebbe essere in media pari al 9 per cento all’anno (tabella 1).

Offerta di energia prodotta da fonti rinnovabili

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Dato il fabbisogno di risorse necessario per raggiungere il target europeo, è utile capire qual è l’attuale offerta di investimenti. Utilizziamo i dati sugli impianti eolici e fotovoltaici forniti da Terna e dall’Osservatorio R.E.gions2030. Terna fornisce i dati sulle richieste di connessione alla rete elettrica e l’Osservatorio R.E.gions2030 quelli sulle istanze presentate per la messa in funzione degli impianti eolici e fotovoltaici.

Il primo passo per attivare un impianto Fer consiste nella presentazione di una domanda di valutazione di impatto ambientale, che prima passa per il Ministero della Transizione ecologica e poi da un’istanza alla regione competente. Tra il 2018 e il 2021 si è registrato un vertiginoso aumento delle istanze presentate, aumentate di sei volte per gli impianti eolici (da 1,4 a 9,5 GW) e di 22 volte (da 0,7 a 15,8) per gli impianti fotovoltaici. Il totale delle istanze presentate corrisponde a 60,8 GW di potenza installata, di cui 24 GW per gli impianti eolici e 36,8 GW per gli impianti fotovoltaici.

Dopo aver avuto il via libera della regione competente, l’impresa procede alla richiesta di connessione alla rete tramite Terna. Le richieste totali al 31 dicembre 2020 risultano pari a 95 GW di potenza installata, notevolmente al di sopra della nuova potenza da installare (67-72 GW) per raggiungere il target del 2030. Le richieste di allacciamento sono sorprendentemente localizzate nelle zone del Centro-Sud e Sud (62 per cento), in Sicilia (24 per cento) e in Sardegna (10 per cento).

Blocco degli investimenti

Nel febbraio 2022, il 92 per cento delle domande di valutazione di impatto ambientale per il fotovoltaico presentate nel 2021 era ancora in attesa di risposta; il dato diminuisce all’80 per cento per i progetti fotovoltaici presentati nel 2020 e al 48 per cento per quelli presentati nel 2019.

Per quanto riguarda l’eolico, l’iter di approvazione è addirittura più lento: a febbraio 2022, il 99 per cento delle istanze presentate nel 2021 era in attesa di valutazione, così come lo era il 90 per cento dei progetti presentati nel 2020 e il 79 per cento di quelli presentati nel 2019.

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In conclusione, per raggiungere il target di Fer del 2030 è necessario aumentare notevolmente il tasso di crescita degli impianti (dal 2 per cento si dovrebbe passare al 9 per cento). L’incremento sembra supportato dall’offerta di investimenti in Fer, visto che le istanze di valutazione di impatto ambientale e le richieste di allacciamento sono straordinariamente elevate (superiori al target da raggiungere nel 2030). Tuttavia, l’approvazione e il rilascio delle autorizzazioni sono estremamente lenti.

La lentezza è presumibilmente dovuta a una forte discrezionalità delle regioni nelle valutazioni di impatto ambientale. Ad esempio, in Lazio l’articolo 75 della legge regionale 14/2021 sospende le autorizzazioni all’installazione di grandi impianti fotovoltaici eolici e fotovoltaici fino a giugno 2022, in attesa che i comuni indichino le aree non idonee alla loro realizzazione. Analogamente, in Abruzzo era stata introdotta, con la legge regionale 8/2021, la sospensione delle installazioni non ancora autorizzate (art. 16) sempre in attesa di individuare le aree non idonee. A conferma della incertezza nella attribuzione dei poteri, questa legge è stata poi bocciata dalla Corte costituzionale nel marzo del 2022 con la motivazione che spetterebbe allo stato definire le aree e i siti non idonei.

Sarebbe sicuramente opportuno semplificare il procedimento amministrativo per l’approvazione e la realizzazione dei progetti Fer, in modo tale da poter mettere in funzione gli impianti già progettati, che porterebbero a una quota di fonti rinnovabili sul totale superiore al 72 per cento.

Le procedure autorizzative andrebbero snellite soprattutto nei casi in cui gli investimenti in rinnovabili presentino maggior valore e capacità di essere integrati nel sistema elettrico attuale. Potrebbe quindi essere utile favorire quei territori ove la domanda di energia de Fer risulta particolarmente elevata rispetto all’offerta presente.

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  1. Savino

    Non si può parlare con semplicità e leggerezza di rinnovabili in un Paese dove il paesaggio è deturpato, ci sono milioni di speculazioni e abusi edilizi, dove esistono le mafie e le eco-mafie, dove si è criminalizzato tutto, commettendo reati gravi, dall’eolico al ciclo dei rifiuti.

  2. Paolo

    non c’è davvero limite ai danni del federalismo all’italiana, davvero non c’è settore dove l’attribuzione di competenze alle regioni non abbia comportato caos e disastri. avanti così

  3. Fujsun

    “…………..In Italia le nuove installazioni di energia da fonti rinnovabili si scontrano con blocchi e rallentamenti dovuti a tempi burocratici molto lunghi, ……………”

    Lo stesso avviene per i nuovi insediamenti edilizi su aree già approvate nel piano urbanistico come edificabili. Ci sono casi di 30 e 40 anni.
    Quindi il problema sono gli uffici pubblici preposti piu’ a impedire di fare cio’ che è già stato previsto dai piani attutivi, allo scopo di estorcere, SPESSO, un pagamento in cambio dell’accelerazione della pratica.
    Lo stesso dicasi per le VIA valutazione impatto ambientale di piu’recente introduzione, dove anche gli “esperti ambientalisti” cambiano parere a seconda del colore degli occhi.

    La soluzione? L’amministrazione pubblica decida in quali aree, quali tipologie e in quali tempi è consentito edificare con sanzioni inibenti e chiare per chi trasgredisce., con multe 10 volte il valore. (Lo si preveda con la formazione del PRG Piano Regolatore Generale previsto nella Legge Urbanistica del 1942 unica legge snella e completa). Dopo di che non occorrono controlli preventivi da parte degli uffici pubblici, che generano solo corruzione ,sui progetti dei Liberi Professionisti Progettisti Architetti , Ingegneri che devono garantire la correttezza con timbro dell’ordine e firma. I controlli dovrebbero essere fatti dopo e se qualcuno Professionista o Committente ha commesso un reato è punibile con leggi in vigore con aggiunta di multa 10 volte il valore abusivo. Lo stesso dovrebbe accadere per i reati di concussione da parte pubblica con multa di 20 volte la rapina.

  4. Fujsun

    Aggiungo inoltre, meglio sarebbe abolire le REGIONI, costano e creano corruzione pubblica, in tutti i settori di controllo, preposto ad arte. In toscana in particolare nella sanità pubblica.

  5. Domando a voi: come giudicate le soluzioni previste nei più recenti provvedimenti del governo Draghi… Risolvono la problematica autorizzativa da voi denunciata? In tutto? In parte? Grazie.

    • Savino

      Mi pare che siano provvedimenti che accelerino d’autorità l’iter delle autorizzazioni ma soltanto perchè siamo in presenza di una necessità repentina delle decisioni energetiche per via dell’azione bellica russa. Il problema da centrare, come ho già detto nel mio intervento, è conciliare legalità e trasparenza con transizione e non mi pare finora risolto, dopo di che è vero quello che si dice sulla burocrazia e gli enti regionali e locali in particolare, però l’invito è anche quello alla deontologia professionale e comunque alla genuinità dei progetti e non sempre ciò si riscontra nei fatti.

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