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La digitalizzazione delle imprese passa dal capitale umano*

Le imprese italiane sono poco digitalizzate. Pur quando sono presenti, le tecnologie producono bassi rendimenti. Molto dipende dalla scarsa qualità del capitale umano di lavoratori e manager. E ciò influenza anche l’efficacia degli incentivi pubblici.

La digitalizzazione delle imprese italiane

La digitalizzazione è un fattore chiave per la crescita della produttività nelle economie moderne. Eppure, la sua diffusione disuguale tra le imprese ha aumentato la dispersione della produttività, contribuendo al rallentamento dello sviluppo economico e all’incremento delle disuguaglianze salariali.

Queste tendenze sono particolarmente preoccupanti per l’Italia, che negli ultimi 25 anni ha mostrato un crescente divario nell’adozione delle tecnologie digitali e negli investimenti immateriali rispetto agli altri paesi Ocse e una dinamica stagnante della produttività aggregata.

In un recente studio, abbiamo analizzato le cause del divario digitale italiano sfruttando un database che integra informazioni a livello d’impresa sull’adozione tecnologica, la performance aziendale, l’utilizzo di politiche e incentivi per la digitalizzazione con dati sull’istruzione dei lavoratori e dei manager.

L’analisi prende in considerazione una moltitudine di fattori, sia interni alle imprese che di contesto, che spiegano il divario digitale italiano, tra cui gli investimenti in beni intangibili e l’accesso al credito. Qui ci concentriamo sui due elementi che l’analisi mostra essere fondamentali per favorire la digitalizzazione, in particolare tra le piccole e medie imprese: il capitale umano dei lavoratori e le capacità manageriali.

Le imprese con lavoratori più qualificati (che identifichiamo come quelli laureati) mostrano tassi di adozione delle tecnologie digitali più elevati e realizzano maggiori incrementi di produttività legati all’adozione di queste tecnologie, specialmente se si tratta di micro e piccole aziende. Le importanti complementarietà tra lavoratori qualificati e tecnologie digitali avanzate sono confermate da un’analisi basata su stime della funzione di produzione. 

Anche la qualità dei manager è cruciale: le imprese con dirigenti laureati hanno più elevati rendimenti associati alle tecnologie digitali e più forti complementarietà tra le tecnologie e la forza lavoro qualificata. Manager più qualificati sono dunque più in grado di gestire congiuntamente tutti gli input coinvolti nella trasformazione digitale.

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Il divario Nord-Sud

I nostri risultati hanno rilevanti implicazioni per i differenziali Nord-Sud: la complementarietà tra lavoratori laureati e tecnologie è significativamente più bassa per le imprese del Meridione e almeno un terzo del divario può essere spiegato dalla minore qualità del management aziendale.

Il capitale umano di lavoratori e manager è cruciale per rafforzare l’efficacia delle politiche per la digitalizzazione delle imprese. Nello studio ci siamo concentrati su due interventi pubblici: lo sviluppo della banda ultra-larga e l’introduzione dell’iperammortamento.

Analizzando gli effetti della diffusione della banda ultra-larga tra i comuni italiani nel periodo 2012-2018, si osserva come tale infrastruttura abbia favorito mediamente solo l’adozione di tecnologie meno avanzate (come i servizi cloud e il software gestionali), con effetti pressoché nulli sulla produttività delle imprese. Quando però la banda ultra-larga raggiunge imprese con forza lavoro qualificata favorisce l’adozione di tecnologie più avanzate (come big data, Internet-of-Things e automazione avanzata), migliorando la produttività.

Quanto all’iperammortamento, l’analisi mostra come abbia aumentato l’adozione di tecnologie digitali avanzate da parte delle imprese italiane, con effetti positivi su fatturato, occupazione e produttività. Tuttavia, la mancanza di manager qualificati ha fortemente limitato l’impatto della politica tra le imprese più piccole. In particolare, la Figura 1 riporta la stima degli effetti dell’incentivo sulla produttività del lavoro, distinguendo le imprese per classi di addetti e a seconda del livello di istruzione dei manager: gli effetti sono significativamente più elevati nelle Pmi con manager qualificati.

Figura 1 – Effetto dell’iperammortamento sulla produttività del lavoro per livello d’istruzione dei manager – 2018

Nota: coefficienti di una regressione ProdLav = 𝛽 1(Iper = 1) × ClasseDimens × ManagerEducTerz + 𝛾 + 𝜀. Le regressioni includono effetti fissi (𝛾) settore-dimensione-età-regione, le osservazioni sono pesate per il loro propensity score.

Questi risultati suggeriscono che la digitalizzazione delle imprese italiane – uno degli obiettivi primari del Piano nazionale di ripresa e resilienza – non può essere sostenuta soltanto da incentivi fiscali o da investimenti infrastrutturali: tali interventi devono essere integrati con politiche volte a migliorare le capacità di manager e lavoratori.

Il fattore istruzione

Importante è dunque lo sviluppo di un sistema d’istruzione di alta qualità. Sfruttando i dati sulla localizzazione degli atenei sul territorio italiano, l’analisi mostra ad esempio come la presenza di corsi Stem si associ a una più elevata complementarietà tra lavoratori qualificati e tecnologie digitali.

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Colmare il divario digitale delle imprese italiane richiede un rinnovato sforzo nel mondo post-pandemico. Il Pnrr ha stanziato ingenti risorse per la digitalizzazione, l’innovazione e la competitività delle imprese. L’efficacia di questi e di futuri interventi dipenderà in modo cruciale dalla capacità di sviluppare, modulare e attuare un pacchetto di politiche pubbliche complementari, che integri gli incentivi all’adozione delle tecnologie e gli investimenti infrastrutturali con interventi per migliorare le competenze digitali della forza lavoro e le capacità dei manager.

* Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire agli autori e non investono la responsabilità dell’istituzione di appartenenza.

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  1. Emanuele De Candia

    Studio molto interessante. Quello che rimane incongruente è la distinzione che si fa sopra quando si afferma le “tecnologie meno avanzate (come i servizi cloud e il software gestionali), con effetti pressoché nulli sulla produttività delle imprese”. Nello studio si fa riferimento al Censimento permanente delle imprese Istat 2018 ma le variabili Istat non sono costruire per livello di avanzamento o sofisticazione tecnologica ma hanno un obiettivo diverso: individuare diversi gradi di digitalizzazione delle imprese che adottano tali tecnologie, distinguendo due gruppi: quelle più numerose e meno digitalizzate con investimenti in infrastrutture digitali ((soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali) e quelle più avanzate nella digitalizzazione, identificate attraverso un ricorso più strutturale degli investimenti e una maggiore combinazione delle stesse, con una soglia minima di almeno 3 tecnologie combinate.
    La graduazione in media e avanzata non fa riferimento alle tecnologie ma alle imprese che le adottano. Si potrebbero distinguere soluzioni management software e soluzioni cloud in basse, medie e ad alta sofisticazione ma questo lo si può fare per ogni altra tecnologia digitale. I risultati dello studio di fatto sono molto interessanti perché prescindono da questo particolare aspetto che per deformazione professionale non potevo fare a meno di chiarire.

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