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I quattro giorni che hanno cambiato la campagna vaccinale*

Quattro giorni di sospensione di Astrazeneca nella fase di avvio della campagna di immunizzazione hanno causato un rallentamento persistente della vaccinazione. Perché è cambiata la percezione del rischio, specie dove il contagio era meno diffuso.

Scelte private e salute pubblica

La vaccinazione contro il Covid-19 è un bene pubblico che comporta sostanziali benefici privati e ricadute positive di fondamentale importanza per la salute pubblica e l’economia. Tuttavia, l’esitazione vaccinale ha rallentato la campagna di immunizzazione proprio durante la sua fase di avvio, quando era più urgente raggiungere con rapidità un’elevata copertura per poter fermare la diffusione del contagio.

Gli economisti spiegano la decisione di vaccinarsi come frutto di una scelta razionale che soppesa i due rischi contrapposti di contrarre la malattia e subire gli eventuali effetti collaterali dell’immunizzazione. L’evidenza empirica mostra che la copertura mediatica delle controversie sulla sicurezza dei vaccini scoraggia significativamente le vaccinazioni. Ma cosa succede quando i dubbi sulla sicurezza sono sollevati dalle istituzioni?

La breve sospensione del vaccino AstraZeneca, poi rinominato Vaxzevria (VA), nel marzo 2021 offre l’occasione di esplorare l’impatto dei rischi percepiti sull’esitazione vaccinale, intesa come riluttanza a vaccinarsi nonostante la piena disponibilità di dosi e centri di somministrazione.

L’11 marzo 2021, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha disposto il ritiro un lotto di vaccini VA in seguito a notizie di rarissimi casi di trombocitopenia trombotica tra i riceventi. Il 15 marzo, le iniezioni del vaccino VA sono state sospese per quattro giorni, mentre la somministrazione di Pfizer-Biontech (PB) è continuata regolarmente. In un lavoro pubblicato su Health Economics abbiamo analizzato gli effetti della sospensione per esplorare le motivazioni dell’esitazione vaccinale.

Somministrazioni dopo la sospensione di AstraZeneca

La Figura 1 illustra il numero totale di dosi somministrate in Italia per 100 mila abitanti. Le linee continue rossa e blu descrivono rispettivamente l’andamento delle iniezioni di vaccini VA e PB. La linea verde rappresenta l’andamento delle ricerche della parola “trombosi” su Google, che hanno un picco nella settimana della sospensione. Il tasso di somministrazione dei due vaccini segue percorsi paralleli fino alla sospensione di AstraZeneca l’11 marzo. Nella settimana della sospensione, in cui per quattro giorni non è stata somministrata alcuna dose, il tasso di vaccinazione con VA è sceso approssimativamente di 46 dosi per 100 mila abitanti, raggiungendo un valore del 60 per cento inferiore al livello che avremmo osservato senza la sospensione usando il trend delle vaccinazioni di PB come scenario controfattuale.

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Figura 1 – Somministrazione dei vaccini e ricerche Google per la parola “trombosi”

Dopo la ripresa della campagna vaccinale il 19 marzo, le vaccinazioni con AstraZeneca sono diminuite ogni giorno approssimativamente di altre 63 dosi per 100 mila abitanti, raggiungendo un tasso di vaccinazione pari al 55 per cento di quello che avremmo osservato senza la sospensione. Due settimane dopo, l’effetto della sospensione era ancora persistente, con una diminuzione ulteriore di 86 dosi per 100 mila abitanti, corrispondente a un livello del 58 per cento inferiore al valore potenziale.

Per comprendere meglio le cause dell’esitazione vaccinale, abbiamo stimato come è cambiato l’effetto della sospensione in rapporto all’incidenza locale dell’epidemia e all’attenzione del pubblico per gli ipotetici effetti avversi della vaccinazione. La mappa sulla destra mostra la distribuzione delle ricerche online della parola “trombosi” nelle regioni italiane tra l’11 e il 18 marzo. La mappa a sinistra mostra il numero cumulato di contagi per 100 mila abitanti osservati dall’inizio della pandemia all’11 marzo.

Figura 2 – Distribuzione geografica delle ricerche Google per la parola “trombosi” e contagi da Covid-19 (per 100,000)

Cambia la percezione del rischio

Dopo la ripresa delle vaccinazioni, il divario tra i tassi di somministrazione dei due vaccini si è ridotto nelle regioni più colpite dall’epidemia e si è ampliato nelle regioni in cui il pubblico ha mostrato maggiore attenzione per gli ipotetici effetti collaterali negativi della vaccinazione.

Nell’insieme, i nostri risultati suggeriscono che il rallentamento della campagna vaccinale sia stato causato da una riduzione della domanda. La breve sospensione di Vaxzevria ha causato una diminuzione statisticamente significativa delle iniezioni che si è perpetuata nelle settimane successive nonostante le autorità sanitarie abbiano ripetutamente rassicurato il pubblico sulla sicurezza del vaccino e le strutture sanitarie fossero in grado di effettuare iniezioni a pieno ritmo. L’ampliamento del divario tra i due vaccini registrato nelle regioni che hanno mostrato maggiore interesse per le trombosi suggerisce che la sospensione possa aver attratto l’attenzione sugli ipotetici effetti avversi della vaccinazione riportati dai media in quei giorni, gonfiandone il rischio nella percezione di molti candidati alla vaccinazione. D’altro canto, la riduzione del divario tra i due vaccini nelle aree più colpite dalla pandemia fa pensare che la paura di contagiarsi abbia attenuato queste preoccupazioni.

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Un event study giornaliero mostra che non vi sono stati “effetti di anticipazione” dovuti alla copertura mediatica degli episodi di trombosi tra gli immunizzati con Vaxzevria. Del resto, testimonianze di casi di trombosi tra i vaccinati con Pfizer e Moderna avevano iniziato già a diffondersi dalla metà di gennaio. Evidentemente, le notizie allarmanti sul vaccino non hanno causato alcuna reazione statisticamente significativa nel pubblico. Invece, le preoccupazioni sulla sicurezza del vaccino sono aumentate significativamente soltanto dopo che i dubbi sulla sua sicurezza sono stati sollevati dalle istituzioni.

Figura 3 – Event study sull’effetto della sospensione sulle vaccinazioni

In conclusione, la sospensione di Vaxzevria sembra aver alterato l’equilibrio tra il rischio di contrarre la malattia e quello di subire gli effetti negativi dell’immunizzazione nella percezione di molte persone, provocando una diffusa riluttanza a effettuare la vaccinazione. Ne deriva che il successo di una campagna vaccinale dipende anche dalla capacità delle istituzioni di comunicare in modo credibile informazioni sull’incidenza e la gravità dei rischi che le persone soppesano al momento di decidere se vaccinarsi.

*Le opinioni espresse in questo articolo sono di esclusiva responsabilità degli autori e non coinvolgono in alcun modo la posizione della Commissione europea.

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  1. Marcello

    Se i comporatmenti degli individui rispetto alla vaccinazione fossero stati determinati dalla razionalità così come voi la definite, cioè dalla comparazione tra le conseguenze attese della vaccinazione e della mancata vaccinazione, ovvero tra il valore atteso delle conseguenze di contrarre il Covid senza vaccinazione e la probablità di contrarre il covid e/o di effetti collaterali con la vaccinazione, non sarebbe stato necessario ricorrere a forme di obbligation per indurre la vaccinazione. Le loterie dei due comportamenti sono così estreme nelle aspettative matematiche che non conosco nessuna funzione di utlità che possa essere compatibile con questi risultati. C’è ben altro nei comportamenti dei no-vaxxer che ha a che fare con la partecipazione a public good game tipo Kitty Genovese game per intenderci, con attegiamenti che non sono sensibili a incentivi sia monetari che di specie, come invece avviene in natura, e analizzati dai giochi evolutivi. Magari fosse stato solo un problema di comunicazione o di strategia!

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