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Gas pagato in rubli: così Mosca aggira le sanzioni

Mosca ha deciso di far pagare in rubli le forniture di gas ai paesi “ostili”. In questo modo si garantisce un flusso di valuta estera che arriverà direttamente alle banche russe. L’unico modo per fermarlo è rinunciare al gas e al petrolio della Russia.

Sanzioni e contromisure di Putin

Il 7 marzo il rublo ha superato quota 160 rispetto al dollaro, più che dimezzando il suo valore rispetto a quello che aveva prima dell’invasione russa dell’Ucraina: la causa sono le dure sanzioni imposte a una parte del sistema finanziario russo e alla banca centrale del paese. Da quel giorno, però, gran parte del deprezzamento è stato riassorbito.

Le contromisure introdotte dall’amministrazione russa il 5 marzo, con l’obbligo per gli esportatori di convertire in rubli nel mercato interno l’80 per cento degli incassi in valuta estera realizzati nei tre giorni precedenti e con precisi vincoli quantitativi imposti a tutti i residenti per il ritiro e l’esportazione di valuta estera dalla Russia, hanno avuto effetti significativi. Così facendo Mosca ha aggirato la difficoltà della banca centrale russa nel difendere il cambio, perché impossibilitata a utilizzare i depositi in valuta estera congelati sulle piazze europee, americane e svizzere. Agli esportatori è stato imposto di sostituirsi alla banca centrale nel fornire agli importatori, attraverso il mercato finanziario russo, la valuta estera necessaria per continuare ad approvvigionarsi all’estero, contrastando le pressioni alla sua tesaurizzazione che provocano scarsità e che ne apprezzano il valore.

Lo stesso meccanismo opera per il regolamento di tutti i conti con l’estero, quindi non soltanto per finanziare le importazioni, ma anche per il pagamento di cedole, interessi e rimborso dei prestiti autorizzati nell’ambito delle sanzioni, come appunto il pagamento in dollari degli interessi sul debito pubblico avvenuto nell’ultima settimana. Con il passare del tempo e l’afflusso netto di valuta (la Russia rimane un’economia con surplus di partite correnti e quindi ottiene afflussi netti di valuta estera), il cambio reagisce alla funzione imposta agli esportatori e al blocco dei capitali. La valuta estera nel mercato russo diviene sempre meno scarsa e di conseguenza il cambio del rublo ha riacquistato valore.

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Il 23 marzo è poi arrivata la decisione del premier russo di far pagare ai clienti “ostili” le forniture di gas russo in rubli.

Un flusso di valuta estera verso la Russia

Cosa aggiunge questa decisione a quello che già avveniva prima? Non molto dal punto di vista quantitativo, di domanda e offerta di moneta, se non per il fatto che invece di convertire l’80 per cento della valuta estera in rubli, si convertirebbe il 100 per cento (obiettivo che poteva esser già ottenuto fissando l’obbligo di conversione totale). Se prima gli esportatori russi ottenevano euro dalla vendita di gas ed erano obbligati a scambiarlo con il rublo (cedendo euro agli importatori o alla banca centrale o ad altre istituzioni finanziarie russe), adesso riceveranno direttamente rubli.

Per capirne gli effetti dobbiamo ragionare in termini qualitativi, sulla base dei soggetti a cui verrebbe imposto l’obbligo di conversione: le aziende che importano gas. Con un po’ di dietrologia, potremmo ad esempio pensare che Putin non si fidi tanto di loro. Eventuali comportamenti elusivi da parte delle aziende ridurrebbero la valuta estera che entra in Russia: obbligare le imprese estere a comprare rubli sana la situazione.

Se però guardiamo agli aspetti economici ci sono altre due considerazioni da fare. La prima riguarda come il mercato del rublo si potrebbe estendere con l’ultima mossa. Gli scambi del rublo verso le principali valute occidentali non sarebbero più confinati nel mercato russo, ma si riattiverebbero anche sulle piazze estere e il rischio di cambio, che adesso è molto basso per gli importatori occidentali (poiché importano tutto il gas in euro o dollari), potrebbe aumentare e determinare una domanda di strumenti di copertura. In un mercato più ampio, la liquidità in rubli sarà necessariamente fornita dalle banche russe, che riavrebbero così un maggior ruolo nel sistema finanziario che le metterebbe al riparo da ulteriori sanzioni.

Si arriva così alla seconda considerazione, quella delle sanzioni, che è forse la ragione principale della nuova mossa di Mosca. Il cambio del rublo è sostenuto dai rimpatri di valuta estera da parte degli esportatori. I rimpatri sono consentiti per precise esclusioni dalle sanzioni. Se le esclusioni venissero tolte e fosse impossibile per le banche russe transare e rimpatriare la valuta estera degli esportatori, gli importatori russi perderebbero l’accesso alla liquidità che arriva dai mercati occidentali e la stabilizzazione del cambio diventerebbe più complicata. Noi occidentali potremmo, al limite, continuare a importare gas, pagarlo in dollari ed euro, ma quel corrispettivo non sarebbe più a disposizione nell’economia russa per finanziare le importazioni. Con la decisione del 23 marzo, invece, chi vuole continuare a importare gas dovrà rivolgersi direttamente alle banche russe, le uniche in grado di fornire rubli al mercato, facendo affluire in Russia i depositi di valuta estera per scambiarli con la moneta locale per il pagamento. Il flusso di valuta estera continuerebbe ininterrotto fino a quando l’Occidente non decidesse di chiudere, definitivamente, gli acquisti di gas e petrolio dalla Russia. Cosa più semplice a dirsi che a farsi.

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10 commenti

  1. paolo

    Indubbiamente tagliare le forniture russe di gas e petrolio è un’operazione difficile, costosa e a medio termine. D’altro canto si dovrebbe esser capito che in Europa c’è la guerra, e se i nostri bombardieri e carriarmati sono controproducenti (perchè rischiano di provocare un’escalation del conflitto), le nuove armi con cui questa guerra si combatte lontano dal fronte sono efficienza energetica e fonti rinnovabili.
    Invece di sterili appelli all’inserimento dell’Ucraina nella UE (che non si capisce quale vantaggio avrebbe, per gli ucraini, in mezzo ai blindati e missili russi), il governo dovrebbe cominciare a orientare le misure di politica economica verso appunto un’economia di guerra; qualche esempio:
    – modifica del superbonus edilizio riservandolo ai soli interventi che prevedono l’eliminazione totale del gas metano, aumento dell’ecobonus dal 65% al 95% per la sostituzione di caldaie a gas con pompe di calore elettriche;
    – erogazione dei fondi all’efficienza oggi bloccati in procedure farraginose (es. fondo nazionale efficienza energetica, che richiede assurdamente requisiti più stringenti del conto termico!);
    – sblocco dei fondi per le pubbliche amministrazioni in attesa di provvedimenti politici (es. fondo del comma 14 della finanziaria 2019, per decine di miliardi di euro al 2033);
    – ritracciatura dei fondi PNRR destinati all’efficienza energetica di scuole, tribunali, edifici culturali, ecc. (una gigantesca fiction, con riduzioni di emissioni ridicole, e poche decine di edifici della capitale che ottengono la grande maggioranza dei fondi) per interventi che prevedano l’azzeramento del consumo di gas metano;
    – obbligo fino a fine stato di emergenza per le imprese che estraggono gas di cederlo a prezzo calmierato alle industrie manifatturiere tramite bilaterali;
    – missione internazionale in libia per la stabilizzazione e ripresa dell’export gas verso la UE (cioè verso di noi).
    Invece governo e parlamento guardano zelensky in tv con lo spirito con cui guardano la nazionale di calcio (ed esiti simili, temo).

    • Gianluca

      Sono perfettamente d’accordo; prima di parlare di sanzioni (abbiamo visto a cosa sono servite…forse in futuro ad indebolire Euro e Dollaro…insomma le sanzioni prima o poi tornano indietro) dovrebbero liberare l’Europa ed in particolare l’Italia dal metano…e questo non lo stanno facendo; si stanno mettendo sullo stesso piano le caldaie a gas con le pompe di calore…una beffa.

  2. Emanuele

    Prescindendo da questioni legali dovuti ai contratti, in valore assoluto pagare in dollari oppure in rubli alle aziende espostatrici russe, non fa alcuna differenza: i due processi sono assolutamente simmetrici, sempre che lo si faccia al cambio attuale ovviamente, cosa molto probabile; ma vi sarebbero dettagli di politica di cambio e quindi monetaria non indifferenti. Pagare in dollari il gas acquistato, com’era da contratto, faceva accumulare riserve in valuta estera in pancia alla banca centrale (a mosca e quindi fuori dall’embargo); pagare in rubli, obbligherebbe le aziende importatrici a scambiare dollari contro rubli sul mercato (apprezzamento relativo del rublo); la sostanza cambierebbe poco. La Banca centrale russa comunque potrebbe decidere di intervenire sterilizzando la base monetaria, il cambio e regolarsi sull’inflazione. Allora, quale sarebbe la differenza? Evidentemente la banca centrale Russa potrebbe aver problemi nel difendere il cambio vendendo dollari, visto che molti mercati gli sono negati, da qui la convenienza nell’imporre il rischio e l’onore di cambio direttamente alle banche estere alle quale quei mercati non sono vietati. Ma a mio avviso nei costi benefici comunque la Russia ci rimette. La differenza a mio avviso risiede in una formulazione attuale della legge di Gresham. Controllando il saggio di cambio effettivo dell’euro rispetto alle altre valute, il peso globale nell’indice di TCE del dollaro è pari 24,72 su cento; il peso del rublo è pari a 2,33. Nell’indice globale in sede IMF il peso del rublo deve essere anche minore. Quindi, per la nota legge di Gresham (più che legge è un evidenza come tutte le sedicenti leggi in materia economica), la moneta buona scaccia quella cattiva: cattiva sta per instabile e poco liquida. Io fossi in Elvira Nabiullina preferirei sempre avere in pancia dollari ed euro piuttosto che rubli. Si potrebbero poi scambiare su mercati amici come quello cinese ed indiano. Che sia anche per questo che la Elvira Nabiullina ha rassegnato le dimissioni?

  3. mauro

    Leggo con interesse, ma non si fa cenno alle questioni contrattuali.
    In ogni contratto di compravendita tra entità transnazionali è specificata la valuta o le valute o, eventualmente, il tasso di cambio da applicare alla transazione. Quindi, essendo i contratti energetici, sicuramente, contratti a lunga scadenza, sarebbe interessante capire cosa prevedono in materie di valuta.
    in fondo non penso sia sufficiente che il governo decida unilateralmente. Mi sembra la stessa situazione rispetto al pagamento del Debito, è il contratto che “decide” non una delle parti unilateralmente.

    • Emanuele

      Gentilissimo Mauro, già i contratti lasciano il tempo che trovano, figurarsi per un paese che in poche settimane ha calpestato ogni norma di diritto internazionale e convenzioni. Credo che non rispettare i contratti sia oggi per la Russia, la mancanza più benefica. Ormai si sono messi in una posizione extra diritto che sia esso pubblico o privato, commerciale privato o pubblico.

  4. Maurizio Maresca

    E tutto da valutare alla luce dei contratti vigenti. In particolare e’ da valutare
    – quale sia la valuta prevista ,
    – se il venditore abbia o meno la possibilità di scegliere la valuta e, in caso negativo,
    – se la Russia intenda approvare – od abbia già approvato – una norma di applicazione necessaria tale da integrare i contratti in essere. In questo caso si tratta di valutare l’applicabilità di questa norma alla luce della legge applicabile e ad opera del giudice previsti nel contratto.
    In ogni caso, di controversie pendenti alla Camera di Stoccolma, nonché in sede di impugnazione ecc. ve ne sono numerose.

  5. Concordo con la risposta precedente. Penso non sia difficile colpire Putin, se proprio lo si vuol fare. Un mezzo si trova sempre. Vuol fare lo zar, ma anche gli zar hanno fatto.una brutta fine.

  6. Ettore Paolino

    Una cosa che non capisco quando si tratta di scambi di bilancia commerciale è la seguente: perchè si dice sempre, per tutti i paesi, che la valuta serve per pagare le importazioni? Mi spiego meglio. La Russia, se deve acquistare (importare) un’auto italiana, per esempio una FCA, non paga l’esportatore italiano in rubli (la sua valuta)? A cosa gli serve la valuta estera se le importazioni le può pagare in valuta locale (rubli)?

    • Marco Greggi

      Per quanto non sia la mia materia, e ci siano eccezioni, credo sia vero il contrario. Nel suo esempio l’importatore russo dell’auto dovrebbe pagare in euro: quindi trovare una banca che gli converta i suoi rubli in euro e poi pagare la auto FCA. Nel mercato del petrolio e delle materie prime non è così: il gas importato dal Qatar o il petrolio dell’arabia non lo paghiamo nelle valute locali, ma in dollari (ovviamente con il benestare degli arabi) perchè il dollaro è una valuta di riserva: offre maggiori garanzie rispetto a quelle locali … anche ai locali.

      • Ettore Paolino

        Grazie della risposta, ma è proprio questo che mi sfugge quando si parla di import ed export! Nessuno (gli esempi che trovo sui pdf su internet non chiariscono bene questo aspetto perchè sono troppo teorici) spiega chiaramente questa faccenda (ho studiato Legge pur essendo un appassionato e un buon lettore di Economia Politica) a livello pratico. Se l’importatore russo di auto italiana (un doblò Fca per esempio) è tenuto a pagare, come lei dice, nella valuta dell’esportatore (in euro e non in rubli), di converso, per par condicio, anche l’importatore italiano di Vodka, per esempio, dovrebbe essere tenuto a pagare nella valuta dell’esportatore (russo, quindi rubli, in questo caso):perchè, invece, si dice che le esportazioni russe vanno pagate in euro ed in dollari e non in rubli? Il mercato delle materie prime, invece, so che fa eccezione e che è pagato in dollari (da qui discende la supremazia del dollaro, e degli Usa, a livello finanziario mondiale). Ma se la Russia esporta materie prime (petrolio, gas, grano), a cosa gli serve il dollaro (le materie prime ce l’ha già!)?

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