Lavoce.info

Sulle spiagge una gara senza ostacoli

La legge delega sulle concessioni balneari ha obiettivi condivisibili. Ma come organizzare la gara? Bisogna evitare il contenzioso e fare in modo che un nuovo concessionario non debba pagare due volte il subentro. Una proposta per risolvere la questione.

Come organizzare la gara

Il disegno legge delega in materia di concessioni balneari approvato dal Consiglio dei ministri del 15 febbraio indica (tra gli altri) i seguenti obiettivi al governo: 1) assegnare le concessioni balneari al miglior offerente; 2) rimborsare al concessionario in scadenza gli investimenti materiali e immateriali non ancora ammortizzati; 3) far pagare ai nuovi concessionari canoni concessori di mercato. Si tratta di obiettivi del tutto condivisibili. La delega lascia al governo la scelta delle modalità con cui raggiungerli.

L’opzione che per prima viene in mente è: 1) organizzare una gara per ciascuna concessione balneare e assegnarla a chi offre di più (sia pure nell’ambito di una procedura che valuti anche la qualità del progetto); 2) far valutare da un commercialista il valore degli investimenti materiali e immateriali effettuati dal concessionario uscente e vincolare l’assegnazione della nuova concessione al pagamento di questa somma; 3) individuare una percentuale del valore della concessione (la somma del valore offerto in sede di procedura competitiva e del valore rimborsato), per esempio il 4 per cento, come canone concessorio.

Questo metodo di assegnazione però presenta alcune criticità. La prima è che il valore da rimborsare al concessionario uscente è stabilito da un soggetto esterno (che peraltro deve essere pagato), valore che non necessariamente sarà considerato congruo dal concessionario uscente. I ricorsi giurisdizionali sono molto probabili, provocando ritardi e costi aggiuntivi. La seconda è che la gara dovrebbe estrarre dal nuovo concessionario il valore attuale di tutti i profitti associati all’uso del solo arenile. Anche il canone concessorio dovrebbe trasferire allo stato questo stesso valore. In altre parole, la stessa somma verrebbe richiesta al concessionario due volte, una prima come un valore in cifra fissa stabilito in sede di gara, una seconda come valore diluito annualmente nel canone concessorio.

Leggi anche:  Abuso di dipendenza economica: non è una condanna a priori

La proposta alternativa

Su lavoce.info del dicembre 2020 avevo fatto una proposta di gara alternativa a quella che ho appena delineato, che risolverebbe entrambe le criticità. Secondo quanto avevo suggerito, il valore di rimborso verrebbe dichiarato prima della gara dal concessionario uscente come il valore a cui sarebbe disposto a cedere la concessione. La valutazione verrebbe quindi fatta senza costi e, poiché non è effettuata da soggetti terzi ma dallo stesso concessionario uscente, non sarebbe soggetta a ricorso giurisdizionale. La gara avverrebbe attorno a questo valore di base. Chi offre di più si aggiudica la concessione, anche se il nuovo concessionario pagherebbe a quello uscente solo il valore di rimborso da lui dichiarato inizialmente. Il valore della concessione emerso dal confronto competitivo servirebbe soltanto per calcolare il canone concessorio, per esempio sempre il 4 per cento. In questo modo anche la seconda criticità, ossia il doppio pagamento all’amministrazione, verrebbe evitata.

Se nessuno si presentasse alla gara, la concessione resterebbe al concessionario uscente con un canone concessorio pari al 4 per cento del valore della concessione da lui stesso dichiarato.

Facciamo un esempio numerico, supponiamo che il valore di tutte le attività dello stabilimento (bar, ristorante, lettini, ombrelloni ecc.) sia stimato dal gestore pari a 500 mila euro, una cifra da me inventata e, probabilmente, per moltissimi stabilimenti balneari esageratamente elevata. Con le regole da me proposte il 4 per cento di questo ammontare verrebbe pagato annualmente come canone concessorio, ossia 20 mila euro per ogni anno della durata della concessione. E questo sarebbe il risultato finale se nessuno si presentasse alla gara per l’assegnazione della concessione. Se, in sede di gara, avendo posto come base d’asta i 500 mila euro, si raggiungesse una quotazione di 600 mila euro per le attività dello stabilimento, il nuovo concessionario dovrebbe versare 500 mila euro al concessionario uscente e allo stato 24 mila euro annui di canone concessorio (il 4 per cento di 600 mila euro).

Leggi anche:  Airbus-Boeing: tra i due litiganti, i terzi ne fanno le spese

Il metodo da me proposto presenta un ulteriore vantaggio. Si potrebbe infatti favorire il concessionario uscente (un altro degli obiettivi della legge delega) in maniera molto semplice, per esempio prevedendo che le offerte da parte dei nuovi concessionari debbano essere per lo meno superiori del 10 per cento rispetto al valore del rimborso richiesto dal concessionario uscente. In altre parole, se nessuno si presentasse alla gara, il concessionario uscente verrebbe riconfermato e pagherebbe come canone concessorio il 4 per cento del valore della concessione da lui dichiarato (20 mila euro nel mio esempio). Un nuovo concessionario, affinché la concessione gli possa essere assegnata, dovrebbe valutare le attività dello stabilimento per lo meno il 10 per cento in più (550 mila euro nel mio esempio), pagando un corrispondente canone concessorio superiore del 10 per cento a quello previsto dal concessionario uscente (nel mio esempio 22 mila euro). Il favore nei confronti del concessionario uscente sarebbe quindi obiettivo e non soggetto a discrezionalità, eliminando da questo punto di vista un ulteriore motivo di ricorso giurisdizionale.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  A Berlino la casa è un problema

Precedente

L’economia che non piace alle ragazze – Graziella Bertocchi a Fahrenheit

Successivo

Le nuove vie per la partecipazione dei lavoratori

15 commenti

  1. Rick

    Consideriamo questo esempio. Due spiagge dove i concessionari hanno fatto esattamente lo stesso investimento: numero di lettini, ombrelloni, docce, lo stesso bar ecc.. Il valore intrinseco della spiaggia è però diverso: la prima è di fronte all’ex-ILVA di Taranto, la seconda è in Costa Smeralda.

    Dato il meccanismo proposto, mi chiedo quale valore riveleranno i concessionari attuali? Leggendo l’articolo sembra di capire che i concessionari riveleranno solo il valore degli investimenti da loro sostenuti: quindi le due gare avrebbero la stessa base d’asta, e la spiaggia in Costa Smeralda avrebbe una base d’asta non ottimale per lo stato (troppo bassa).

    Non sono però convinto che sia questo quello che succederebbe….

    • alberto heimler

      Grazie del commento. il valore di un’attività non è uguale al valore degli investimenti effettuati ma al valore attuale di tutti i profitti che quegli investimenti possono generare. Quindi i due stabilimenti avrebbero un valore molto molto diverso.

      Alberto Heimler

    • Mauro Alberti

      Però credo che il valore (attuale) di un “business” non sia = agli investimenti che si sono fatti ma sia piuttosto stimabile come somma dei flussi di cassa futuri attesi (e “scontati”), che nelle due situazioni prospettate sono evidentemente diversi.

    • Vincenzo

      Sarebbe oppurtuno se non indispensabile sapere per quanti anni sarebbe assegnata la nuova concessione!!!!

    • Antonio

      Non avete preso in considerazione un elemento vitale del ragionamento. Il valore stimato deve essere collegato alla dichiarazione dei redditi del o dei proprietari… Nessuno sano di mente spenderebbe cifre “stimate” che non siano in buona parte recuperabili nei 5anni di concessione… Oltre al fatto che ad oggi la “stima” di un attività è pressoché inutile in quanto nessuno compra aziende già avviate a prezzi spropositati quando può avviare la stessa attività da zero con molti meno costi.

  2. enzo de biasi

    E’ una proposta interessante, con la precisazione che tutte le dichiarazioni fatte dal concessionario uscente debbano essere basate su dati di bilancio aziendali registrati ed accertati, ivi inclusa la dichirazion dei redditi a fini IRPEF del titolare a valere per gli ultimi 5 (cinque) anni di validità. Buona l’idea che se nessuno si presenta il concessionario uscente si vincola con il 4% del valore complessivo

    • Mirko

      Non credo un concessionario debba rendere conto delle proprie dichiarazioni reddituali, se non alla guardia di finanza. Del resto questa proposta lo mette nella condizione di non poter dichiarare un valore troppo superiore a quello equo (che non esiste, è un intervallo di valori), altrimenti si troverebbe poi a pagare cifre insostenibili di canone.

  3. Roberto

    La proposta di gara alternativa è valida ma ha un grande problema, trovare qualcuno disposto a pagare l’intero valore dello stabilimento al concessionario uscente in caso di vittoria della gara. Sarà molto difficile trovare qualcuno disposto a effettuare un’investimento iniziale così elevato. Inoltre il concessionario uscente ha un potere discrezionale troppo elevato perchè gli conviene valutare lo stabilimento ad un valore cosi alto da mandare deserta la gara e mantenere la concessione. Io credo che debba essere lo Stato a ristorare in parte l’investimento effettuato dal concessionario uscente mentre questo sistema di gara funziona se utilizzato solamente per stabilire il canone futuro della concessione.

    • Matteo

      “Inoltre il concessionario uscente ha un potere discrezionale troppo elevato perchè gli conviene valutare lo stabilimento ad un valore cosi alto da mandare deserta la gara e mantenere la concessione.” vero ma, qualcuno per favore mi corregga se ho capito male, si vincolerebbe l’anno dopo a pagare il 4% di quella cifra di canone concessorio … piu’ la valutazione è “gonfiata” ad arte per mandare deserta l’asta, piu’ il concessionario non-piu’-uscente paghera’ l’anno successivo di canone concessorio, a qualcuno potrebbe convenire ma non penso a molti, o c’è una falla in questo ragionamento? grazie e cordiali saluti matteo

      • Roberto

        Il tuo ragionamento è giusto e sicuramente quello può essere un disincentivo per il concessionario uscente nello stabilire un prezzo troppo alto. Però con una percentuale di canone annuo relativamente bassa (4%), il concessionario uscente ha comunque ampio margine nello stabilire un valore dello stabilimento che permette all’asta di andare deserta. Io ritengo sia molto difficile trovare qualcuno disposto a pagare l’intero valore dello stabilimento (più il canone annuo se vince la gara) quindi anche se dovesse pagare un canone annuo più elevato il concessionario uscente avrebbe sempre l’enorme vantaggio di mantenere la concessione e bloccare cosi la concorrenza.

  4. roberto

    proposta molto interessante. Se non altro si avrà almeno un aumento dei canoni percepito dallo stato e un esplicitazione del valore effettivo della concessione.

  5. Luca Visani

    Bongiorno.
    Il Dr. Heimler non cita altri due obiettivi che il governo dovrebbe far suoi:
    il contenimento dei prezzi dei servizi resi dal concessionario (altrimenti tutta la “liberalizzazione” delle concessioni verrebbe scaricata sui consumatori) e la tutela occupazionale.
    Cordiali saluti.
    Luca visani

    • Alberto Heimer

      Grazie mille del commento. E’ indubbio che ci sia il rischio di un aumento dei prezzi introducendo un obbligo di gara. Tuttavia, ed è una domanda, il mercato è sufficientemente concorrenziale, sia tra stabilimenti all’interno di una stessa località che tra località diverse? Se così fosse il problema non si porrebbe. In generale, mi rendo conto che molti villeggianti sono stanziali e quindi è possibile aumentare i prezzi nei loro confronti più facilmente. Gli altri, i non stanziali, dovrebbero informarsi prima di scegliere una località rispetto a un’altra e se il loro numero è cospicuo riuscirebbero a disciplinare il comportamento dei gestori. In ogni caso i prezzi sono pubblici e c’è quindi una tendenza a coordinarsi (anche senza una precisa strategia collusiva). Potrebbe quindi essere introdotto un meccanismo di adeguamento all’inflazione delle tariffe esistenti. Lo introdurrei però solo come una una eventualità, non obbligatoriamente e non dappertutto. Infatti questi meccanismi di adeguamento all’inflazione dei prezzi e che perseguono finalità condivisibili, rappresentano poi un meccanismo collusivo che tutti i concorrenti seguono e rispetto ai quali i clienti non hanno possibilità di negoziazione. In altre parole con un meccanismo di adeguamento all’inflazione rispetto alle tariffe di base esistenti i gestori dei diversi stabilimenti di una medesima località saprebbero che tutti si adeguerebbe all’inflazione e cesserebbero dal farsi concorrenza. Non riprendo il suo accenno alle clausole sociali perché l’argomento richiede una trattazione più sistematica di quella possible qui. In breve posso dire che da un punto di vista tecnico le clausole sociali andrebbero abolite, politicamente sono essenziali per evitare conflitti.

  6. Marco Giacomozzi

    Con un asta a rialzo si ottengo due cose. 1)il prezzo degli ombrelloni e dei servizi offerti in genere sarà sempre al rialzo con il risultato che tutte le zone diventeranno costa Smeralda 2) si arriverà al totale impoverimento degli investimenti sulle strutture perché o i prezzi saranno più alti della costa Smeralda oppure da qualche parte un concessionario dovrà tagliare, cioè sugli investimenti strutturali. 3) (si c è un punto extra) verranno attirati investitori di soldi riciclati o multinazionali che investitaranno anche sotto costo per far solo i propri interessi altrove.
    INSOMMA OTTIMA PROPOSTA se non si guarda più in là di 5 anni.

    • Massimo Taddei

      Non capisco perché in tutti i posti si ragiona in termini di concorrenza e apertura del mercato, si opera seguendo criteri economici e tutto va bene, ma nel settore balneare dovrebbero per forza introdursi mafie, multinazionali aggressive o soldi da oligarchi stranieri. Davvero il giro di affari di un ristorante sulla spiaggia è più alto di quello di una fabbrica o anche solo di un grande negozio di elettronica? Davvero non capisco questo terrore per l’aumento dei prezzi e l’ingresso di mega gruppi. In Francia c’è molta più concorrenza e non è così. Saint Tropez costa tantissimo (come costa e costerebbe tantissimo la Costa Smeralda anche con il nuovo metodo), mentre in altre aree più popolari il costo è più popolare, esattamente come in Italia. Perché nel nostro paese dovrebbe essere diverso? E non mi risponda con cose tipo “eh ma in Italia facciamo le cose male”. La cosa fatta male è l’attuale sistema delle concessioni.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén