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Prezzo dell’energia: non dimentichiamo i benefici del libero mercato*

Nel 2021 le bollette di luce e gas sono nettamente aumentate. E in Europa è finito sotto accusa il sistema di libero mercato che determina il prezzo dell’energia. Ma quel meccanismo ha portato un beneficio netto ai consumatori nell’ultimo decennio.

Cresce il prezzo dell’energia

Nel 2021 i prezzi della luce e del gas hanno subito un deciso aumento. L’autorità per l’energia Arera ha stimato che, nonostante gli interventi del governo (che in manovra ha stanziato altri 3,8 miliardi), l’incremento per la famiglia tipo in regime di tutela sarà del 55 per cento per la bolletta dell’elettricità e del 41,8 per cento per quella del gas nel primo trimestre del 2022. L’aumento è dovuto al meccanismo di mercato di determinazione del prezzo dell’elettricità utilizzato in Europa: oggi criticato, ha però portato grandi benefici. Vediamo perché. La nostra analisi si sviluppa su due parti: nella prima cerchiamo innanzitutto di comprendere quali sono state le ragioni del caro energia. Nella seconda ci focalizziamo invece sui benefici portati dal mercato elettrico europeo.

Le cause dell’aumento

La crisi energetica si è aperta nel corso del 2021, a seguito di un periodo particolarmente lungo di condizioni meteorologiche e di mercato eccezionali: da una marcata ripresa della domanda sia per consumi residenziali che industriali, a un aumento della concorrenza sui mercati mondiali di gas naturale liquefatto (Gnl), a flussi via gasdotto provenienti da Norvegia e Russia insufficienti.

Ma se lo shock è concentrato soprattutto sull’energia elettrica, perché si parla tanto del gas?

Ci sono due fattori da considerare. In primo luogo, il mercato all’ingrosso dell’energia elettrica in Europa fa sì che il prezzo rifletta il costo dell’impianto con i costi marginali più alti che entra in esercizio in un determinato momento per soddisfare la domanda (System Marginal Pricing). Il gas – grazie alla sua flessibilità – è spesso l’unità marginale capace di soddisfare la domanda e determinare quindi il prezzo. Un aumento dei prezzi del gas contribuisce perciò all’aumento del prezzo dell’elettricità.

Di conseguenza, maggiore è la dipendenza di un paese dal gas per soddisfare la propria domanda, o minore l’interconnessione con altri paesi per importare elettricità a minor costo, maggiore sarà in media il prezzo pagato (figura 1). I due fenomeni sono altamente correlati.

Le ragioni dell’instabilità dei prezzi del gas si devono invece ricercare nel superamento, a partire dalla fine degli anni Novanta, dell’indicizzazione al petrolio (oil-indexation), che portava generalmente a contratti a lungo termine e stabili e alla creazione di un mercato “gas-on-gas”. Ora il prezzo dipende dalla domanda e dall’offerta registrate sui mercati e può oscillare liberamente. In altre parole, si è deciso di rinunciare alla stabilità del prezzo del gas per un sistema che permettesse di riflettere i fondamentali di domanda-offerta del mercato, dando l’opportunità ai consumatori di godere dei benefici di periodi dai bassi costi d’offerta.

In un contesto di ripresa industriale post-pandemica più rapida di quanto ci si aspettasse, l’offerta di gas è risultata insufficiente rispetto alla domanda. Allo stesso tempo, la volatilità delle condizioni metereologiche nei mari del Nord ha causato una riduzione dell’offerta di energia alternativa (in particolare quella eolica). La somma dei due fattori ha fatto sì che più aumentava il prezzo del gas, più aumentava la domanda, e quindi i prezzi, di energia da fonti alternative. In figura 2 riportiamo il trend a rialzo dei prezzi dell’energia nel corso dei due anni di pandemia a livello globale.

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Figura 2 – Indice dei prezzi dell’energia (01/07/05 = 100)

Fonte: Elaborazioni Tortuga su dati Refinitiv Datastream

In figura 3mostriamo uno spaccato sui prezzi del gas naturale con i contratti future per Stati Uniti (Henry Hub), Giappone, Corea del Sud, Cina e Taiwan (JKN) ed Europa (TTF).

Figura 3 – Prezzi del gas naturale in Europa (prezzi basati su contratti future sul primo mese)

Fonte: Elaborazioni Tortuga su dati Refinitiv Datastream

La situazione in Europa

Perché l’aumento dei prezzi è stato particolarmente pronunciato in Europa? Il continente europeo è importatore netto di gas e combustibili utilizzati per la produzione di energia elettrica. Tuttavia, le eccezionali condizioni meteorologiche e di mercato del 2021 non sono sufficienti a spiegare l’attuale shock, le cui origini sono da ricercare anche nel contesto in cui sono state prese decisioni politiche chiave per il settore. Infatti, la scelta dei governi di perseguire obiettivi di lungo termine, quali il rispetto dell’ambiente, la decarbonizzazione dei sistemi produttivi e la mitigazione del surriscaldamento globale, ha favorito gli investimenti nella generazione di energia da fonti rinnovabili e ha determinato una netta espansione della domanda globale di gas naturale e Gnl, considerati come “combustibili ponte” nel processo di transizione energetica, mentre ha disincentivato gli investimenti nella produzione di energia da altre fonti fossili, come carbone e olio combustibile.

In Europa l’evoluzione del contesto politico a livello energetico è stata particolarmente pronunciata a causa di tre fattori: I) negli ultimi dieci anni è stata modificata la regolamentazione europea del commercio dei diritti di emissione di anidride carbonica e di altri gas clima-alteranti, e ora il mercato si può dire efficiente: le emissioni sono diventate più care e i movimenti dei contratti future offrono un segnale adeguato ai partecipanti al mercato per indirizzare le decisioni di investimento e condizionare il mix di generazione elettrica. II) Nei Paesi Bassi, il governo ha stabilito di sospendere l’attività estrattiva di gas naturale nella provincia di Groningen entro il 2030 per via dei rischi sismici legati alle trivellazioni. III) Dopo l’incidente nucleare di Fukushima Dai-ichi del 2011, i diffusi timori sull’affidabilità degli impianti e dei reattori nucleari hanno spinto la Germania su un percorso di graduale abbandono per la generazione da energia nucleare, incrementando la dipendenza del paese dalle importazioni di gas naturale.

Per tutti questi fattori politici l’Europa è diventata più dipendente dalle importazioni di gas naturale. Durante i cicli di eccesso di offerta sul mercato del gas europeo (si pensi al 2018, 2019 e prima parte del 2020) la maggiore dipendenza si rifletteva esclusivamente in potenziali tensioni geopolitiche. Quando il mercato mondiale del gas è tornato in deficit (come è accaduto nel 2021) la dipendenza europea è diventata una seria minaccia sia alla stabilità del mercato energetico continentale sia alla ripresa economica. La scarsità di gas ed energia e la volatilità sui prezzi costringe gli operatori del mercato ad analizzare con maggiore preoccupazione i flussi di notizie riguardanti livelli di scorte, previsioni meteorologiche, blocchi della produzione, risultati delle aste, volumi in transito nei gasdotti e stoccaggi di Gnl.

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Un mercato comunque vantaggioso

Nonostante l’aumento marcato dei prezzi, il sistema di mercato si è rivelato conveniente per i consumatori europei? In breve: sì

Figura 4 – Guadagni e perdite del passaggio da oil-indexed a mercato gas on gas

Fonte: Iea.

Se analizziamo il prezzo del gas, secondo stime della Iea corroborate da una recente indagine Acer, il passaggio al sistema di mercato ha permesso di risparmiare circa 70 miliardi di dollari in minori costi di import nell’ultimo decennio. E ha consentito un notevole risparmio di emissioni di CO2. La figura 4 evidenzia (in blu) i risparmi registrati annualmente grazie al più basso prezzo del mercato rispetto al costo che si sarebbe dovuto sostenere con contratti a lungo termine ancorati al valore del petrolio.

Se ci focalizziamo invece sull’energia elettrica, la creazione di un mercato europeo è un processo partito dalla stagione delle liberalizzazioni degli anni Novanta e tutt’ora in corso e ha garantito una maggiore efficienza, stabilità e sicurezza del sistema. Ha consentito inoltre di stimolare gli investimenti in fonti dall’alto costo del capitale e dai bassi costi operativi (come le rinnovabili), essendo il prezzo determinato in base ai costi marginali, che per le rinnovabili sono per definizione pari a zero (vento e luce per fortuna non si pagano).

In sede europea è già iniziata una discussione sull’adeguatezza dell’attuale sistema in uno scenario dove le rinnovabili – e l’intermittenza – hanno sempre maggiore influenza. Eppure, secondo l’Acer, quel sistema svolge un ruolo cruciale nell’incentivare l’adozione di fonti rinnovabili e gestire la volatilità dei prezzi.

Quali sono allora le aspettative per il futuro? Le elaborazioni della Iea mostrano un consumo di gas in riduzione nei prossimi anni. Tuttavia, se l’Ue vuole centrare gli obiettivi climatici, il gas manterrà un ruolo centrale nella garanzia di stabilità della rete elettrica grazie alla sua flessibilità. Così pur con una riduzione attesa del 10 per cento dei consumi tra il 2020-2030, la domanda settimanale nei momenti di picco (tipicamente nelle fasce orarie mattutine e serali) sarà più alta del 15 per cento.

Nel futuro il gas manterrà quindi un’influenza sui prezzi dell’elettricità. In un periodo di forte domanda e riduzione dell’offerta (come quello attuale) il prezzo sale. Ma il passaggio al libero mercato ha portato a un beneficio netto nell’ultimo decennio, occorre ricordarlo.

*Hanno collaborato all’articolo:

Elia Bidut – Gradese, 1997. Dopo gli studi in management tra Trento, Milano, Madrid e Maastricht ora è un consulente in materia di innovation management. È senior fellow del think tank Tortuga, tramite il quale pubblica questo contributo.

Matteo Gallone – È senior fellow del think tank Tortuga, tramite il quale pubblica questo contributo. Le opinioni riportate nell’articolo sono a titolo strettamente personale.

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  1. bob

    la massima attuazione del “libero mercato” è tra i salumieri della stessa strada. A certi livelli e per certe tipologie di “prodotto” ( materie prime, carburanti, etc.) l’antidoto del ” fare cartello” predomina sul farsi dannosa inutile “concorrenza”

  2. gio

    Inutile privatizzare certi settori se poi non ci sono le condizioni per un sistema concorrenziale… Ma i nostri partitelli si finanziano con i conflitti di interessi

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