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  1. Riccardo Sanna Rispondi
    Caro Andrea, Ottimo lavoro! Solo qualche dubbio di fondo che, se permetti, vorrei sottoporre alla tua attenzione come quesito aperto. Ritieni che la soluzione migliore alla mancata copertura dei CCNL in Italia sia il salario minimo, oppure trovi plausibile che il problema sia principalmente da attribuire ai confini della contrattazione (per la rappresentanza, i diritti e le tutele degli atipici e degli autonomi, visto anche il "compenso minimo" introdotto dalla c.d. Legge Fornero)? Invece, per quanto concerne il lavoro sommerso (vedi agricoltura), non pensi che l'istituto del salario minimo possa affrontare le medesime difficoltà dei Contratti? Grazie.
  2. Michele Buonerba Rispondi
    Sono contrario al salario minimo perché esso diverrebbe per maggioranza dei lavoratori il salario effettivo così come dimostrano i paesi nei quali è applicato. Servono invece regole contrattuali che tutelino effettivamente il potere di acquisto dei salari anche se, allo stesso tempo, servirebbe una drastica riduzione del cuneo fiscale al momento improbabile. Il resto del salario dovrebbe derivare dall'aumento della produttività e della redditività d'impresa contrattata con il sindacato.
    • Francesco Rispondi
      Il commento di Michele Buonerba non entra nel merito del'argomento principale dell'articolo, cioè la minore capacità del contratto collettivo di garantire il minimo salariale. Ci sono fette importante di lavoratori, in aumento, che percepiscono un salario medio minore del minimo del contratto di settore. La tutela del potere d'acquisto dei lavoratori non passa soltanto attraverso i contratti nazionali
      • Michele Buonerba Rispondi
        Il contratto nazionale tutela poco il potere di acquisto perché, pur essendo previsto un sistema analitico per la definizione del rinnovo, allo stesso tempo non esistono sanzioni se le parti non si mettono d'accordo entro un certo tempo. Inoltre, in quasi tutti i comparti, i contratti per lo stesso settore possono arrivare anche a 4 a causa della frammentazione della rappresentanza d'impresa. Consuetudini anacronistiche, come ad esempio la primazia dei contratti Confindustria con gli altri a seguire, determina che la durata delle tornate contrattuali può essere anche molto lunga e durare anni come dimostra il caso dell'artigianato. Inoltre la contrattazione integrativa è marginale e interessa la minoranza dei lavoratori. Il salario minimo aggreverebbe il problema del potere di acquisto delle retribuzioni. L'unica soluzione che vedo praticabile per invertire il trend negativo non può che essere la riduzione drastica del cuneo fiscale. Essa permetterebbe anche una marginalizzazione del precariato che l'alto costo del lavoro alimenta costantemente. Al momento, purtroppo, non vedo all'orizzonte riduzioni sensibili del cuneo fiscale e quindi continueremo a parlare di soluzioni che non affrontano alla radice il problema.