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Nella testa dei no-vax

Come ragiona chi decide di non vaccinarsi contro il Covid? Considera la sua decisione come una “scommessa” a probabilità note e il vaccino come una scelta a probabilità ignote. Solo un’adeguata informazione può fargli capire i rischi che corre.

L’avversione all’ambiguità

Quando un padre di famiglia, appena scampato alla morte per Covid e ancora intubato in terapia sub-intensiva, invece di ricredersi, fa sapere al mondo che “anche in futuro non vuole assolutamente rischiare di vaccinarsi perché ha delle responsabilità verso moglie e figli e persino un mutuo da pagare”, occorre fermarsi un momento e chiedersi come ragiona chi decide di non vaccinarsi.

La scienza delle decisioni può aiutare a capire un caso forse emblematico di una “minoranza rumorosa” portata a leggere la realtà in maniera completamente alternativa rispetto alla maggioranza della popolazione.

La spiegazione, probabilmente, si chiama paradosso di Ellsberg, dal nome dell’economista che lo formulò nel 1961, esattamente 60 anni fa.

Molti sanno cos’è l’avversione al rischio, vale a dire la preferenza per un valore certo (per esempio 100 euro) rispetto a una situazione incerta che dà 100 euro in media ma che può dare, di fatto, molto di più o molto di meno (per esempio, 200 o zero euro con pari probabilità).

L’avversione all’ambiguità, come la chiamò Daniel Ellsberg, è un fenomeno più sottile. Immaginate un’urna con 90 palle di tre colori, rosse, nere e gialle. Le rosse sono 30 ma non si sa nulla delle altre, se non che sono in tutto 60.

In genere le persone preferiscono una scommessa (A) che dice “se esce palla rossa vinci 100 euro” rispetto a una scommessa (B) che dice “se esce palla nera vinci 100 euro”. La prima scommessa ha probabilità di vincita 30/90=1/3, la seconda non si sa (può essere tra 0 e 2/3).

Analogamente si preferisce la scommessa (D) “se esce palla nera o gialla vinci 100 euro” (probabilità di vincita 60/90=2/3) rispetto alla scommessa (C) “se esce palla rossa o gialla vinci 100 euro” (probabilità di vincita ignota, tra 1/3 e 1).

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In questo modo, Ellsberg mise in luce una specie di avversione all’ignoto, quando prende la forma di incertezza (fuzziness) sulle probabilità. Verosimilmente, per i no-vax, non vaccinarsi è una “scommessa” a probabilità note (dove ci si gioca la vita, non alcuni euro), mentre il vaccino è una scelta a probabilità ignote (i famosi “effetti nascosti” del vaccino).

Le probabilità di ammalarsi

Immaginiamo la scelta no-vax come una scommessa tra restare in salute e contrarre la malattia. Quante sono queste probabilità?

Un modo prudenziale di calcolarle è fare il rapporto tra la media mobile (a 30 giorni) dei casi giornalieri annualizzati di nuovi positivi e la popolazione adulta non infettata da Covid (a prescindere da sesso ed età). Il risultato è una stima per difetto delle probabilità di malattia sia perché (a numeratore) si considerano solo i casi ufficiali sia perché (a denominatore) non si tiene conto della campagna di vaccinazione. Il risultato riflette la diversa contagiosità del virus nei diversi momenti e ha l’andamento indicato in figura 1.

Qui “malattia” include il caso estremo di decesso ed esclude il caso dei non sintomatici.

Dai dati si ricava che oggi la scommessa no-vax, grazie alle varie misure di contenimento, ha una probabilità (media nazionale) del 6,8 per cento, con tendenza crescente. La probabilità è superiore a quella di finire in un incidente stradale, che pre-pandemia era del 6 per cento e da decenni ha indotto quasi tutti i paesi del mondo a introdurre l’assicurazione obbligatoria per chiunque possieda un veicolo.

Per la grande maggioranza delle persone questo 6,8 per cento è una probabilità alta, soprattutto se confrontata con la probabilità infinitesima di “malattia da vaccino”, stimata a 11 casi per milione (0,0011 per cento).

Il problema è che il no-vax in buona fede non confronta il 6,8 per cento con lo 0,0011 per cento, che porta a vaccinarsi tutte le persone avverse al rischio. Confronta 6,8 per cento con una probabilità incerta (tra 0 e 1?) che gli fa preferire il rischio “noto” a quello “ignoto”.

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La conseguenza è che, per chi non ha pregiudizi aprioristici sui vaccini anti-Covid, solo un’informazione convincente può mitigare la sua “avversione all’ambiguità”, trasformare l’incertezza in rischio e fargli modificare le proprie decisioni.

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25 commenti

  1. Renato Manzoni

    Trovo tutto molto corretto ma, a mio giudizio, il vero ostacolo è la credenza, da parte dei no-vax, che le informazioni che ci arrivano sono “di sistema” e quindi esagerate. Questo significa che la maggior parte dei no-vax (molti dei quali ci tengono a precisarsi non appartenenti a questa categoria, quindi non è molto chiaro perché non si vaccinino) confuterebbe il 6,8 per cento come dato non veritiero (se non addirittura truccato) utilizzato per spingerli alla vaccinazione.

  2. bumblebee

    Elegante l’analisi formulata in termini matematici.

    Ma questa analisi non viene condivisa da tutti, a causa della “congettura di De Gaulle”.

    Quando un giovane collaboratore di De Gaulle, euforico dopo la grande vittoria elettorale che gli aveva permesso di governare la Francia gli disse: “e ora possiamo far fuori tutti i cretini!”, De Gaulle gli rispose: “vasto programma!” Neanche lui, che pure aveva appena ricevuto vastissimi poteri, riteneva di poter far fronte al problema dell’esistenza di persone che non la pensavano come lui; nè poteva metterle in prigione, come si usa tuttora nei paesi non democratici.

    Da noi vige la democrazia, che è (anche) libertà di pensare, di dire e di fare sciocchezze. Nè si può impedire che certi personaggi narcisisti vadano in giro per le strade e sui media proclamndo le loro idee (anche matematicamente) errate e deliranti, al solo fine di distinguersi dalla maggioranza dei loro concittadini e di proclamare la superiorità della propria intelligenza.

    Tuttavia, con il limite che nel nostro stato, dove vige il principio di solidarietà sociale, non si può permettere (la Costituzione lo consente) che un certo numero dei soggetti identificati da De Gaulle, con il loro comportamento irresponsabile (incluso il narcisismo delirante), danneggino la collettività – per es. causando l’intasamento degli ospedali e facendo così morire, per ritardo delle cure ecc. altri concittadini ammalati. Quando, a consuntivo, si faranno le statistiche sulla mortalità nel periodo del Covid, sarà verosimilmente possibile verificare quanti cardiopatici, ammalati di tumori, ecc. siano morti “in anticipo” a causa del ritardo delle cure.

    • Fumasoli Mirco

      E’ QUI, infatti la delusione di vedere gente che si ritiene libertaria, liberale; che fa della “libera scelta”, il cavallo di battaglia e che avversa le decisioni operative che l’autorità politica DEVE prendere, sulla base delle evidenze scientifiche, non delle considerazioni sociologiche. L’immunità diffusa. Il 95% degli immunizzati, è una garanzia di buona risposta ad una epidemia. Buona risposta, non soluzione al 100%. Ma è quanto di meglio la scienza medica offre. L’interesse collettivo, comune, prevale sulle scelte individuali, specie se sostenute da teoremi ,credenze, non scientificità. E i deboli, i non vaccinabili, per vari motivi non possono essere ignorati. L’obbligo non ha molte alternative. Certo la convinzione, l’informazione, il consenso è sempre meglio che obbligare. Ma una scelta va compiuta ed è quella della salute pubblica. Con la base dell’evidenza scientifica. Interessante il passaggio del Suo commento, sull’atteggiamento narcisistico di differenziarsi dall’opinione comune ( il pensiero unico), anche quando è scientificamente fondata. Cosa ben presente sui social e non solo sulla materia sanitaria.

  3. Giacomo

    Molto interessante, e utile perché fa capire che un’informazione corretta (11 casi per milione sul vaccino dice l’autore) sarebbe molto più efficace di un’informazione assolutistica e quindi non credibile come quella dei nostri policiti, a partire da quelli più alti in grado che, proclamando che “il vaccino è assolutamente sicuro” suscitano dubbi in chi li ascolta.

  4. roberto

    premesso che sono sostanzialmente d’accordo con quanto si sostiene nell’articolo, credo però che il no vax non consideri il rischio derivante da “malattia da vaccino” considerando solo i casi osservati che determinano appunto gli 11 casi per milione e quindi lo 0,0011% ma la prospettiva (in alcuni no vax espressa con certezza quasi assoluta) che anche a distanza di anni si manifesteranno effetti negativi e per taluni forse addirittura mortali

  5. Pietro Della Casa

    L`avversione ad un rischio non ponderabile è solo una delle possibili motivazioni. In alcuni casi vi è senz`altro una convinzione più o meno assoluta della pericolosità dei vaccini (che come tutte le convinzioni umane non deve essere per forza fondata su elementi razionali). Io credo poi che in molti casi si tratti piuttosto di una fondamentale diffidenza non verso l`ignoto ma verso l`autorità ufficiale – quale che essa sia – vista come maligna e/o dittatoriale.

  6. Alberto Isoardo

    Premetto di essere vaccinato, al fine di evitare le idiozie varie che vengono lanciate contro chiunque contesti questo clima terroristico ed emergenziale. Mi sorprende che ci sia tutto questo fervore nei confronti di chi non si vaccina. Fervore, tra l’altro, assolutamente inutile e controproducente. Si dice che ciò che nasce male, finisce peggio ed è vero. I governicchi Conte 2 e 3 hanno sparso terrore ed irrazionalità limitando le libertà individuali, imponendo chiusure arbitrarie ed hanno attaccato frontalmente, opportunamente supportati dai giornalisti, chiunque avanzasse dubbi o rifiutasse il main stream. Questo teppismo culturale non ha fatto altro che rafforzare l’avversione ai vaccini ed alle aziende che li producono. Non c’è bisogno di scomodare nè Ellsberg nè De Gaulle per ipotizzare che su 60 milioni di abitanti, alcuni la pensino diversamente o vivano sulla loro pelle timori più o meno concreti o razionali.
    Invece di fare sfoggi di “cultura” e di considerare gli altri cretini o delinquenti, basterebbe riflettere sul fatto che le società contemporanee sono strutture complesse arricchite da numerosi diritti che consentono agli individui di agire e manifestare le proprie idee.
    Quindi sono più sciocchi quelli che non si vaccinano o quelli che considerano stupidi coloro che rifiutano il vaccino? Tutto questo senza evidenziare le performance televisive dei vari virologi, immunologi etc.. che sicuramente hanno creato più discredito che vantaggio alla scienza. C’era addiritura chi voleva far pagare le cure ai no vax ammalati, ma non ai fumatori o ai mangiatori di formaggio con il colesterolo alto. Che dire poi delle discriminazioni poste in essere nonostante la mancanza di una legge che imponga l’obbligo vaccinale? Io suggerirei meno arroganza e più stato di diritto!

    • Umb

      Concordo pienamente!

    • Paolo Coduri de' Cartosio

      Concordo pienamente

    • Claudio Pelizzari

      Assolutamente contrario a questa analisi perché sono proprio i no vax che vogliono far prevalere la loro opinione su quella degli altri in modo spesso arrogante .

      • Elisa

        D’accordissimo con questo commento. Da vaccinata sto vivendo in un ambiente no-vax dove ad essere stigmatizzata e ad essere considerata stupida e ignorante sono io e gli altri vaccinati e non l’inverso. Credo fermamente nella scienza e nelle sue scoperte e considero anche i giochi economico-politici dietro alla scienza e il mio modo razionale di vedere e la mai capacità di relativizzare la situazione passano di fronte ai no-vax come un assoggettamento ad un sistema che ci vuole manipolare. Da credente nella scienza oltretutto il mio atteggiamento è di non imposizione né della mia idea (perché particolare e non generale) né dell’idea stessa del vaccino, malgrado io consideri la vaccinazione in generale un obbligo sociale in quanto ogni essere umano appartenente ad una società organizzata dove l’interesse è del gruppo e non solo del singolo. Dall’altra parte invece, il no-vax impone la sua libertà a discapito della libertà altrui, pretendendo però che la sua sia al vera libertà. È un po’ come un sequestratore che decide che la vera libertà delle persone che ha sequestrato non è lasciarle libere, ma tenerle tutte per sé.

        • Tatiana Guerra

          Anch’io vivo e lavoro in un ambiente no vax dove la loro idea di pensiero sul covid sia quella giusta e considerano i vaccinati quelli sbagliati, dei deficienti, dei pecoroni ma fatto sta che per 3 mesi circa ho passato malanni non da poco, tosse secca per quasi 3 mesi e raffreddore per una settimana. A giugno scopro che anch’io ho passato il covid lampo e perciò ho cercato di farmi viva con il medico e di farmi il tampone (i genitori no vax non mi hanno mai creduta e neanche far scomodare il medico). Loro non sono neanche dall’idea di sentir parlare del tamponi e non credono minimamente che i vaccinati prendano il covid e poi sono gli stessi che parlano di complotto, morti per il vaccino, malori improvvisi seminando così disinformazione, che i vaccinati portano in giro i contagi e bla bla bla, pensano solo ai soldi 💸💵💴💶💰💳 e guadagni… La salute e la libertà del prossimo?? È scomparsa.
          In autunno mi vaccino sperando di non riprendere il covid a meno che non lo riprenda anche la febbre. Certi no vax sono da denuncia.

  7. Dante Langone

    Come disclaimer iniziale voglio porre il ruolo dell’eterogeneità individuale nella lettura della “realtà” sul processo di innovazione tecnico-scientifica. Sopprimendo il pensiero delle “minoranze rumorose”, come definite nell’articolo, probabilmente non avremmo modo di progredire scientificamente, in quanto molta della innovazione drastica, viene proprio da questa pluralità di voci. Lo scetticismo dovrebbe non solo non essere soppresso, ma dovrebbe essere ben visto per capire come migliorare il processo, prodotto o servizio fornito. Inoltre, lo scetticismo è alla base delle capacità di uno scienziato, sopprimendo questo nella comunità scientifica, o creando un sistema di incentivi distorti, trasformiamo la scienza in religione.

    Prima facie ero convinto che il paradosso di Ellsberg fosse un’ottima analogia per il male che affligge il no-vax; tuttavia, vi sono delle fallacie che lo rendono inapplicabile alla scommessa di cui il professore parla.

    Nel gioco proposto ciò che spiega l’equilibrio osservato nella decisione individuale del primo paragrafo è una distorsione psicologica-informativa riguardante una sottostima delle probabilità (paradosso di Ellsberg e paura dell’ignoto). Tuttavia, il gioco costruito è un gioco statico, che prevede “one-shot vaccinazione” o malattia. La semplificazione, seppur necessaria per rendere l’idea, non è innocua e si deve avvalere di una distorsione per trovare una spiegazione per l’equilibrio.

    Il virgolettato del suo primo paragrafo, che è ciò che muove l’agente, è evidentemente una considerazione dinamica di una persona che pianifica per più periodi. Allora perché dovremmo spiegare i suoi incentivi con un modello statico? Credo ci sia un problema di base: con un vaccino che non previene il contagio la struttura del gioco da lei proposto è sbagliata.

    In primis, ad essere ignota nel caso dell’agente non è solo il set di probabilità, ma è la struttura della scommessa. Perché un no-vax, economista e razionale, sceglie tra due lotterie così composte:

    decorso naturale Covid (C) (curandosi con antivirali invece di FANS e tachipirina):
    (Morte, Eventi Avversi (EA) Lungo Termine, EA Breve Termine, Vita senza EA, Reinfezione) con set di probabilità (x,y,z,p,q);
    Vaccinazione (V):
    (Morte, EA Lungo Termine, EA Breve Termine, Vita senza EA, Reinfezione) con set di probabilità (X,Y,Z,P,Q).
    Il fatto che nella seconda lotteria V vi sia la reinfezione vuol dire che questa comprende la lotteria C con una certa probabilità che ne riduce il peso. Studi scientifici dimostrano che il tasso di reinfezione di un guarito è drasticamente inferiore a quello di un vaccinato: quindi qX,Y,Z).

    Anche accettando la staticità del gioco, nell’articolo si parla di scelta tra due lotterie: una in cui si prende il virus con probabilità del 6,8% ed una in cui ci si vaccina avendo eventi avversi nello 0,0011 dei casi. La prima probabilità è quella con cui si prenda il virus, quindi non quella di un decorso grave come nel caso del vaccino. Questo significa comparare elementi intrinsecamente diversi, un agente razionale comparerebbe la probabilità di avere un decorso grave condizionata al fatto di aver contratto la malattia. Dati alla mano (coming soon), in molte fasce d’età (0-50) questa sarebbe estremamente bassa e sicuramente nell’ordine di grandezza dell’altra probabilità da riportata: quella di eventi avversi dei vaccini. In questa seconda probabilità, la stima che si prende prende (0,0011 %) ha dietro un problema di robustezza che l’autore conosce ma ignora (volutamente?). Visto che è un economista e ricorre alla teoria delle decisioni, conosce senza dubbio la rilevanza della scelta di default (Kahneman e Tversky): gli eventi avversi da vaccino essendo riportati con farmacovigilanza passiva richiedono l’attivazione degli agenti, il che piazza la scelta di default sul “non riportare”. A causa di questa distorsione, vi è una selezione che riduce la probabilità osservata citata di due ordini di grandezza almeno (!) rispetto al sistema di farmacovigilanza attiva. Ai due autori citati è andato un Nobel per l’introduzione di questa e altre distorsione nella teoria delle scelte individuali.

    Potrei poi commentare anche la presenza di eventi avversi di lungo termine che appaiono in entrambe le lotterie (lo faremo empiricamente quando avremo i dati eurostat con mortalità per causa che tardano ad uscire..), ma su quelli sappiamo ben poco sia sul covid, sia sul vaccino in quanto non arriviamo nemmeno a cinque anni di dati. Quindi per il momento non mi esprimo.

    Questo post non sostiene che il vaccino non vada utilizzato, la conclusione naturale è che imporre la lotteria V su fasce d’età per cui la lotteria C ha un rischio ridotto (0-30 almeno) è assolutamente controproducente per almeno due ragioni: l’esposizione di giovani a seri cigni neri negativi ed il prolungamento della pandemia e relativo stato di emergenza all’infinito (con le sue conseguenze economiche e sociali).

    Rischi di vaccinazione non correttamente riportati rendono l’imposizione dell’obbligo un azzardo potenzialmente molto inefficiente, esponendo giovani al rischio di serie complicazioni nei prossimi cinque anni o più (su cui non abbiamo i dati). È la disutilità di una paralisi permanente maggiore o minore della disutilità della perdita della vita? Credo che questo sia soggettivo e vada lasciata la scelta agli individui, soprattutto quando l’esternalità che producono è ridotta dalla vaccinazione estensiva dei soggetti a rischio. Se non ricordo male una delle conclusioni del libro di Nicholas Taleb è proprio quella di ridurre l’esposizione al minimo verso i cigni neri negativi, dovremmo averlo imparato dalla crisi del 2008, eppure le decisioni dello stimato economista al governo sembrano andare in un’altra direzione.

    La seconda ragione è che è economicamente inefficiente sottoporre a dosi regolari individui che potrebbero sviluppare, senza decorsi gravi, un’immunità naturale solida e duratura contro le varianti e potrebbero essere curati in casa con i numerosi farmaci antivirali oggi disponibili. Una vaccinazione massiva con un siero che riduce la probabilità di decorso grave ma non riduce la contagiosità (se non per qualche mese), andrebbe utilizzata solo sui soggetti che senza tale trattamento subirebbero tali complicanze. Tale sistema di somministrazione con medici realmente liberi di decidere caso per caso sulla base delle anamnesi dei pazienti, ridurrebbe drasticamente la durata della pandemia mantenendo i rischi della vaccinazione al minimo, con il raggiungimento di una vera immunità.

    Questo è solo un commento per far notare ai lettori la logica diversa che un agente razionale, non necessariamente novax, applica.

    • Riccardo

      Molto, molto interessante. Le chiederei di dare qualche riferimento relativamente alla frase “ Studi scientifici dimostrano che il tasso di reinfezione di un guarito è drasticamente inferiore a quello di un vaccinato”. Grazie

  8. FABIO GHISELLI

    L’analisi è molto interessante e utile. Per una informazione più completa però, sarebbe interessante considerare, separatamente, le medie mobili giornaliere annualizzate dei ricoverati in terapia intensiva e dei deceduti. Il dato sugli effetti collaterali avversi tuttavia – almeno quello italiano – sembra, e dico sembra, essere sottostimato, vista la particolare metodologia di rilevazione, i criteri per definire il rapporto causa-effetto, la moral suasion degli ordini dei medici e le conseguenze per i medici stessi di segnalazioni che potrebbero essere valutate ex post come “azzardate”.

    • Paolo Coduri de' Cartosio

      ” Poiché i morti negli USA segnalati al VAERS nella campagna antinfluenzale 2019-2020 sono stati circa 45 su 170 milioni di vaccinati (pari a 0,26 morti per milione di abitanti), la mortalità da vaccini antinfluenzali è stata di circa 0,26 morti per milione di dosi. Viceversa, poiché i morti segnalati in relazione ai vaccini anti- Covid negli USA sono stati, dal 14 dicembre 2020 al 19 febbraio 2021 (circa 2 mesi), 966 su 41.977.401 dosi somministrate, l’incidenza è stata di circa 23,0 casi per milione di dosi. Dunque, i morti in eccesso prodotti dai 2 vaccini anti-COVID Pfizer + Moderna sono stimabili in (23,0 – 0,26 =) 22,7 morti per milione di dosi somministrate. Vorrei sottolineare che questo risultato è molto “solido” ”

      https://www.fondazionehume.it/wp-content/uploads/2021/11/Articolo_effetti_avversi-85.pdf

      In relazione al “dato italiano che sembra, dico sembra essere sottostimato”, consiglio di leggere questo articolo di Mario Menichella, un po’ datato (novembre) e un po’ lungo, ma spaventosamente dettagliato.

      L’autore, all’inizio ed alla fine ribadisce il consiglio di vaccinarsi e fare seconda dose, (allora, eravamo agli albori della terza), ma ciò non gli impedisce di snocciolare e analizzare dati con lucida franchezza.

      Chiarezza e franchezza che scarseggiano dalle nostre parti dove pretendiamo di entrare nella testa dei non vaccinati con eruditi ed impeccabili giochini statistici che non prendono lontanamente in considerazione un altro fattore particolarmente ostico alla mentalità italica: il principio di responsabilità.
      Se salgo su un’automobile che guido io so che, quantunque sia impossibile raggiungere il rischio zero, se seguo determinati comportamenti ho buonissime probabilità di uscire senza danni.
      Diverso è lo stato d’animo se devo salire su un’automobile guidata da un altro, che, prima di partire mi fa firmare una carta in cui dichiaro che se ci facciamo male è colpa mia….

  9. Pino

    Premetto che io sono vaccinato, ma ho modo di vedere come ragionano dei miei amici assolutamente NO-VAX e la loro analisi si base su diversi fattori. Innanzitutto le percentuali che vengono attribuiti al covid sono sulla gravità della malattia per fascia di età e non sulla totalità degli infetti. Come secondo punto ritengono che i problemi legati ai vaccini sono maggiori rispetto ai casi segnalati (stesso ragionamento fatto nell’articolo per gli infetti dal covid) e come ultimo punto l’incognita delle reazioni avverse nel lungo periodo.
    Sinceramente considero i vaccini RMNA una rivoluzione che però andrebbe ponderata sulla parte più giovane della popolazione che sinceramente il rischio /beneficio del vaccino é nullo se non in negativo…. Di contro metterei l’obbligo per le fasce più a rischio dai 40 anni in su . Del resto sarebbe la stessa campagna che é sempre stata fatta per l’influenza abbassando la fascia di età in quanto é un virus con una gravità di livello superiore.

  10. AR

    https://www.aifa.gov.it/-/aggiornamento-sul-rischio-di-miocardite-e-pericardite-con-vaccini-mrna

    Calcoli da rifare sulla base di queste incidenze di miocarditi e considerando la mortalità per miocardite (ho sentito essere del 50% a 5 anni dalla diagnosi).

    Ovviamente i novax questo non potevano saperlo prima, ma Dio li ama e gli ha dato questa intuizione.

  11. AR

    A pensarci bene il paradosso di Ellsberg come qui formulato (non lo avevo mai sentito) mi sembra meglio tagliato a spiegare la mente sìvax.

    Perché la pallina rossa è il vax, che se decidi di esserne esposto è certo, mentre le palline nere e gialle sono la possibilità di prendere o non prendere il virus nel periodo di durata del vax (6 mesi, 5 mesi, 3 mesi, boh?) che per definizione è incerta.

    Anche se c’è una possibilità che non è contemplata nell’esempio cioè la pallina rossa+gialla. Vaccinati ma anche ammalati.

    Ma secondo me la mente sìvax non la considera questa ultima possibilità.

  12. Silvano

    Riporto qua la stessa domanda posta nel social, sperando di avere più fortuna.
    C’è un passaggio che faccio un po’ fatica a comprendere e vorrei sapere se fosse possibile un approfondimento. Inizialmente si parla di un dato sui nuovi positivi; poi però si afferma di escludere i non sintomatici.
    Io non riesco a trovare questa distinzione in base ai dati ufficiali e vi chiederei la cortesia di fornirla così da avere un’informazione più completa che aiuti a comprendere meglio quel 6,8%. Anche se a dirla tutta il dato interessante sarebbe sapere la percentuale di rischio su una positività problematica, in quanto i sintomi possono distinguersi in lievi, marginali, e così via crescendo..
    Grazie

  13. paola

    Ma il punto, mi pare, è spiegare perché i no-vax interpretino come non nota una probabilità che l’articolo suppone conosciuta (e che così sarebbe considerata dai vaccinati). Non mi pare che il testo lo faccia, sebbene tutto l’argomento si regga su questo. E se ad avere ragone fossero i no-vax? Per quello che ho capito, essi temono soprattutto gli effetti del vaccino a lungo termine. E su questi credo che oggi si possa qualcosa, ma non tutto. Per parte mia, riconosco di aver scelto di vaccinarmi sulla base di una fiducia non necessariamente fondata per certe istituzioni e di motivi che non credo possano essere definiti pienamente razionali.

    • Alex

      Concordo con Paola. Anche io mi son vaccinato sulla base di motivi che, appunto, non penso possano essere definiti pienamente razionali al 100%. Ciò perché è impossibile, allo stato attuale delle conoscenze su un patogeno così nuovo e prima sconosciuto, oggi nessuno è in grado di dare certezze assolute sulle eventuali conseguenze derivanti dall’inoculazione. Né a breve, né soprattutto a lungo termine. Prova ne sia il variegatissimo panorama delle opinioni scientifiche, anche contraddittorie, che tutti i giorni gli esperti non mancano di farci sentire sui media.
      Tuttavia il virus è “oggi”, e dal rischio bisogna cercare di difendersi per ridurlo il più possibile, per noi stessi e anche per gli altri.
      Semplificando un poco, al di là delle tifoserie, si potrebbe dire che i sìvax accettano, come dire, una quota di “ignoto” del vaccino…i novax accettano una quota di rischio rappresentata dal virus. Personalmente ho optato per la prima.

  14. ELE

    Salve, per esperienza di conoscenti chi non si vaccina vuole le “certezze” come le stelle fisse. I discori che presuppongono fare un ragionamento sequenziale non fanno per loro, prefericono credere che li salverà fare l’aresol con il vapore caldo perhcè è una informazione puntuale.

    Quindi concordo pienamente che ci vorrebbe corretta informazione, soprattutto quando la grande informazione spara le percentuali:
    ha mostrato molto semplicemente la dott. Capua che la percentuale di ospedalizzati divisa in vaccinati e non vaccinati è forviante se non la si mette correttamente in relazione con il totale non vaccinati e totale vaccinati. Così da una misura reale dell’incidenza.
    Per lo stesso motivo è errato dare il numero di “reperiti positivi” senza dire rispetto a quanti tamponanti.
    Questo modo di dare la notizia è un modo ansiogeno che fa infuriare anche chi i dati tenta di leggerli correttamente e apre il fianco a chi li vuole usare per dire che c’è la congiura di stato.

    Infine concordo che con chi ha detto che inasprire questo discorso e reiteralo, senza cambiare modo di comunicare o modalità di comunicazione, non convince nessuno in più, e genera solo una perenne lite fra normali persone che si incontrano in ufficio, al bar, in supermercato. Non si può pretendere che tutti siano statisti e medici.

    Manca spesso (non sempre) una comunicazione “adulta” che dia i mezzi per capire a chiunque, e dall’altra parte smonti le false credenze con dati di fatto oggettivi.

    Chissà se siamo ancora in tempo per cambiare comunicazione!

  15. Matteo Castagna

    Da “novax”come in questa società piace etichettare mi viene una semplice risposta da dare a tutto questo snocciolare dati e calcoli probabilistici.1 nessuno di noi esseri mortali ha il dono della suprema conoscenza e può in alcun modo dimostrare che le tesi di una o l’altra parte siano corrette o esatte xchè in continua evoluzione (ricordo solo la tesi snocciolata 9 mesi fá VACCINATO=IMMUNIZZATO)2dati dimostrano sicuramente le tesi di una vaccinazione efficace ma con un costo sociale enorme.3intuito signori …40 anni fá ci hanno venduto il cibo OGM come la soluzione alla fame nel mondo…a funzionato? 20 anni fá ci hanno venduto la globalizzazione come una formula economico indispensabile…oggi nelle università di economia la si studia come il più grosso errore del capitalismo …e oggi mi chiedete di fidarmi di multinazionali del farmaco…scusate ma il dubbio vi sfiora mai che queste persone non operino x il nostro bene?io il dubbio di essere in errore me lo pongo tutti i giorni…provateci un po’ voi

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