La pandemia ha colpito le economie locali in modo diseguale. E con una geografia inaspettata. Non è nelle zone storicamente considerate vulnerabili che l’occupazione scende di più e neanche nei territori dove l’emergenza sanitaria è stata più grave.

Pandemia e territorio

L’11 novembre, nel suo intervento alla 38esima assemblea dell’Anci, Mario Draghi ha ribadito l’importanza della resilienza delle realtà locali per superare la crisi pandemica, definendo il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) come “una straordinaria occasione di riforme e investimenti […] soprattutto per comuni e città metropolitane che dovranno amministrare quasi 50 miliardi di euro come soggetti attuatori del Pnrr”. Assicurare la resilienza economica dei territori, però, implica la necessità di rispondere a una domanda cruciale: qual è stato l’impatto della pandemia sulle economie locali?

Abbiamo provato a fornire una risposta in un articolo di recente pubblicazione. Lo studio consiste in una valutazione controfattuale degli impatti locali della crisi su occupazione e demografia d’impresa, condotta utilizzando algoritmi di apprendimento automatico (machine learning) su dati trimestrali Infocamere aggregati a livello di Sistemi locali del lavoro (Sll). 

Per stimare gli effetti economici della crisi, utilizziamo un ampio dataset che copre gli anni precedenti l’arrivo del Covid-19 (2014-2019) per sviluppare modelli previsivi in grado di generare, per ciascuno dei 610 Sll italiani, predizioni di quali sarebbero stati i valori di occupazione e demografia d’impresa a fine 2020 se il Covid-19 non fosse mai arrivato. 

L’impatto dello shock pandemico (con cui non intendiamo solamente la crisi sanitaria, ma anche e soprattutto le misure restrittive adottate per contenerla, in primo luogo, il lockdown nazionale attuato a marzo 2020) è dato dalla differenza tra i dati osservati e le corrispondenti predizioni per ciascun Sll. 

Gli impatti locali

A livello nazionale, alla fine del 2020, la pandemia ha ridotto l’occupazione del 3 per cento. La stima tiene conto della crescita occupazionale che si sarebbe registrata nel corso del 2020 nello scenario senza Covid-19. Al di là dell’effetto aggregato, sorprende la distribuzione spaziale degli impatti, mostrata nella figura 1: il Centro-Nord è stato maggiormente colpito del Sud, storicamente considerato più vulnerabile. Il risultato, che è in linea con le conclusioni di altri studi condotti a un livello più aggregato, è in parte dovuto al fatto che i tassi di crescita dell’occupazione senza la pandemia sarebbero stati più elevati al Centro-Nord. Al di là delle macro-aree, però, c’è grande eterogeneità anche all’interno delle regioni stesse, tra Sll vicini e spesso contigui. Infine, in alcune zone del Sud Italia, l’effetto è stato persino lievemente positivo.

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Figura 1 – Gli impatti occupazionali a fine 2020

Ci siamo perciò chiesti se la geografia economica della pandemia coincidesse o meno con quella delle crisi passate. Abbiamo perciò replicato la stessa analisi su dati annuali Istat per stimare l’impatto occupazionale della grande recessione nel 2008-2009. Dalla figura 2 emerge chiaramente che la grande recessione colpì territori diversi, concentrati soprattutto nel Mezzogiorno.

Figura 2 – La crisi da Covid-19 a confronto con la grande recessione 

Crisi da Covid-19 (2020)

Grande recessione (2008-2009)

Occupazione e mortalità

Il motivo delle differenze potrebbe essere legato al fatto che gli impatti economici della pandemia tendano a rispecchiare l’andamento epidemiologico. La figura 3 dimostra che non è così. L’immagine affianca, agli effetti sull’occupazione e le stime degli eccessi di mortalità locali tratte da un altro nostro studio, che utilizza lo stesso approccio metodologico (i dati possono essere visualizzati e scaricati a livello comunale da qui). 

Dal confronto tra le due mappe, si evince che le aree più colpite in termini di cali occupazionali non corrispondono alle zone in cui il Covid-19 ha mietuto più vittime durante la prima ondata. 

Nel nostro articolo, mostriamo che le cause di una tale distribuzione spaziale vanno invece ricercate nella combinazione di alcune caratteristiche preesistenti delle economie locali: indipendentemente dalla macro-area o regione di appartenenza, i Sll risultati più vulnerabili sono quelli contraddistinti da marcata specializzazione nel settore dei servizi, elevata esposizione a rischi di aggregazione sociale e fragilità del mercato del lavoro (come una alta quota di contratti precari).

Figura 3 – Confronto tra impatti occupazionali ed eccessi di mortalità 

Impatti occupazionali (2020)

Eccessi di mortalità (feb. 2020 – sett. 2020)

Una recessione differente

La pandemia ha causato una recessione atipica da un punto di vista territoriale, perché una tale distribuzione spaziale degli impatti economici sarebbe stata difficile da prevedere all’inizio della crisi. In un recente contributo, Juraj Briskar e co-autori mostrano come la geografia reddituale delle disuguaglianze in Italia sia più complessa del tradizionale divario Nord-Sud, evidenziando disparità ben più rilevanti all’interno di ciascuna provincia che tra province. La nostra analisi, condotta su dati a elevato livello di granularità spaziale, suggerisce che ciò è vero anche per la geografia occupazionale della crisi pandemica.

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Alla luce di queste evidenze, sarebbe opportuno sfruttare i fondi del Pnrr per fare della geografia economica della pandemia il telaio su cui tessere le politiche di rilancio delle realtà locali e di resilienza dei territori. D’altronde, se le misure di contenimento del virus sono da tempo differenziate in base agli andamenti territoriali, riteniamo che le disuguaglianze impongano di fare altrettanto con gli interventi economici. 

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