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  1. apo Rispondi
    In Italia gli imprenditori si fanno figurare la mamma come inventore e si fanno dare una licenza da lei. Il brevetto non viene a nome dell'Azienda, ma della mammina
  2. PDC Rispondi
    Questa correlazione mi lascia alquanto perplesso: è chiaro che un sindacato ha interesse ad ostacolare l'innovazione quando questa riduce la richiesta di forza lavoro, ma dubito che ciò abbia a che vedere con la generazione di brevetti, piuttosto con la meccanizzazione, robotizzazione o razionalizzazione dei processi produttivi. Gli esempi forniti vanno infatti in questo senso. L'altra ipotesi, ossia che l'omogeneizzazione delle retribuzioni indotta dalla presenza dei sindacati (che è reale) generi una riduzione della propensione a generare nuovi brevetti mi sembra talmente ridicola che quasi non vale la pena di commentarla: nella mia esperienza l'innovazione - soprattutto in termini di brevetti - è generata dalla responsabilizzazione del personale tecnico o scientifico (se esiste) dell'azienda, cioè dalla propensione ad affidare ruoli di responsabilità a figure non puramente "gestionali" ma appunto "tecniche". Faccio notare poi che normalmente le aziende più sindacalizzate sono quelle dove esiste un grande numero di operai (o comunque di lavoratori a bassa qualifica) tipo grandi aziende metalmeccaniche, tessili, grande distribuzione, call center... ossia aziende che per loro natura sono per lo più poco innovative. Viceversa una piccola start-up vive praticamente di brevetti e di solito è costituita da un gruppo coeso ed altamente collaborativo di persone che ovviamente non ha alcuna necessità di una presenza sindacale. Tutto ciò per dire che il confronto andrebbe fatto sempre all'interno di ogni tipologia di azienda e - per ogni tipologia - a parità di dimensioni.
    • PDC Rispondi
      Aggiungo un'ultima nota: se davvero la stessa azienda vede una diminuzione della quantità e qualità dell'innovazione in concomitanza ad un aumento della propria sindacalizzazione (e viceversa) non è ragionevole ritenere che questi siano due sintomi paralleli dello stesso problema, ossia di una involuzione della gestione aziendale? Questa potrebbe generare da un lato la sindacalizzazione e dall'altro la diminuzione della produttività intellettuale. Qui invece si propone senz'altro che il primo sintomo generi il secondo.
  3. Simone Rispondi
    Buonasera, non ho capito, al di là della retorica e delle formule (che possono essere condivisibili a priori, oppure no), cosa si intenda per "innovazione", e rispetto a quale tipo di innovazione il sindacato sarebbe uno ostacolo. Concretamente, anche con esempi presi dalla contrattazione, di cosa si parla?
  4. Savino Rispondi
    I sindacati vogliono solo la conservazione dello status quo, ed è questo il problema. Inoltre, i sindacati si attivano solo a favore di chi un lavoro già lo ha da tempo e non annoverano tra i lavoratori anche gli inoccupati, i disoccupoati ed i precari. Rispetto a questo, una figura come Di Vittorio, capace di leggere la realtà dei tempi, credo si stia rivoltando nella tomba. In assenza di risorse finanziarie, si può fare una cosa a costo zero: la redistribuzione delle tutele. Oggi c'è chi è troppo tutelato dai sindacati e chi non sa dove sbattere la testa rispetto alla disperazione di non trovare lavoro e di non riuscire a vivere dignitosamente. Bisogna metter mano, per fare questo, a tutta la legislazione sul lavoro ormai datata, Statuto dei Laoratori compreso, e rimodulare le regole di rappresentanza e rappresentatività sindacale, perchè in Italia ci sono 10-15 milioni di persone da annoverare a tutti gli effetti come lavoratori totalmente fuori dal circuito della tutela sindacale e, di conseguenza, fuori anche dalle forme di welfare connesso (continuità contributiva, sussidi per perdita del lavoro, ferie, maternità, malattia, infortunio, pensione), gestite attraverso un sistema filtrato che passa oggi attraverso i sindacati (patronati, consulenza fiscale ecc), la cui forma giuridica dovrebbe essere adeguata alla Costituzione.
  5. Jacopo Rispondi
    Non capisco molto il ragionamento. Riassumo. Si propone (in base a studi effettuati dove i sindacati hanno una diversa struttura e modo di lavorare) che la sindacalizzazione ostacola l'innovazione, in quanto spesso i sindacati si oppongono all'introduzione di nuove tecnologie nella produzione. Dunque, sindacati che non solo non si oppongono ma chiedono attivamente l'introduzione di nuove tecnologie dovrebbero non essere di alcun ostacolo. Dai casi citati, i sindacati italiani (almeno nelle linee nazionali) sono molto "virtuosi" da questo punto di vista. Questo mi sembra confuti la tesi di fondo dell'articolo, cioè che la scarsità di innovazione è colpa (anche) del sindacato. O è a me che sfugge qualcosa?
  6. Alessio Calcagno Rispondi
    Chi investe in innovazione (sia nel privato che nella pubblica amministrazione) può poi licenziare il personale superfluo?
    • Francesco Rispondi
      Sì, Alessio. Si chiama licenziamento per giustificato motivo oggettivo, e si configura per l'appunto nei casi in cui la riorganizzazione del lavoro da parte dell'impresa prevede l'introduzione di nuovi macchinari che necessitano di minori interventi umani http://it.wikipedia.org/wiki/Licenziamento#Il_licenziamento_per_giustificato_motivo_oggettivo
  7. Luigi Zoppoli Rispondi
    Solo per osservare che il segretario della FIOM dovrebbe frequentare il sito della FIAT. Se lo facesse, verificherebbe quali e quante aattività di innovazione e ricerca il gruppo svolge tali da consentire la registrazione di cospicui numeri di brevetti e di avere in corso di approvazione alcune migliaia di altri brevetti. -E' meraviglioso notare che nel periodo rovinoso di Romiti a capo del Gruppo e di FIAT Auto, con quote di mercato in crollo, con la ritirata dai mercati europei, con una qualità di prodotto che virava all'indecente mentre venivano assossinati i brand Lancia ed Alfa Romeo, i sindavati con Romiti ed il management erano pappa e ciccia. Adesso si occupano di caccia a Marchionne a Pomigliano ignorando che fuori dalle mura di quell'impianto c'è lavoro nero, abusi di ogni tipo, caporalato, delinquenza a danno dei lavoratori. Nessuna notizia di attività sindacali fuori da Pomigliano.
  8. Antonio Scialà Rispondi
    Il punto evidenziato dall'autore, e le riflessioni che suscita, sono interessanti. Sono un po' sorpreso che tra i meccanismi che legano tasso di sindacalizzazione e performance innovativa non ne venga menzionato uno banalissimo: una più forte presenza sindacale può implicare una più equa ripartizione dei guadagni di produttività tra profitti e salari, generando così un minor incentivo all'innovazione per le imprese. Detto questo - e tornando al conflitto tra la Tatcher e i sindacati - le innovazioni non sono tutte uguali. Mi sembra sensato che i sindacati tendano ad opporsi a quelle labour saving, mentre tendano a favorire quelle innovazioni di processo che migliorino le condizioni di lavoro (e.g. risparmio energetico, maggior sicurezza, ecc.), oltre che a quelle di prodotto. In fondo l'azione del sindacato dovrebbe essere tesa a massimizzare il benessere dei lavoratori.
  9. Salvatore Rispondi
    Volete rendervi conto che senza una seria Legge contro la CORRUZIONE, l'autoriciclaggio, il falso in bilancio e la prescrizione potete scrivere tutto quello che volete ma nessuno sarà così pazzo da fare un'impresa SERIA in Italia?
  10. Iskander Rispondi
    Purtroppo i sindacati, soprattutto in Italia, non vogliono competizione tra i lavoratori nè premi per i migliori. Vogliono che le retribuzioni siano uguali per tutti. Non è un caso che, soprattutto nel settore pubblico, gli iscritti ai sindacati siano soprattutto i "fannulloni" piuttosto che i volenterosi.
  11. MD Rispondi
    La datazione della bibliografia selezionata offre la dimensione della ruggine delll'apparato d'analisi proposto per la lettura del tema. Il sindacato in Italia non rappresenta oggi un ostacolo reale ad alcunché. Se avesse una concreta capacità di contrapposizione, bene farebbe a spenderla per intermediare nel tempo e nello spazio gli effetti negativi di breve termine (periodo durante il quale gli esseri umani hanno la cattiva abitudine di continuare ad alimentarsi e proteggersi dagli eventi atmosferici e, quasi sempre, preservare la propria vita e quella dei propri cari) dello spiazzamento del lavoro prodotto da "salti tecnologici".
    • Carlo Muccio Rispondi
      Oggi come molti anni fa si dovrebbe dare ai Sindacati la fiducia e la forza necessaria a rappresentare i lavoratori, lavoratori che oggi chiedono di partecipare al bene e all'innovazione aziendale anche investendo del proprio. Attenzione che l'innovazione al contrario di come è stato scritto qui nei commenti genera occupazione, non la si confonda con gli strumenti tecnologici. Sindacato è espressione della base, base oggi spesso strumentalizzata, e come tale espressione di democrazia e condivisione.