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Col bonus più giovani al lavoro*

Nel 2018 è stato introdotto un incentivo all’assunzione di giovani esteso anche agli under-35. Ha portato a una effettiva crescita dell’occupazione per quella fascia d’età. Il costo è però rilevante. E la chiarezza del quadro normativo è cruciale.

Incentivi fiscali contro la recessione

Per contrastare la recessione dell’ultimo decennio, molti paesi europei hanno deciso di affrontare i problemi occupazionali con l’introduzione di incentivi fiscali alle assunzioni. Studi recenti documentano come queste politiche abbiano avuto un parziale successo in diversi stati, come la Francia e la Svezia). Anche l’Italia ha fatto ricorso alla leva fiscale per favorire l’occupazione, prima nel 2015 in modo generalizzato, poi a partire dal 2016 in modo più mirato nei confronti dei lavoratori giovani e delle imprese operanti nel Mezzogiorno.

Qui riportiamo alcuni risultati relativi alla valutazione dello sgravio fiscale introdotto in Italia nel 2018, che ha esteso la platea dei beneficiari di un incentivo all’assunzione dai soli under-30 agli under-35.

La valutazione sull’impatto e l’efficacia di questa misura è particolarmente rilevante, visto l’annoso problema dell’alta disoccupazione giovanile nel nostro paese. In base ai dati dell’European Labour Force Survey, il tasso di disoccupazione giovanile italiano tra i 15 e i 24 anni era superiore al 32 per cento nel 2018, collocando l’Italia al quartultimo posto tra i 27 paesi dell’Unione europea. Negli ultimi anni, la posizione relativa del nostro paese in questa classifica è migliorata soltanto di una posizione, e il problema della bassa occupazione giovanile resta una delle principali debolezze strutturali dell’Italia, che rischia di aggravarsi ulteriormente per gli effetti della pandemia.

Il bonus giovani 2018  

La legge di bilancio 2018 ha introdotto una riduzione dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati del 50 per cento per 36 mesi, fino a un massimo di 3 mila euro su base annua, con riferimento alle assunzioni con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2018, di soggetti aventi meno di 35 anni di età. La principale novità della norma è aver esteso uno sgravio più generoso già esistente nel 2017 per gli under-30 anche a individui al di sotto dei 35 anni.

Lo sgravio contributivo era subordinato ad alcune condizionalità e inizialmente era previsto nel solo anno 2018 per i neoassunti nella fascia di età tra i 30-34 anni, mentre per gli under-30 aveva carattere permanente. L’incentivo è stato poi esteso a tutti gli under-35 fino al 2020, con la legge di bilancio di quell’anno. Anche se formalmente eleggibili allo sgravio contributivo, nel corso del 2019 vi è stata quindi una maggiore incertezza normativa riguardo alla disponibilità del bonus per i neoassunti tra i 30-34 anni di età.

L’incentivo, nel 2018, ha contribuito a finanziare la creazione di circa 220mila nuovi rapporti di lavoro. L’importo medio corrisposto per ciascun rapporto di lavoro incentivato è stato di poco superiore ai mille euro per un costo complessivo di circa 234 milioni di euro.

Tabella 1 – Utilizzo dell’incentivo per area geografica, età e settore nella popolazione under-35

Fonte: elaborazione su dati VisitInps

La tabella 1 illustra l’utilizzo del bonus per diverse aree geografiche, fasce di età e settori. Come si può notare, l’incentivo è stato utilizzato soprattutto al Centro-Nord sia in termini assoluti, sia rapportando la spesa totale alla dimensione della forza lavoro, misurata dal monte salari corrisposto ai lavoratori dipendenti privati under-35. La disparità regionale va però interpretata ricordando che, nel corso del 2018, le imprese del Sud hanno potuto beneficiare di altri incentivi all’assunzione non cumulabili, ma più generosi del bonus giovani (in particolare, l’incentivo per le imprese del Mezzogiorno comportava una riduzione dei contributi previdenziali dei neoassunti a tempo indeterminato fino a un massimo di 8 mila euro su base annua, senza condizionalità relative all’età dei beneficiari). Vi è inoltre un forte gradiente nell’età in cui il bonus giovani viene utilizzato: vi si fa ricorso in prevalenza per i lavoratori tra i 25 e i 29 anni, mentre l’uso della misura si riduce in fasce di età più giovani e più anziane. Infine, per quanto riguarda la distribuzione per settore, è più utilizzato nella manifattura, anche se quantitativamente la spesa maggiore è concentrata nei servizi. L’intensità di utilizzo è invece più ridotta nelle costruzioni e nel primario.

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Gli effetti del provvedimento sui rapporti di lavoro

Con l’introduzione dell’incentivo nel 2018, ci aspetteremmo che nella fascia di età tra i 30 e 34 anni la creazione di posti di lavoro subisca un incremento in termini relativi, rispetto a quanto si osserva per fasce di età di poco inferiori (che risultavano incentivate anche negli anni precedenti) o di poco superiori (che non hanno mai beneficiato di un incentivo). Per valutare gli effetti del provvedimento abbiamo quindi utilizzato un modello econometrico che confronta l’andamento di varie misure dell’occupazione nel 2018 e 2019 rispetto agli anni precedenti, considerando le differenze tra individui tra i 30 e 34 anni rispetto alle fasce di età 25-29 e 35-39.

La figura 1 a sinistra mostra che il 2018 e 2019 sono stati caratterizzati da una maggiore creazione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato per i nuovi beneficiari del bonus contributivo rispetto al 2017. Dal momento che simili differenze non erano significative nel 2016 rispetto al 2017, possiamo ragionevolmente attribuire all’incentivo giovani l’eccesso di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Le nostre stime suggeriscono che in media siano stati creati circa 4,4 rapporti di lavoro aggiuntivi nel 2018 in ciascun mercato del lavoro e circa 2,5 nel 2019. Rapportando la stima al numero medio di nuovi rapporti di lavoro osservati in ciascun mercato del lavoro, possiamo concludere che l’incremento sia stato di circa il 5 per cento nel 2018 e di circa il 3 per cento nel 2019; il calo nel secondo anno potrebbe essere legato alla maggiore incertezza normativa che lo ha caratterizzato.

Figura 1 – Effetti dell’incentivo sui nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato e determinato nella popolazione tra i 30 e i 34 anni

Fonte: elaborazione su dati VisitInps

Il pannello di destra, invece, prende in considerazione il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo determinato. Possiamo notare come non vi siano differenze significative nel numero di nuovi rapporti creati nel 2016 e 2018 rispetto al 2017. Il risultato sembra escludere la presenza di una sostituzione tra lavoro a tempo determinato e indeterminato per i nuovi beneficiari del bonus. Nel 2019 si può notare però un incremento di circa il 5 per cento nelle assunzioni di lavoratori a tempo determinato. È un risultato di più difficile interpretazione e può forse essere legato all’entrata in vigore del cosiddetto “decreto dignità” nel corso del 2018 che, introducendo clausole più stringenti alla loro durata massima, potrebbe aver avuto un effetto asimmetrico nella creazione di lavoro a tempo determinato per fasce di età diverse.

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La figura 2 mostra la dinamica delle cessazioni di rapporti di lavoro. In questo caso, non è possibile rilevare differenze significative in anni diversi, il che suggerisce che non vi sia stata una sostituzione di nuovi rapporti di lavoro incentivati con rapporti di lavoro preesistenti. Nel pannello di destra calcoliamo le differenze nel numero di giornate lavorate tra gli individui nella fascia di età 30-34, rispetto a individui in fasce di età attigue. Poiché la variabile dipendente del modello è espressa in logaritmo, possiamo interpretare la stima puntuale direttamente come un effetto percentuale. Dai risultati, si può notare come non vi siano differenze significative nel numero di giornate lavorate tra il 2016 e il 2017, mentre a partire dal 2018 le giornate lavorate crescono significativamente per i nuovi beneficiari del bonus contributivo, con un aumento dell’1,3 e del 3 per cento rispettivamente nel 2018 e 2019.

Nel complesso, possiamo quindi concludere che l’incentivo ha comportato non solo un aumento nella creazione di rapporti di lavoro stabili, ma anche una effettiva crescita dell’occupazione per la fascia d’età interessata dall’incentivo. Il risultato è legato all’inconsistenza di fenomeni di sostituzione di rapporti di lavoro incentivati ad altre tipologie di lavoro, e a un corrispondente effetto nullo sulle cessazioni. Gli effetti occupazionali positivi sembrano inoltre crescenti nel tempo, un risultato probabilmente attribuibile alla maggiore stabilità dei nuovi rapporti di lavoro incentivati.

Figura 2 – Effetti dell’incentivo sulle cessazioni di rapporti di lavoro e sulle giornate lavorate nella popolazione tra i 30 e i 34 anni.

Fonte: elaborazione su dati VisitInps

Un provvedimento efficace

La coesistenza di più riforme nel corso degli anni analizzati rende difficile una valutazione del tutto priva di incertezze interpretative. Alla luce dei risultati riportati, possiamo comunque concludere che l’effetto del bonus giovani sulla dinamica dell’occupazione, soprattutto per quanto riguarda la creazione di lavoro a tempo indeterminato, è stato complessivamente positivo. L’efficacia di questo provvedimento sembra però ridursi nel corso del 2019: eccessivi vincoli per l’accesso al bonus e l’incertezza normativa potrebbero aver reso meno efficace il provvedimento.

I risultati del nostro studio suggeriscono che le misure di de-contribuzione finalizzate a incentivare l’assunzione di giovani possono essere un efficace strumento di politica economica per favorirne l’occupazione. Occorre però anche sottolineare che i costi complessivi di simili interventi sono rilevanti. E occorre prestare attenzione alle tempistiche di attuazione e alla chiarezza del quadro normativo, evitando soprattutto che le misure abbiano efficacia retroattiva, in modo da influenzare più incisivamente il comportamento delle imprese.

* Questo contributo è apparso contemporaneamente anche sul Menabò di EticaEconomia.

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  1. Savino

    La società di oggi non dimostra di credere nelle abilità e nel talento dei giovani, nè come laureati magistrali, nè come manodopera qualificata. C’è un chiaro ed evidente pregiudizio nei confronti dei giovani, che le donne vivono addirittura come duplice pregiudizio. Chi opera nell’economia e nel mondo del lavoro e delle professioni dovrebbe prestare maggiore attenzione a determinate fasce d’età, invece prevalgono egoismo generazionale e solidarismo corporativistico, che diventano gli impedimenti maggiori alla crescita, alla rinascita e al progresso. Credo il nocciolo del problema sia sociologico e antropologico.

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