Il presidente Usa ha affidato a Kamala Harris il capitolo migranti. E alcune dichiarazioni della vicepresidente sono sembrate in contrasto con un effettivo mutamento di rotta rispetto agli anni di Trump. Ma diversi interventi segnalano il cambiamento.

Il primo viaggio di Kamala Harris

Come suo primo viaggio all’estero la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris ha scelto una visita in Guatemala. La questione dei migranti latino-americani che cercano di entrare negli Stati Uniti attraversando il confine meridionale con il Messico è infatti centrale nella politica interna Usa. E l’obiettivo a lungo termine affidato da Joe Biden alla sua vice è quello di gestire e cercare di risolvere le cause principali alla base dei flussi migratori. In una conferenza stampa, Harris ha affermato in modo perentorio che l’attuale governo americano contrasta l’immigrazione illegale, ha ricordato che esistono modi legali per entrare negli Stati Uniti e che il governo continuerà a difendere i propri confini. Ad un certo punto, Harris si è rivolta direttamente ai migranti e con tono deciso ha detto loro: “Do not come. Do not come” (Non venite. Non venite).

Le dichiarazioni di Harris sono state ampiamente commentate, anche in Italia: alcuni giornali ne hanno decontestualizzato le parole, mentre alcuni politici, in particolare quelli del centro-destra, le hanno usate per criticare le posizioni della sinistra italiana sulla politica migratoria.

Qual è dunque la lettura che si può dare alle parole di Harris? Possiamo dire che “Ora parla come Trump”, come ha sottolineato sul suo blog Giorgia Meloni, oppure la nuova amministrazione americana ha modificato alcuni aspetti della politica migratoria statunitense dopo i quattro anni di Donald Trump alla Casa Bianca?

Il confine americano

Durante la campagna elettorale, Biden aveva detto chiaramente che, se fosse diventato presidente, avrebbe avviato un nuovo approccio politico all’immigrazione e un cambiamento alle modalità con cui gli Stati Uniti fanno fronte ai flussi. Dopo la sua elezione, il tema è stato assegnato alla sua vice Kamala Harris.

Il viaggio in Guatemala e in altri paesi del Centroamerica è stato organizzato in risposta alla crescente pressione dei migranti sul confine tra Stati Uniti e Messico. Negli ultimi mesi il numero degli ingressi illegali negli Usa è cresciuto rispetto all’anno scorso per varie ragioni. La posizione più morbida in tema di immigrazione dell’amministrazione Biden rispetto a quella precedente, per esempio, potrebbe aver spinto molti a muoversi. Inoltre, gli spostamenti dei migranti sono ripresi dopo la forte riduzione nel 2020, a causa del coronavirus.

Come si è mossa l’amministrazione Biden

La prima decisione, dal valore ampiamente simbolico, dell’amministrazione Biden sul tema è stata la revoca dello stato di emergenza nazionale proclamato da Trump in risposta alle pressioni migratorie al confine con il Messico. In questo modo, è stata bloccata la costruzione del muro e i fondi nazionali destinati al progetto – a eccezione di quelli stanziati direttamente dal Congresso – sono stati riassegnati.

A inizio febbraio, con un ordine esecutivo, Biden ha cancellato la norma che permetteva di separare i bambini stranieri dalle loro famiglie, una volta entrati nel territorio americano. La pratica, introdotta ufficialmente nel maggio 2018 e voluta da Trump come strumento di deterrenza all’immigrazione illegale, in realtà veniva già utilizzata in modo non ufficiale dall’anno precedente ed era stata poi ampliata, nonostante alcuni progetti pilota ne avessero evidenziato le difficoltà nel tracciare gli spostamenti degli individui in vista di una futura riunificazione delle famiglie, come riportato dalla Commissione di giustizia della Camera dei rappresentanti. La stessa commissione ha affermato che più di 2.500 bambini migranti sono stati divisi dalle proprie famiglie senza alcuna necessità.

Con lo stesso ordine esecutivo, Biden ha perciò deciso la creazione di una task force per favorire la riunificazione di queste famiglie.

Il 24 febbraio Biden ha rimosso il blocco alle emissioni della green card, il permesso di soggiorno che consente di risiedere e lavorare permanentemente negli Stati Uniti. Lo stop, sempre voluto da Trump, era stato motivato con la necessità di proteggere il mercato del lavoro interno duramente colpito dalla pandemia. Nell’aprile del 2020, infatti, il tasso di disoccupazione statunitense ha toccato il 14,7 per cento, un livello che non si raggiungeva dal 1941.

Sospeso era pure il rilascio dei visti temporanei per molti lavoratori stranieri, anche qualificati, a meno che non rispondessero a un interesse nazionale, come gli operatori sanitari. Scaduta il 31 marzo 2021, questa norma non è stata rinnovata da Biden, diversamente da quanto aveva fatto Trump il 31 dicembre 2020.

Il 3 maggio il presidente ha aumentato il limite massimo di rifugiati accolti ogni anno negli Usa, dopo uno stallo iniziale che aveva portato al mantenimento del livello imposto dall’amministrazione Trump e a qualche polemica interna. La soglia è ora salita da circa 15 mila a 62.500 persone.

Il 6 giugno è stata cancellata la norma introdotta dall’amministrazione Trump che obbligava i richiedenti asilo ad aspettare in Messico l’esame della loro richiesta da parte delle autorità statunitensi. La legge, dal titolo ufficiale Migrant Protection Protocols ma soprannominata Remain in Mexico, era stata sospesa da Biden all’inizio del suo mandato presidenziale. Dal 19 febbraio, 11.200 richiedenti asilo in attesa di un verdetto sono così potuti entrare negli Stati Uniti.

Nel tentativo di comunicare direttamente con i migranti, da gennaio il governo americano ha comprato oltre 17 mila spazi pubblicitari in otto lingue diverse nelle stazioni radio di Brasile, El Salvador, Guatemala e Honduras, per disincentivare i migranti a usare i canali illegali dell’immigrazione. Il viaggio di Harris è servito a trasmettere di persona lo stesso messaggio, ma non sembra aver avuto grande successo, almeno per ora: i flussi migratori restano molto intensi e sono superiori rispetto all’anno scorso.

In pochi mesi Biden ha dunque modificato molti aspetti della gestione della politica migratoria statunitense, definendo norme meno severe e allontanandosi da una narrazione conflittuale del confine meridionale, coltivata invece con forza da Trump. È probabile che il governo americano dovrà intervenire di nuovo per fronteggiare aspetti emergenziali dei flussi migratori. Ma la proposta di un progetto legislativo per creare un percorso di otto anni che permetta agli immigrati che vivono negli Stati Uniti di ottenere la cittadinanza lascia intendere che il programma di Biden ha un ampio orizzonte temporale.

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