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  1. Enrico de Waal Rispondi
    Creare maggiore occupazione oggi in Italia passa attraverso una serie di azioni concatenate una all'altra. Prima di tutto occorre che le aziende possano riscuotere dallo stato i loro crediti accumulatisi nel tempo, poi spingere gli imprenditori ad aumentare il patrimonio delle proprie aziende attraverso politiche fiscali convenienti e terzo fare in modo che le banche tornino ad affidare le aziende. Sul fronte lavoro occorre prevedere un periodo di due-tre anni dove tutti i paletti e i vincoli oggi presenti nei contratti a tempo determinato, somministrazione, apprendistato vengono sospesi. (vedi per esempio le causali nella somministrazione) Al termine di questo periodo la disoccupazione sarà scesa ai livelli pre-crisi e si potrà tornare a ragionare sul riordino dei diversi contratti in un'ottica comunque di semplificazione.
  2. Fabio Franchino Rispondi
    Caro Marco, Caro Massimo, leggo in ritardo, ma con interesse, il vostro lavoro. Sebbene non sia un economista del lavoro, la vostra tesi secondo la quale 'le riforme del mercato del lavoro non aumentano il livello dell’occupazione' mi lascia perplesso, almeno da un punto di vista teorico. Limitiamoci alle assunzioni, in questo caso la decisione aziendale consiste in 1) assumere un nuovo collaboratore oppure avvalersi in misura maggiore dei collaboratori esistenti tramite, ad esempio, gli straordinari; se l'azienda opta per la prima opzione, la seconda scelta sarà 2) quale tipo di contratto offrire al nuovo collaboratore. Voi ritenete, da tempo, che le riforme hanno un impatto solo sulla seconda scelta, cioè sulla 'composizione dei flussi di entrata', e non sulla prima. Per quale strano motivo, la scelta di assunzione o meno (e quindi, a livello aggregato, il livello di occupazione) è immune, ceteris paribus, dalla regolamentazione del mercato del lavoro? Se una riforma cambia la 'convenienza relativa per gli imprenditori di utilizzare un contratto di lavoro piuttosto che un altro', perchè non cambia anche la 'convenienza relativa di instaurare un nuovo contratto di lavoro rispetto al non avvalersi di per nulla di nuovi collaboratori, esigendo invece maggiore produttività da quelli già occupati'? Mi rendo conto che ci sono costi legati alla ricerca e alla stipulazione del contratto in questo caso, ma mi sorprende che la normativa sia, ceteris paribus, irrilevate.
  3. ING Rispondi
    è sempre fantastico leggere questi commenti: le riforme del mercato del lavoro non incidono sulle assunzioni...e tutta la grancassa propagandistica fatta, i sindacati (gialli) plaudenti, la FIOM esclusa? non ci sono parole, in italia è rimasta solo la propaganda.
  4. Claudio Cavaliere Rispondi
    Mi ha sempre intrigato quella definizione della Legge 92/2012 "riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”.....almeno dal punto di vista dell'interpretazione letterale o, addirittura, grammaticale. Quella preposizione semplice "in" cosa voleva significare? Che la prospettiva di crescita era già visibile, e quindi la riforma del lavoro serviva a supportarla? Che qualora si fosse aperta una prospettiva di crescita, la riforma del lavoro era lì pronta a sostenerla? Certamente da un punto di vista letterale e grammaticale non si poteva interpretare che la riforma servisse e creare la crescita, altrimenti sarebbe "per" una prospettiva di crescita e non "in" una prospettiva di crescita. Carissimi miei, da lì, ovvero dal titolo della norma, ho capito che c'era la fregatura.
  5. alberto lanza Rispondi
    Sono assolutamente d’accordo con gli autori. La tanto criticata riforma fornero i suoi obiettivi principali ovverosia contrastare il lavoro precario (parasubordinato in luogo di quello dipendente e subordinato fintamente intermittente prima del nuovo obbligo comunicativo della chiamata) e agevolare la flessibilità in uscita attraverso l’eliminazione del cappio della reintegra, pare sia in grado di raggiungerli. In attesa maturino i tempi per l’introduzione di un contratto unico o prevalente a tutele graduali, le due leve su cui si dovrà agire per stimolare la domanda, credo, siano quelle della riduzione del cuneo fiscale e della rimodulazione delle regole in materia di contratti a termine, agendo sul versante della mitigazione o eliminazione degli intervalli temporali da compensare con quel meccanismo punitivo/premiale di versamento/restituzione del contributo aggiuntivo che, a mio parere, merita un approfondimento.