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  1. Alessio Calcagno Rispondi
    Il Giappone non cresce perché in 20 anni non ha liberalizzato un bel niente. Sistema rigido ed economia basata su grandi agglomerati industriali. Secondo me la BoJ ed Abe hanno come vero obbiettivo di inflazionare il debito con una popolazione che invecchia ed una economia che stagna. Essendo il debito detenuto in larga parte da Giapponesi, i mercati non dovrebbero spingere i tassi di interesse troppo in alto.
  2. Piero Rispondi
    Con il controllo bancario da parte della Bce chiudiamo il cappio al collo alle imprese italiane, pensate che anche i tedeschi diranno alle nostre banche a chi potranno dare i soldi; e' il momento che i nostri economisti si svegliano dal torpore e alzino la voce se vogliono salvare l'Italia!
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Le banche italiane non prestano denaro a imprese e famiglie, non perchè non ne ricevono dalla BCE, ma perchè hanno poca fiducia e la maggior parte di imprese e famiglie che si rivolgono agli istituti di credito per un prestito/mutuo/fido lo fanno non per investire ma per carenza di liquidità attuale derivante dalla recessione e dato che le sofferenze bancarie sono quasi triplicate in due anni le banche sono molto più esigenti oggi nella concessione di prestiti, d'altronde basta guardare ai loro bilanci. Se la BCE offrisse denaro al sistema bancario a tasso 'zero' non cambierebbe granchè. Sulla Germania poi non capisco perchè si debba puntare il dito sul governo tedesco che fa, a ragione, gli interessi dei loro cittadini, non di noi italiani (o di altri Paesi) a cui dovrebbe pensare il nostro governo. A Bruxelles siedono in 17 (o 27) capi di stato (o governo) e ognuno ha un potere di voto pari agli altri, ovvero il rappresentante del Lussemburgo conta quanto quello della Germania. Anche all'interno della BCE i tedeschi non hanno la maggioranza tant'è che l'anno scorso è passata la linea Draghi osteggiata il più possibile dalla Bundesbank. Se poi il nostro premier attuale (ma ci aggiungerei anche il predecessore) condivide la linea dell'austerity occorre prendersela con il nostro governo, non con quello tedesco! Rammento che alla firma del Fiscal Compact Gran Bretagna e Repubblica Ceca non lo sottoscrissero mentre noi lo abbiamo ratificato in 'quattro e quattr'otto' senza alcun dibattito in Parlamento e in grande maggioranza, come pure il pareggio di bilancio in Costituzione.
  3. antonio gasperi Rispondi
    il prof. Monacelli analizza la svolta della BoJ secondo la recente interpretazione della trappola della liquidità di Krugman che in un modello dinamico considera un'alta propensione a risparmiare oggi per poter mantenere domani, quando il reddito sarà più basso, gli stessi livelli di consumo. l'articolo però nelle conclusioni non tiene conto del terzo elemento della politica monetaria giapponese, ossia del qualitative easing che - spostando gli acquisti sui titoli più rischiosi - in carenza di reali prospettive di profitto che arriveranno solo da una spinta esogena alla domanda, potrebbe alimentare una pericolosa speculazione finanziaria. saluti
  4. Mario Rossi Rispondi
    Il problema non è tanto il calo dei prezzi in sé, ma dei redditi nominali attesi, che a sua volta causa un crollo del tasso d'interesse di mercato (o "naturale") in quanto ci si attende una carenza di investimenti proficui. Sono d'accordo con lei che la "deflazione" causata da innovazioni tecniche o similari non vada contrastata, ma in tal caso non c'è un effetto sulla domanda aggregata ma solo sulle condizioni dell'offerta. L'attività della banca centrale *non* contrasta le variazioni dei prezzi relativi, (soprattutto quando essa si ispira ad una regola attendibile e consolidata): la politica monetaria è quasi interamente neutrale da questo punto di vista, fatti salvi ovviamente gli effetti sull'attività economica in generale. (Esistono ovviamente degli effetti secondari - se una banca centrale acquista determinate attività finanziarie nell'ambito della politica monetaria, ad esempio mutui o titoli di debito, potrebbe avere un peso in quei particolari mercati - ma sono trascurabili e peraltro meglio collocabili tra gli effetti insiti in qualsiasi politica governativa.)
  5. LenGrenden Rispondi
    Oltre un decennio di tassi nominali a 0% e il cavallo non beve, ora una politica
  6. Walter Rispondi
    Apprezzo la chiarezza dell'articolo ma vorrei fare alcune considerazioni. L'articolo parte dal presupposto che la politica monetaria possa e debba reagire alle aspettative dei consumatori sui prezzi futuri. Parto dal secondo paragrafo: perchè la politica monetaria deve reagire ad una aspettativa di futuro calo dei prezzi? Nell'economia continuamente alcuni prezzi calano (per innovazioni di processo, per esempio) e altri si alzano (perchè la domanda aumenta e l'offerta non si adegua abbastanza velocemente). Se l'effetto complessivo su un paniere Istat di prezzi è negativo, perchè la politica monetaria deve contrastare tale tendenza? Non è un controsenso intervenire su fenomeni specifici (cali e aumenti di prezzi di particolari prodotti) con uno strumento generico (il tasso d'interesse fissato dalla BC?). Il pessimismo non è "sull'attività economica futura" quanto sul rendimento di un certo settore. Il calo dei prezzi in quel settore dà un segnale importante (non investite qui e cercate sostituti) che l'attività della banca centrale contrasta, ritardando la ricollocazione degli investimenti su settori più produttivi e innovativi. Faccio un esempio: esiste un solo settore, quello dei trasporti. Secondo questa visione (mainstream purtroppo) la banca centrale deve contrastare (abbassando i tassi) l'introduzione dei treni a vapore perchè, essendo un mezzo più efficiente, comporta un calo dei prezzi nel settore, finora dominato dalle carrozze a cavalli.
  7. Maurizio Dattero Rispondi
    Staremmo peggio. Noi avevamo la Lira, non la Sterlina.
  8. Marco Di Marco Rispondi
    A essere schematici, la Banca Giapponese vuole sostituire parte del debito pubblico (quasi-moneta) con base monetaria, cioè titoli con rendimento reale negativo (pari al tasso di inflazione atteso). In questi casi la moneta 'scotta' e tutti dovrebbero desiderare di liberarsene al più presto, finanziando direttamente o indirettamente gli investimenti. Il tutto può essere reso inefficace da: (1) una domanda attesa di beni e servizi insufficiente a stimolare gli investimenti reali; (2) un tasso di utilizzo della capacità produttiva molto basso (le imprese fronteggerebbero gli eventuali aumenti della domanda aggregata con lo stock di capitale esistente più che con nuovi investimenti); (3) aspettative del tipo "trappola della liquidità", che portano il pubblico a detenere cautelativamente qualunque ammontare di base monetaria. Uno stimolo della domanda reale, per esempio attraverso un aumento dei salari reali, una riduzione di imposte redistributiva, mi sembrano necessari per complementare la manovra monetaria.
    • Mario Rossi Rispondi
      Se la moneta "scotta" e gli agenti desiderano sbarazzarsene, questo si traduce di per sé in un aumento di domanda (almeno in senso nominale) per beni di nuova produzione e servizi! (A prima vista, si può anche usare la moneta per fare transazioni su beni esistenti, però questa è una partita di giro: la moneta finisce in mano ad un altro agente, ma continua a "scottare" finché la domanda di saldi monetari da parte degli agenti non si adegua alla massa monetaria effettivamente in circolazione.) Quindi le obiezioni da lei riportate non sembrano reggere ad un esame accurato. Il vero "problema" (se si può usare questo termine) delle politiche seguite finora in Giappone è che la creazione di massa monetaria non è stata davvero "permanente", se non per una frazione assolutamente inadeguata. E in effetti, lo dimostra il fatto che la banca centrale giapponese avesse persino alzato i tassi a causa di una previsione di spinte inflazionistiche (che nel caso specifico significava inflazione maggiore dello 0 o 1%...). Ora questo conservatorismo estremo è acqua passata, e dovremo esaminare con attenzione gli effetti di questa manovra, tenendo anche conto che il paese ha una situazione molto peculiare in merito al debito sovrano.
  9. Andrea A Rispondi
    A mio avviso tale manovra, indipendentemente dal risultato, arriva troppo tardi e non è che l'ultima spiaggia del Giappone. Tale manovre hanno come principale scopo la svalutazione dello Yen. La bilancia commerciale è incredibilmente negativa (gli enormi surplus sono quelli che hanno permesso la creazione di risparmi e il finanziamento del 95% dell' enorme debito), si va verso una strada di minori risparmi e maggiori tassi in futuro. Il giappone dovrà presto rivolgersi ai mercati esteri. I cinesi sono li che aspettano.
  10. Maurizio sbrana Rispondi
    Possono fare tutte le manovre che vogliono...La situazione non cambierà fintantoché i governi non capiranno che devono fare Riforme Fiscali redistributive, che spostino il prelievo dalle fasce meno abbienti a quelle più benestanti. Ciò creerà automaticamente un aumento dei consumi, e quindi della produzione e quindi di nuove entrate fiscali, cioè il famoso circolo virtuoso dell'economia. Mi sembra che tutto ciò non sia impossibile ad attuarsi, ovviamente se c'è la volontà politica...
  11. marco Rispondi
    Le politiche di quantitative easy non sono altro che uno scambio tra riserve monetarie e titoli _ Creano euforia sui mercati azionari in quanto garantiscono alle banche liquidità, ma non generano inflazione...Il punto è un altro; per quale motivo le banche dovrebbero mettersi a prestare soldi? La BCE ha già agito in questa direzione e i risultati non ci sono stati - Se vogliamo ottenere risultati postivi e una proficua moderata inflazione lo stato deve creare occupazione attraverso la creazione di moneta e incidere pesantemente sulla domanda aggregata - Solo aumentando le vendite e il PIL le aziende troveranno sollievo e le banche, confortate dall'evoluzione positiva del ciclo economico ricominceranno a fare il loro mestiere.
    • Piero Rispondi
      La Bce non ha agito in tale direzione, ha solo evitato il default delle banche che non ottenevano più credito; il problema sta nella causa della crisi, il debito pubblico, o si sostiene il debito pubblico o non se ne esce, non si può pagare il debito pubblico con moneta buona e quindi si deve pagare con quella cattiva, come alla fine e' sempre successo nel passato. Volere pagare il debito pubblico con la politica fiscale è solo da suicida, la politica fiscale è una politica redistributiva.
  12. enzo Rispondi
    Il problema è sempre lo stesso: i cavalli sono al fiume ma non li si può costringere a bere. Comunque dubito che i giapponesi si limitino al quantitative easing: senza investimenti pubblici e redistribuzione del reddito sarebbe una politica zoppa.
  13. Piero Rispondi
    Solo la Germania si ostina con la rigidità della politica monetaria, perché loro hanno il principio dei compitini a casa propria, invece con la politica monetaria espansiva si attua una politica di solidarietà indolore tra gli stati. Ripeto da mesi che da questa situazione non si esce se la Bce, immediatamente, non attua una politica monetaria espansiva con strumenti non convenzionali, annunci un programma di acquisto titoli di tutti i paesi euro, naturalmente proquota, di almeno 500 mld annui per un decennio, naturalmente senza sterilizzar e gli effetti; con tale azione ritorna la fiducia e la tranquillità tra gli enti finanziari che non avranno più paura dei debiti statali, non si avranno più le minusvalenze sui bilanci bancari, ritorna fluido il mercato interbancario, ritorna il credito alle imprese ecc; certo i danni dell'attuale politica sono stati fatti, le aziende che hanno chiuso non riapriranno, i morti non resusciteranno, ma si può sperare in un futuro; se non vi saranno questi provvedimenti l'uscita dall'euro e' inevitabile; Prodi, oggi sul Sole24ore, incolpa la Lady di ferro di avere contribuito a questa crisi, gli ricordo invece se avesse aspettato come l'Inghilterra ad entrare nell'euro, oggi non avremmo avuto tale scenario tragico.
  14. Federico Rispondi
    Non è chiaro se la deflazione possa essere battuta con la politica monetaria; L'eccessivo stimolo fiscale e l'austerità differita (N.B.) possono rendere il debito insostenibile, e le riforme-componenti strutturali di Abenomics son vaghi. Inoltre, le tensioni con la Cina su rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Orientale possono influenzare negativamente commercio ed investimenti esteri diretti.
  15. giuseppe ardizzone Rispondi
    potrebbe essere necessario , per stimolare la domanda interna , aumentare salari e stipendi. Questo da un lato può intaccare la competitività ma è controbilanciato dalla politica di quantitative easing.
  16. Federico Rispondi
    Noto con piacevole interesse che dopo anni, (da fine anni '90 fino al 2008), dove la base monetaria non veniva presa minimamente in considerazione oggi si ritorna a fare politica monetaria guardando prepotentemente a questo indicatore!!! Potrebbe essere questa la via d'uscita dalla crisi e un nuovo modo per prevenire le crisi future?
  17. Marcello Novelli Rispondi
    Aumentare la base monetaria ho poco effetto se i soldi si fermano nella parte "alta" dell'economia e non raggiungono i consumatori. Bisogna trovare un modo per mettere in mano ai consumatori il nuovo denaro cosi' che possano spenderlo e generare consumi e inflazione. Tempo fa avevo proposto all'UE di stampare moneta e distribuirla in modo democratico a tutti i cittadini (una cosa del tipo 10.000 Euro a testa). Questo potrebbe ridurre il debito privato e rilanciare i consumi.
    • raf Rispondi
      Come la metti col principio della neutralità della moneta nel lungo termine? Non sei il primo che ha avuto questa idea, ricordo un certo John Law..
    • walter Rispondi
      Ma questo è esattamente il tipo di politica monetaria neutrale. La politica monetaria ha effetti (in senso positivo o negativo, a seconda di come la vedi) quando "entra in una parte specifica dell'economia" (es: settore bancario, edilizio, automobilistico) che fa investimenti ai prezzi correnti, trascinando con sè altri settori che non si aspettano questi investimenti supplementari. Ma se dai 10mila euro a tutti allora il valore d'acquisto della moneta scende esattamente di quell'ammontare, e i rapporti relativi di scambio nell'economia (si potrebbe dire, i prezzi relativi) non cambiano di una virgola.
      • Mario Rossi Rispondi
        Attenzione, la peculiarità dei fenomeni macroeconomici è data essenzialmente dalla viscosità dei prezzi nominali, che fanno sì che la moneta *non* sia neutrale nel breve periodo. L'esempio teorico del "distribuire moneta a tutti" ha praticamente lo stesso effetto *macroeconomico* della politica monetaria convenzionale. Questo vale anche all'inverso: non c'è bisogno di attuare una politica come quella proposta (che sarebbe ovviamente difficile da gestire, quindi con un serio rischio di inflazione eccessiva e indesiderata), in quanto bastano le politiche convenzionali, eventualmente coadiuvate dal QE come in questo caso del Giappone, e soprattutto sostenute da un impegno credibile e rigoroso in merito agli obiettivi. Quest'ultimo punto è quello che ora sembra essere effettivamente cambiato con la manovra della BOJ.
  18. Giuseppe Spezzaferro Rispondi
    ...è l'euro il più grande esperimento monetario...fino ad oggi
    • Piero Rispondi
      Il più grande fallimento della storia europea, infine quando si abbandonò lo SME, la cosa fu semplice, oggi invece il ritorno alle valute nazionali fa paura, l'unione valutaria e' tenuta dalla paura.
  19. Antonio Buffo Rispondi
    il pezzo "chiave" di quest'articolo: "Ma se le riserve monetarie continuano a rimanere tali, cioè sotto il materasso della banca centrale, il sistema economico fatica a ricevere credito, inducendo solo deboli impulsi alla domanda di investimenti e consumi, e quindi deboli impulsi ai prezzi. Anche questa è una manifestazione perversa della trappola" Non aggiungo altro !