logo


  1. DDPP53 Rispondi
    Ora che è stato pubblicato il Dm possiamo fare qualche considerazione. A mio avviso il centro del provvedimento risiede è l'art.6 comma 6° relativo alle esecuzioni forzate. Alla Legge 24 marzo 2001, n. 89, dopo l’articolo 5-quater vengono inserite disposizioni per bloccare le esecuzioni. Con la scusa di una ordinata (!!!) gestione amministrativa del provvedimento, vengono sospese le esecuzioni forzate dei debiti delle PA sino al termine di vigenza del Decreto. Ormai i privati debitori avevano intrapreso ed erano molto avanti nelle azioni di recupero dei crediti mediante e pignoramenti nei confronti delle PA, con questo provvedimento viene bloccato tutto e le PA respirano per altri due anni. Altro che pagare i debiti! Alla fine questo è un modo per pagare solo i loro cari e far girare somme all'interno della PA allargata: Ferrovie dello Stato e finte società per azioni controllate da Comuni, Province e Regioni. Al termine della partita di giro non resterà NULLA. GRAZIE SENATORE A VITA, GRAZIE.
  2. marco Rispondi
    Negli ultimi 20 anni l'Italia ha dovuto rendere quasi 700 miliardi di euro all'Unione europea a causa dei parametri di Maastrict e dei mantra del debito pubblico e dell'inflazione- Il Giappone e gli U.S.A, paesi dalla moneta sovrana, non pensano minimamente a dover pianificare nessun debito, che se nominato nella propria moneta non costituisce assolutamente un problema e continuano a stampare moneta con deficit dell'8%, 9%,10%. In tre anni le nostre aziende hanno perso all'incirca 500 miliardi a causa della crisi e del sistema Euro, in quanto siamo stati cannibalizzati dalle aziende tedesche. Gli imprenditori hanno incominciato a suicidarsi. Adesso i nostri carnefici, le lobby massoniche e le elite finanziarie europee, sopratutto franco-tedesche, che hanno voluto l'euro per distruggerci concedono il privilegio all'Italietta pizza, mafia e mandolino di pagare i fornitori per 40 miliardi, mossi dal senso di pietà, un'operazione di ordinaria amministrazione che viene presentata come una grande manovra economica strutturale...e la colpa viene data agli enti locali che non riescono a fare quadrare i conti a causa dei continui e improvvisati tagli centrali imposti all'Italia da Bruxelles. Quand'è che gli italiani apriranno gli occhi e si riprenderanno la loro sovranità monetaria e parlamentare?
  3. Amedeo Rispondi
    Cari Rony e Massimo, vi chiederei un chiarimento rispetto al seguente passaggio del vostro articolo: "In molte cessioni pro-soluto il rischio finanziario di ritardato pagamento rimane a carico delle imprese, mentre le banche si accollano solo i rischi di controparte. Se le banche non vengono pagate, le linee di credito a disposizione delle aziende si ridurranno giacché il collaterale nelle loro mani sarà di qualità inferiore, dunque danneggiando le stesse imprese." Da quanto mi risulta, in una cessione pro soluto il cedente (l'impresa) non garantisce al cessionario (la banca) la solvenza del credito da parte del debitore ceduto (la PA). Potreste per favore chiarire meglio perchè le imprese verrebbero danneggiate nel caso in cui le banche cessionarie del credito venissero pagate dalla PA in via subordinata? Grazie mille, Amedeo
  4. Manshoon Rispondi
    Io comincerei dai crediti più bassui, non da quelli più vecchi. La ragione è una sola: penalizzare chi più ha lucrato sulle forniture alla PA è un formidabile incentivo all'efficienza (ho lavorato per fare un "buon prezzo"? Vengo pagato prima).
  5. Federico Rispondi
    Prof. Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi IBL: “Allineando la nostra [vostra NDR io sono fuggito] spesa a quella tedesca, introducendo incentivi che migliorino la qualità dei servizi pubblici e riducendo il debito attraverso una forte politica di privatizzazioni, potremmo risparmiare su base annua 50-60 miliardi di euro, sufficienti ad abolire l’Irap (che ha un gettito pari a 33 miliardi) e tagliare l’Irpef del 10-15%. Naturalmente, occorre anche chiedersi quante delle attività oggi svolte dal settore pubblico debbano cessare:...". Ecco i TEMI da AFFRONTARE. oltre alla commistione politica/economia (v. Zingales). good luck Italy A.D. MMXIII - D.- C.
  6. Dr. Zanigatti Alfredo Rispondi
    Bell'articolo, però gli forse gli autori si riferiscono a cessione "pro solvendo" e non a "pro soluto" se ho ben interpretato il ragionamento. Solo in questo caso infatti il rischio finanziario rimane a carico delle imprese, ovvero i soggetti cedenti, alleggerendo del rischio invece agli acquirenti o soggetti cessionari, ovvero le banche. Giusto?
    • Amedeo Rispondi
      concordo
  7. AM Rispondi
    I prezzi fatti dalle imprese alla PA inglobano usualmente anche una quota di interessi, dati i ritardi normalmente previsti nei pagamenti. Nel Sud poi agli interessi a tassi da usura si unisce anche un premio per i rischi connessi ai pagamenti. Il risultato è una lievitazione dei prezzi applicati. In questi casi, se non si rispetta un ordine cronologico, può accadere che le imprese che hanno fatto le forniture in tempi relativamente recenti beneficino di un immeritato guadagno extra
  8. renato Rispondi
    a me sembra che si stia perdendo troppo tempo. tutti i dubbi sono legittimi ma la gente e' in difficolta', alcune aziende pure , pero' da qualche parte si DEVE iniziare. 'e necessario fare tesoro dell'esperienza che stiamo vivendo ma non vedo nessun tecnico che proponga uno scadenziario possibile di interventi.
    • Antonio Migliorini Rispondi
      Renato, sono assolutamente d'accordo, ma credo che si possa fare in fretta senza per questo commettere ingenuità: se fra un po' di mesi ci accorgessimo che soldi nell'economia reale non ne sono arrivati (abbastanza), sarebbe un ben magro bottino. Se poi si vuol sempre ritardare - vedi anche il rinvio del Consiglio dei Ministri di oggi - non è certo per quello di cui stiamo discutendo noi.
  9. Federico Rispondi
    Buongiorno, analisi condivisibile e puntuale. Ma non si tocca ancora il nodo cruciale: 1) tetto alla spesa 2) razionalizzazione della spesa inefficiente Carlo Stagnaro, inter alia, direttore ricerche e studi dell’IBL: ha dichiarato “ Allineando la nostra spesa a quella tedesca, introducendo incentivi che migliorino la qualità dei servizi pubblici e riducendo il debito attraverso una forte politica di privatizzazioni, potremmo risparmiare su base annua 50-60 miliardi di euro, sufficienti ad abolire l’Irap (che ha un gettito pari a 33 miliardi) e tagliare l’Irpef del 10-15%".
  10. Luigi Di Porto Rispondi
    Ho una domanda per gli esperti. Il debito verso i fornitori è una posta del passivo, così come lo sono i debiti verso i finanziatori, come i titoli di stato. Coprire i debiti verso i fornitori con titoli è quindi un'operazione che non intacca il conto economico e neppure lo stato patrimoniale, non essendo altro che lo spostamento di una cifra da una posta all'altra del passivo dello stato patrimoniale. La domanda è: dove sta il problema, perché si dovrebbero imporre nuove tasse? Mi sfugge qualcosa?
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Da una parte lei ha ragione, si tratta sempre di un debito, ma i debiti della Pubblica Amministrazione verso i 'privati' non rientrano nel conteggio del debito pubblico ufficiale, è una sorta di debito fuori bilancio in un certo senso. Quindi se per pagarlo si ricorresse all'emissione di titoli del debito allora rientrerebbe in questo conteggio con tutti i vincoli imposti dal Patto di Stabilità, mentre aumentando le tasse questo non avverrebbe.
      • Luigi Di Porto Rispondi
        Se ho capito bene lo stato può spremere i fornitori e i cittadini, mentre non può farlo con i suoi finanziatori. Mi sembra che vengano ignorati non solo il buon senso e la giustizia ma anche le regole base della partita doppia. Forse quello che ci serve veramente è un bravo ragioniere.
  11. Fabio Eboli Rispondi
    C'è poi il problema di come e dove reperire le risorse .... oggi si parla sui quotidiani di un aumento dell'addizionale Irpef che, insieme agli aumenti IVA, acconto IMU e Tares (la scelta ai 10 saggi), avrebbe un ulteriore incentivo negativo sui consumi. Non sarebbe il caso di pensare "seriamente" a compensare questi debiti attraverso l'annullamento/riduzione delle prossime tasse da versare da parte delle imprese? Mi sembra la soluzione più innocua e socialmente fattibile (le imprese non avrebbero immediata liquidità ma le banche dovrebbero essere meglio predisposte a concedere crediti).
  12. Antonio Migliorini Rispondi
    Condivido tutto dell'articolo, ma mi rimane un dubbio: siamo sicuri che i soldi finalmente pagati resteranno davvero nell'economia reale e non andranno ad ingrossare i patrimoni personali in Svizzera, Liechtenstein, etc.? Conoscendo i nostri vizi, non bisognerebbe vincolarne l'utilizzo principale ad alcuni scopi (es: pagamento stipendi o debiti scaduti) vietando o consentendo una priorità più bassa ad altre destinazioni (es: rimborso soci)?
    • Andrea Bosi Rispondi
      Credo siamo arrivati all'assurdo di confondere pagamenti e finanziamenti. Stiamo parlando di controparti economiche dovute per prestazioni eseguite mesi (anni) fa. Secondo il Suo ragionamento sarebbe legittimo, per esempio, vincolare una quota del Suo stipendio all'acquisto di beni prodotti in Italia? Il principio è il medesimo. Chi riceve un pagamento dovuto, non un finanziamento o una donazione, deve avere la libertà di disporne come e quando vuole.
      • Antonio Migliorini Rispondi
        Così dovrebbe essere, ma il Paese si è impantanato, i soldi non ci sono più e abbiamo dovuto martellare ovunque si è potuto, dalle pensioni agli esodati, dall'Imu all'Iva, etc. Sincerarsi che i soldi DOVUTI vengano messi a disposizione conciliando utilità individuale e utilità sociale non mi sembra improprio. Del resto, il tema è che le aziende non ce la fanno più, percio non è sbagliato richiedere che restino nelle aziende e nell'economia.
  13. Antonio Migliorini Rispondi
    Condivido tutto dell'articolo, ma mi rimane un dubbio: siamo certi che i soldi finalmente dati alle imprese resteranno nell'economia reale e non andranno a ingrossare i patrimoni personali in Svizzera, Liechtenstein, etc.? conoscendo i vizi italiani, non bisognerebbe vincolarne l'utilizzo a fini prioritari (es: pagamento stipendi e debiti scaduti) e vietarne o dare priorità più bassa ad altri utilizzi (es: rimborso soci)?