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Sei quello che leggi. E in Italia non è un granché

Più di 31 milioni di italiani non leggono nemmeno un libro all’anno. Perché stupirsi allora se il 5 per cento dei cittadini non sa decifrare singole cifre o lettere, il 33 per cento non è in grado di capire una breve frase e un numero ancora maggiore non riesce a decodificare un messaggio orale?
I NUMERI DELLA LETTURA
L’Associazione italiana editori pubblica periodicamente dati assai interessanti sulla situazione italiana.
Si tratta di una fotografia impietosa, tuttavia assai utile, di una dimensione spesso sulla bocca di tutti, ma nell’agenda di quasi nessuno: la cultura.
Due dati sono qui al centro dell’analisi: la percentuale di lettori, variamente definiti, e il numero di pubblicazioni annuali stampate in Italia.
Partiamo con la prima informazione, evidenziata in tabella 1 per il periodo 1998-2011.

Tabella 1

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A noi interessa il numero di persone che, in Italia, al 2011, e al netto della popolazione sotto i sei anni di età, non legge nemmeno un libro: è una cifra importante, poiché si tratta di 31milioni 483mila persone, il 54,7 per cento della popolazione di potenziali lettori. (1)
Per tredici anni, dal 1998, i cittadini che leggono almeno un libro all’anno sono sempre stati ben al di sotto della metà della popolazione. E nel 2011 si osserva addirittura un calo della percentuale di lettori rispetto all’anno precedente.
La tabella 2 mostra l’evoluzione dal 1965.

Tabella 2

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In Italia, la diffusione dell’editoria di massa è coincisa, di fatto, con la nascita della televisione e, nonostante un progresso nelle percentuali, il numero di lettori non ha mai superato la metà della popolazione potenziale.
 
LA DUALITÀ DEL MERCATO DEI LETTORI

Un ulteriore problema riguarda la segmentazione del popolo di carta: una dicotomia secca, in cui non più del 15 per cento dell’intero campione rappresenta i cosiddetti lettori voraci, coloro i quali  leggono almeno un libro al mese.
Potremmo dire che esiste, anche per i lettori, un mercato profondamente duale.
Sul fronte, poi, dell’offerta editoriale, un dato mostra l’altra faccia della medaglia, quasi paradossale. Nel 2011, la miriade polverizzata di case editrici attive (2.225) ha dato alle stampe qualcosa come 63.800 libri, con un +10,8 per cento sui titoli del 2010. Si tratta di 175 libri al giorno.
Il tutto, si badi bene, senza alcun riferimento a ciò che viene pubblicato (vedi tabella 3 per i titoli più venduti del 2011):

Tabella 3

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DEALFABETIZZAZIONE DEGLI ADULTI
Se la prospettiva di comunicazione è tanto desolante, dal punto di vista di chi veicola un messaggio, a rincarare la dose intervengono alcuni dati sul livello di dealfabetizzazione degli adulti scolarizzati, in attesa che escano, quest’anno, i risultati dello studio promosso dall’Ocse (Piaac, Programme for the international assessment of adult competencies).
In Italia, il 5 per cento dei nativi non è in grado di decifrare singole cifre o lettere (alfabetizzazione elementare); il 33 per cento non è in grado di capire o scrivere una breve frase e percentuali maggiori non riescono a decodificare un messaggio orale. (2)
Forse, queste informazioni avrebbero dovuto essere tenute in debito conto nel periodo della campagna elettorale infuocata, con tempeste di messaggi veicolati ogni giorno. Tuttavia, la riflessione finale è mesta: ci si sente un po’ soli nell’universo, ad affidare un messaggio all’etere con la ragionevole certezza che non verrà letto, se non da sparute schiere di minoranze alfabetizzate.
LA LETTURA DEI GIOVANISSIMI
E tuttavia il quadro negativo fin qui esposto è parzialmente mitigato dal recente studio dell’Associazione italiana editori sulla lettura infantile (3). Da esso emerge non solo che bambini e ragazzi leggono più degli adulti, ma che il delta tra i giovanissimi e gli adulti è in crescita. Se nel 1995 la percentuale di lettori adulti che leggevano più di un libro non scolastico in un anno era pari al 38,9 per cento contro il 46,7 per cento delle fascia di età 6-17 anni (+7,9 per cento a favore dei giovani), nel 2012 la distanza percentuale sale a 12 punti (46,0 per cento contro 57,9 per cento). Questi dati non devono comunque indurre ad un facile ottimismo per almeno due ragioni: in primo luogo, perché la percentuale di bambini e ragazzi la cui lettura si limita esclusivamente ai libri scolastici è ancora considerevole, pari al 42 per cento; in secondo luogo, perché se è vero che dagli anni ’90 ad oggi vi è stato un miglioramento dell’attitudine alla lettura dei giovanissimi, si tratta di un processo piuttosto lento: nei 18 anni dal 1995 al 2012, il numero di lettori giovanissimi che legge più di un libro è cresciuto di soli 8 punti percentuali.
Un aspetto interessante da sottolineare emerge dal confronto dei dati di dettaglio sulla lettura dei giovanissimi con quelli che si riferiscono all’uso di internet (vedi tabella 4)
Tabella 4
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Fonte elaborazione da dati AIE 2013

Si può osservare come dai 14 anni in poi la diffusione della lettura diminuisca parallelamente alla crescita dell’utilizzo di internet. Se, per un verso, non è possibile affermare con certezza l’esistenza di un legame di causa ed effetto tra i due fenomeni, dall’altro occorre riconoscere che la correlazione inversa esiste e che il dato offre uno spunto di riflessione più generale. La progressiva flessione della lettura dopo l’adolescenza, ed il successivo crollo in età adulta, sembrano suggerire l’esistenza di forme di utilizzo del tempo competitive – internet è una di esse – rispetto alla lettura, man mano che l’età aumenta. Ciò è vero sia per gli uomini che per le donne, che leggono sensibilmente di più (nel 2012, la percentuale di donne che hanno letto più di libro negli ultimi 12 mesi era pari al 51,9% contro il 39,7% degli uomini) Ed è assai interessante osservare come il fenomeno della flessione della lettura all’avanzare dell’età non sia contrastato – come ci si potrebbe attendere – da una maggiore penetrazione della stessa nelle fasce di età adulte (over 65), quando le persone tornano in possesso di una maggiore disponibilità di tempo libero (vedi Tabella 5). Al contrario, dopo i 14 anni, l’andamento della lettura è inesorabilmente orientato alla decrescita.
Tabella 5 – Persone che hanno letto più di libro negli ultimi 12 mesi
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Fonte Istat
In sintesi, la giovinezza sembra caratterizzarsi come l’età d’oro della lettura. E ciò sembra accadere per una sua forza intrinseca, nonostante tutto: nonostante la spesa per il funzionamento delle biblioteche scolastiche rappresenti solo lo 0,001% della spesa scolastica complessiva, nonostante la spesa media per alunno destinata all’accquisto di libri sia pari a soli 68 centesimi di euro all’anno (4).
(1) I minori di sei anni erano 2milioni 860mila nel 2011, www.istat.it. Si intendono libri che non siano manuali scolastici o di lavoro.
(2) http://www.internazionale.it/opinioni/tullio-de-mauro/2013/01/17/italia-francia-5-a-1/
(3) AIE 2013, L’editoria per ragazzi in sintesi, in www.aie.it
(4) Antonio Monaco, Il buco nero delle biblioteche scolastiche, AIE-Ediser 2003 (in www.aie.it)

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14 commenti

  1. aldo

    tristezza… Personalmente rovino la media, con 42 libri letti nel 2012

  2. Magari l’associazione editori potrebbe cominciare a fare lobbying contro la legge ad hoc che impedisce ad amazon.it di fare sconti sui libri.

  3. serlio

    Una legge scellarata sull’editoria ha impedito che gli italiani potessero avvalersi degli sconti di amazon che parzialmente, molto parzialmente, restituivano potere d’acquisto al consumatore/lettore, in quanto dalla introduzione dell’euro il costo dei libri è pressochè raddoppiato, come molte altre merci d’altronde, ma gli unici che non hanno compreso questo sono stati i politici (chissa per quale ragione?)
    Già si leggeva poco prima dell’euro, ma ora a costo raddoppiato (o se preferite a potere di acquisto dimezzato) è logico che si legga ancora meno!
    E sono stati proprio gli editori a fare lobbyng nei confronti di quei geni di politici per avere una legge contro la libera concorrenza……. lungimiranti, molto lungimiranti questi editori

  4. Renzo

    Non solo libri… esistono periodici che hanno la consistenza di un libro e a volte sono anche più impegnativi: rientrano nel computo?

  5. Angelo Rinaldi

    Il punto è la sostanziale assenza di comunicazione: «ci si sente un po’ soli nell’universo, ad affidare un messaggio all’etere con la ragionevole certezza che non verrà letto, se non da sparute schiere di minoranze alfabetizzate».
    Una soluzione rischia di essere la semplificazione, che però è molto spesso banalizzazione. Quindi comunicazione parziale o comunque assente, appunto. Un serpente che si morde la coda.
    A un uso scorretto dei televisori si è aggiunto l’uso scorretto dei computer, il cicaleggio dei social network sta inglobando ogni cosa.
    Mestamente, ma anche realisticamente: perché il futuro prossimo dell’Italia dovrebbe essere roseo?

    • Car Po

      concordo: usare superficialmente tv e computer è, secondo me, un problema di mancata educazione. Io ne sono un esempio, ahimè, e mi sforzo per migliorarmi.
      L’abitudine alla passività di fronte alla tv o alla superficialità su internet è dannosissima: per questo serve un’educazione periodica, anche in età adulta.

  6. Ogni volta che leggo queste statistiche mi pongo sempre la medesima domanda: ci sono persone che, per diversissime ragioni, comprono pochi libri ma ne leggono tanti prendendoli in prestito dalle biblioteche comunali, chi li conteggia? Faccio riferimento alla biblioteca comunale della mia città che è molto frequentata anche perchè è molto attrezzata , ben fornita, aggiornata e funzionabilissima; insomma c’è qualcunio che rileva quei lettori?.

    • Francesca

      Il numero dei lettori è rilevato dal questionario Istat in considerazione della quantità dei volumi fruiti, non acquistati. Pertanto, l’utente della biblioteca che prende in prestito dei libri, se intervistato, risponderà sulle sue letture, non sui suoi acquisti. Comprare un libro, infatti, non significa necessariamente leggerlo (può anche essere semplicemente regalato). Così come il non comprarlo, non preclude la possibilità all’individuo di essere inserito nella categoria di lettori.

  7. Daniele Chiarelli

    Che i bambini leggano e dall’adolescenza si faccia altro (semplifico) è un dato consolidato da decenni, confermato anche dall’esperienza scolastica: è più facile far leggere cinque romanzi in un anno a un/una quindicenne che a un/una diciiottenne. IMHO, si dovrebbe fare molto di più per favorire la diffusione e lo scambio di libri in formato digitale che attualmente, causa DRM, è faticosissimo.

  8. Umbe

    Magari una minima pensata sulla qualità’ delle letture…potrebbe essere un dato per i futuri rilevamenti…
    Umbe

  9. Fabio Volo in testa… poveri noi…

    • Maria

      Mi sembra più preoccupante Scola al secondo posto. Certo, immagino che quei 30 centesimi facciano la differenza.

  10. elisa

    ma si considerano i libri letti presi in prestito in biblioteca?

  11. andrea

    Forse “L’Associazione italiana editori” non è una fonte molto imparziale per una statistica di questo tipo. A me risulta che da diversi anni il numero di pagine “HLML” che vengono aperte e consultate sia costantemente in aumento. Ovvio che questo genere di lettura toglie tempo e spazio alle fonti di informazioni più classiche. Pur leggendo pochissimi libri e quotidiani mi ritengo un discreto lettore (anche in inglese) parecchio informato e dubbioso sulla imparzialità di molte testate giornalistiche.

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